I tentacoli del Dipartimento di Giustizia USA sui server in giro per il mondo

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Microsoft risolve 68 falle, compresa quella zero-day
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Il Dipartimento di Giustizia si appella e vuole usare il ricorso come strumento per catalizzare l’attenzione sugli ostacoli alle indagini posti dai fornitori globali di servizi IT. A schierarsi con Microsoft è quasi tutta la Silicon Valley

Ancora una volta il Dipartimento di Giustizia USA entra in contrapposizione con Microsoft, l’azienda impegnata a tessere alleanze nel contenzioso giudiziario, esploso proprio per contrastare i segreti governativi e per incoraggiare la trasparenza e favorire la tutela dei dati degli utenti. Il Dipartimento di Giustizia (Doj) ritiene che il mandato non abbia confini. E per arrogarsi il diritto di sequestrare server in giro per il mondo, il Doj chiede di riaprire il caso, in base al quale Microsoft aveva potuto evitare di consegnare dati relativi alle email di un cittadino statunitense, archiviati su server irlandesi. L’azienda di Redmond aveva vinto, dunque il caso sembrava chiuso. Ma le autorità statunitensi intendono mettere le mani sulle informazioni contenute nei messaggi di posta elettronica di un utente, messo sotto indagine in quanto accusato di traffico di droga.

Il Dipartimento di Giustizia USA contro i server email di Microsoft
Il Dipartimento di Giustizia USA contro i server email di Microsoft

Microsoft aveva risposto che le comunicazioni risultano inaccessibili poiché sono conservate su server irlandesi: un ordinario mandato emesso negli USA non appariva sufficiente per ottenere dati che risiedono fuori dai confini degli Stati Uniti. Il Doj però insiste nel voler utilizzare lo Stored Communications Act del 1986: il Dipartimento di Giustizia giudica irragionevole che “una azienda con base negli USA possa rifiutarsi di impiegare le proprie infrastrutture statunitensi e i propri dipendenti statunitensi per adempiere ad una richiesta di informazioni autorizzata da un tribunale, sulla base di motivazioni ragionevoli ai sensi della legge, solo perché l’azienda sceglie a propria discrezione di conservare i dati richiesti nel mandato in formato elettronico su server esteri“. Lo riporta Motherboard.

Il Dipartimento di Giustizia si appella e vuole usare il ricorso come strumento per catalizzare l’attenzione sugli ostacoli alle indagini posti dai fornitori globali di servizi IT. A schierarsi con Microsoft è quasi tutta la Silicon Valley: “I maggiori fornitori di servizi statunitensi come Google e Yahoo! conservano il contenuto delle email dei loro utenti su un complesso di infrastrutture che continua a cambiare” spiega il Doj, e “qualora il contenuto sia conservato all’estero al momento dell’emissione del mandato“, il mandato non è valido “anche se il detentore dell’account risiede negli Stati Uniti e anche se la violazione della legge su cui si sta indagando è questione nazionale“.

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Autore: ITespresso
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