Il Ddl Sicurezza e il rischio dei bambini invisibili nell’era della pedo-pornografia

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Nell’era della pedofilia online e degli abusi sui minori, fa temere il peggio una norma del Ddl Sicurezza sui figli di immigrati. L’allarme di Cgil e associazioni volontariato. I dati di Telefono Arcobaleno sul pedoporno

Dopo le polemiche sul Ddl Carlucci , scoppia un’altra cocente querelle: quella sui “bambini invisibili”, un allarme lanciato da Cgil e associazioni volontariato. Migliaia di figli di immigrati potrebbero rimanere senza identità e sottratti all’anagrafe.

Nel disegno di legge sulla sicurezza non c’è alcun divieto di iscrizione all’anagrafe per i figli dei clandestini – risponde il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovanoin base alla norma contestata per lo straniero in posizione irregolare l’assenza di permesso di soggiorno inibisce solo di ottenere il rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni e altri provvedimenti di suo interesse. Nessun articolo e nessun comma, invece, gli inibisce di dichiarare la nascita di un figlio”.

Tuttavia, l’allarme diventa più esplosivo, se letto alla luce dei rischi che possono correre i “bambini invisibili”.

L’Italia infatti, secondo recenti denunce del Telefono Arcobaleno , è al centro del traffico criminale pedofilo: il nostro paese è al quinto posto nel mondo per utenza pedofila su internet.

Ciò si traduce nel fatto reale che tante persone in Italia acquistano o scambiano immagini e filmati di bambini già vittime – chiarisce Giovanni Arena, Presidente di Telefono Arcobaleno – questo non mette in sicurezza però i nostri figli, se consideriamo che la pedofilia on line è mera manifestazione sul web di ciò che è un’ allarmante realtà riscontrabile, come dagli ultimi tristi fatti di cronaca, anche nelle strade del nostro Paese. “Una piaga devastante come l’ha definita l’On. Saltamartini, evidenzia Arena, che chiede di essere interpretata correttamente e debellata senza esitazioni.

Nell’ultimo Report internazionale, Telefono Arcobaleno indica tra i Paesi maggiormente coinvolti nella domanda di materiali a contenuto pedopornografico, L’Italia è preceduta da paesi consumatori come Stati Uniti, Germania, Federazione Russa e Regno Unito. Il 77,5% delle vittime di pedofilia ha meno di 9 anni e il 42% meno di 7.

In questa situazione, sentire parlare di “bambini invisibili”, fa temere il peggio. Anche perché ricordiamo che ci vogliono mediamente cinque anni per avere una sentenza di primo grado per fatti di pedofilia in Italia e l’imputato nel frattempo resta a piede libero e continua a svolgere regolarmente il proprio lavoro, anche se questo lo porta a operare a stretto contatto con bambini e adolescenti. Per la sentenza definitiva occorrono mediamente nove anni. Per ottenere un indennizzo, finalizzato al supporto del percorso di recupero del bambino e del suo reinserimento sociale, la vittima deve attendere più di dieci anni.

Un indebito ritardo – ha recentemente dichiarato Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno – un tempo incompatibile con i più elementari principi di civiltà giuridica e inconciliabile con la doverosa affermazione dell’assoluta centralità dei diritti dell’infanzia”. Durante processi interminabili, che quale qualche volta rischiano di divenire anche un vero e proprio calvario per le vittime e le loro famiglie, viene messo in atto un pericoloso percorso di trasformazione del processo per pedofilia in un processo sulla veridicità dei racconti dei bambini“.

In molte aule giudiziarie non vi sono le attrezzature per le audizioni protette e troppo spesso non è tenuta in debita considerazione la vulnerabilità delle vittime, che peraltro non ricevono servizi di assistenza appropriati durante tutta la procedura giudiziaria“.

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