Il digitale terrestre cambia ancora. Appuntamento al 2022

Autorità e normative

Trasmissioni TV, si cambia ancora. Con il DVB-T2 e il supporto per il codec HVEC, tutti saranno chiamati di nuovo a cambiare il televisore o ad acquistare un nuovo decoder

Le uniche rivoluzioni davvero epocali per gli spettatori TV dal dopoguerra ad oggi si contano sulle dita di una mano. La prima è stata di sicuro l’arrivo del colore, la seconda, appena dieci anni fa con l’arrivo delle trasmissioni digitali e quindi il digitale terrestre.

Nel 2008 c’è chi ha colto l’occasione per cambiare il televisore, chi invece si è adattato all’acquisto della “scatoletta”, il decoder, per poche decine di euro. In tanti hanno pensato che con quella piccola rivoluzione poi sarebbero stati a posto almeno per un altro ventennio. Invece ecco la prossima accelerazione. 

La riassumiamo in punti brevi e concisi, con l’intento di fare un servizio ai lettori, senza tecnicismi di sorta, e con le nostre considerazioni del caso.

1. Dal 30 giugno 2022 cambia lo standard digitale in uso, da DVB-T si dovrà passare a DVB-T2. La norma, diventerà effettivamente legge con l’approvazione definitiva della legge di stabilità.

2. Gli utenti italiani dovranno cambiare il televisore, oppure ovviamente potranno ancora questa volta acquistare un decoder specifico.

3. Meglio non avere fretta, perché il decoder che “realmente” supererà il passaggio a DVB-T2 dovrà supportare anche il codec HEVC, mentre al momento anche i decoder DVB-T2 che sono disponibili non è detto supportino questo sistema di compressione conosciuto anche come H.265 e soprattutto in commercio ve ne sono di economiche con indirizzamento a 8 bit, mentre quelli da scegliere devono supportare l’indirizzamento a 10 bit.

4. Dal punto di vista tecnico invece i benefici arrivano dal fatto che le i multiplatori, meglio conosciuti come MUX, in pratica semplici circuiti integrati, saranno in grado di selezionare più segnali in ingresso per inoltrarli in una singola linea in uscita. Nello specifico con il nuovo DVB-T2 si arriverà a oltre dieci canali in risoluzione standard o cinque in FULL-HD, mentre con il sistema attuale sulla frequenza a 700 MHz (che sarà ceduta al 5G) come è risaputo è possibile visualizzare cinque canali in risoluzione standard (la vecchia analogica) o due HD ready.

5. Il passaggio dal vecchio DVB-T a quello nuovo DVB-T2 avverrà in modo meno morbido rispetto al precedente. Le emittenti TV dovranno abbandonare del tutto il vecchio standard, e il passaggio avverrà in poco più di due anni.

I benefici di questo nuovo passaggio non saranno certo a favore della popolazione più anziana, che tra l’altro è il target sempre più di riferimento per la TV, i cui palinsesti non interessano più ai giovani se non per poche e selezionatissime trasmissioni, che essi consumano su altri device.

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DVB-T2 e abbandono delle frequenze intorno ai 700 MHz da parte dei broadcaster. Due appuntamenti che coincidono, ma comunque malgestiti

La legge di stabilità ha l’unico merito forse di avere unificato il doppio passaggio dell’abbandono delle frequenze a 700 Mhz cedute al 5G, da parte dei broadcaster che avrebbero dovuto riposizionarsi, con il nuovo digitale. Si sapeva già nel 2016 che entro fine giugno 2020, le frequenze tra 694-790 MHz sarebbero dovute essere state liberate, perché il traffico di banda wireless si sarebbe moltiplicato. 

E’ un dato di fatto che quando l’Italia è passata al DVB-T già si sapeva dell’avvento del DVB-T2 ma è convenuto far fare il doppio passaggio, a qualcuno.
I finanziamenti (100 milioni di euro) nella legge di stabilità, accantonabili per acquistare il decoder DVB-T2 sono stati calcolati sul riferimento minimo del prezzo dei nuovi decoder, intorno ai 25 euro per 4 milioni di utenti, invece è stato calcolato che saranno circa 10 milioni di italiani quelli che dovranno acquistarlo e non cambieranno TV. Unico consiglio sensato al momento: aspettare.    

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