Il Dipartimento di Giustizia fa ricorso contro la vittoria di Apple in tribunale

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Il Dipartimento di Giustizia fa ricorso contro la vittoria di Apple in tribunale
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Il Dipartimento di Giustizia (Doj) ha deciso di fare ricorso contro Apple: un appello, per ribaltare la sentenza che potrebbe costituire un precedente contro lo sblocco forzato di iPhone. Intanto il manager Craigh Federighi difende Apple contro l’Fbi

A pochi giorni dal verdetto favorevole incassato da Apple in un tribunale a New York, in un “caso iPhone” non dissimile da quello di San Bernardino, il Dipartimento di Giustizia (Doj) ha deciso di fare ricorso contro Apple: un appello, per ribaltare la sentenza, che potrebbe costituire un precedente contro lo sblocco forzato di iPhone.

Il Dipartimento di Giustizia fa ricorso contro la vittoria di Apple in tribunale
Il Dipartimento di Giustizia fa ricorso contro la vittoria di Apple in tribunale

Il Dipartimento di Giustizia non vuole cedere di fronte alla decisione di un giudice e difende l’All Writs Act, che funziona da più di due secoli. Ma sono proprio i suoi 227 anni di storia che lo rendono obsoleto agli occhi di Apple e delle organizzazioni pro privacy che supportano la Mela: esso risale al 1789, anno della rivoluzione francese e da allora, è passata molta acqua sotto i ponti, insomma.

Ma il caso dell’iPhone del killer di San Bernardino differisce dal caso di New York: l’iPhone 5C è stato aggiornato con iOS 9 e a Apple è stato chiesto di rilasciare un firmware ad hoc,per accelerare i tentativi di accesso dell’FBI, bypassando i 10 tentativi.

L’Fbi vuole spostare indietro le lancette della sicurezza a standard già violati dagli hacker. Non possiamo cedere a chi vuole fare passi indietro nella tecnologia e provocare il caos. Vuol dire mettere tutti a rischio”, ha denunciato Craig Federighi, vice president del Software Engineering di Apple, sceso in campo per difendere la posizione dell’azienda sulla spinosa querelle relativa alla richiesta di sblocco dell’iPhone 5C utilizzato da uno dei terroristi della strage di San Bernardino. In una lettera al Washington Post, il dirigente dell’azienda di Cupertino ha puntato il dito contro l’Fbi, accusata di voler riportare le lancette dell’orologio della sicurezza IT indietro di diversi anni, mettendo a repentaglio la privacy di milioni di utenti.

Nei giorni scorsi, è intervenuto anche un alto commissario dell’Onu a sostegno di Apple contro l’FBI: le backdoor sono un vaso di pandora, un precedente pericoloso. L’azienda di Cupertino ha il supporto di oltre 40 aziende, fra cui Microsoft e Google, Facebook e Twitter, oltre all’appoggio di quasi metà dei cittadini americani.

Il sistema di crittografia installato sull’attuale iPhone rappresenta la migliore sicurezza per i dati degli utenti. Questa protezione – precisa Federighi, spiegando che Apple non vuole fare passi indietro – non solo mette al riparo da un accesso non autorizzato ai dati personali, ma è anche una importante linea difensiva contro quei criminali che cercano di immettere virus malevoli per usare un dispositivo e accedere a informazioni finanziarie, di pubblica utilità e delle agenzie governative. L’Fbi vuole che creiamo un software speciale che bypassi le protezioni, creando intenzionalmente una vulnerabilità che potrà essere sfruttata da hacker e criminali”.

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