Il fascino nella fotografia

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L’obiettivo della foto di glamour è rendere desiderabile il soggetto. Trucchi e consigli per ottenere buone immagini anche con i mezzi del fotoamatore.

Nel Ragazzini, vocabolario inglese tra i più diffusi, la voce ?glamour? è tradotta con ?fascino?. Secondo l’accezione più comune, quindi, fotografare il glamour è fotografare il fascino. Femminile, per lo più. Fascino, che è cosa diversa da bellezza. Non tutti sono affascinati dallo stesso viso, dallo stesso sorriso. Tutti invece concordano sui canoni di bellezza. Una differenza che può sembrare sottile, ma non lo è. La foto glamour è lo specchio del fotografo, o del committente, in cui si riflette il suo ideale di bellezza. Le foto dei calendari dei mensili per uomini ci fanno capire i gusti di chi li compera; certe pubblicità sono indicative di cosa solletica il committente, più che il destinatario; le foto che si realizzano negli workshop per amatori, svelano i desideri dei partecipanti. La riflessione appena fatta non è per dare giudizi di merito, ma per accennare alla vastità degli stili e dei soggetti che la foto, cosiddetta di glamour, comprende. Le tecniche per ottenere immagini corrette di questo genere, per fortuna, non sono altrettanto opinabili. Su luci, attrezzature, composizione l’accordo è unanime, o quasi.

La modella

Un bello spirito commentava l’accorrere numeroso di fotografi agli workshop di nudo e glamour con una disarmante constatazione: le modelle sono l’unico accessorio che non si compera nei negozi di fotografia. La prima regola del glamour riguarda proprio i soggetti. Mettere davanti all’obiettivo la fidanzata o l’amica carina e ottenere così una bella foto è illusione. Tutti i fotografi professionisti, anche quelli più narcisi, concordano su un fatto: la validità di una immagine dipende almeno per il 50% dalla modella. In altre parole: chi posa davanti all’obiettivo deve essere una professionista. Purtroppo pochi fotoamatori possono permettersi il cachet richiesto. Per questo devono, per quanto possibile, surrogare con esperienza e abilità; anche queste non s’improvvisano,ma si conquistano con il tempo e con gli errori. Le ragazze già abituate a posare per i workshop dei fotoamatori permettono di ottenere foto corrette in un tempo minore, di quello che ci sarebbe necessario utilizzando l’amica, carina ma senza esperienza. In seguito, solamente quando il fotografo si sentirà più sicuro ed esperto, potrà rivolgersi a soggetti non professionisti. Il rischio cui si va incontro, utilizzando le modelle dei workshop, è avere sempre le stesse pose stereotipate. Sono le più facili da offrire e anche le più richieste. Sono la brutta copia di quelle che si vedono nei giornali e nei calendari. Pose che il fotografo farà bene a evitare, se vuole esprimere la sua personalità e non essere banale imitazione di altri. Il volto della modella è quello che deve essere considerato più attentamente. Spesso, il confine tra un’immagine glamour e una di quelle che una volta, in tempi meno politicamente corretti ma sinceri, si definivano foto da camionista, passa per il volto e lo sguardo della ragazza. Quando i suoi occhi fissano l’obiettivo, il soggetto instaura un rapporto diretto con chi guarderà l’immagine; che avrà l’impressione di essere l’oggetto di tanta attenzione. Invece, se lo sguardo della modella è puntato da un’altra parte,magari verso il basso, si ricaverà l’impressione di un attimo d’intimità colto di sorpresa. In ambedue le situazioni il pericolo da fuggire è la volgarità.Volgarità che, per esempio, è data da un trucco vistoso; dall’indossare accessori scontati di erotismo di bassa lega, come le solite calze a rete, la guepière, i reggicalze e via scorrendo il catalogo del feticismo più risaputo. Anche gioielli troppo evidenti disturbano l’immagine e le conferiscono quel tocco non di classe,ma di volgarità. Meglio niente, che troppo. Ciò vale anche per il trucco, che deve essere leggerissimo, quasi invisibile; a meno che non serva a correggere imper-

fezioni del viso. Ancora: la buona riuscita di una foto dipende molto dal rapporto che il fotografo riesce ad avere con il suo soggetto. Prima di iniziare a scattare è indispensabile concordare assieme un piano di lavoro; confrontare i rispettivi punti di vista su una certa posa piuttosto che su di un’altra; una volta concordato il piano, bisogna seguirlo. È controproducente dare l’impressione dell’improvvisatore. In questi casi la modella ha sempre la sensazione, purtroppo spesso vera, che la fotografia sia una scusa del fotografo per avere davanti a sé una ragazza carina, più o meno vestita. Se il soggetto ha questo sospetto, tanto vale non fotografarlo nemmeno: non si otterrebbero buone immagini. Altra considerazione importante, regolarmente disattesa nei workshop che i fotoamatori dovrebbero frequentare per imparare, riguarda il punto di vista. Quello migliore è uno solo per ciascuna situazione di luce. Se dieci persone si accalcano sul set dove posa una modella, almeno nove non saranno nel punto di vista giusto, spesso non lo saranno tutte e dieci. L’allievo impara di più osservando il docente del corso mentre fotografa, piuttosto che scattando a sua volta.

Un corpo perfetto La ragazza dal corpo perfetto non esiste. Non per questo, se si desidera la perfezione, si deve rinunciare alla fotografia. L’altezza, per esempio, ha poca importanza. Per riuscire bene è preferibile una piccola statura, ma proporzionata. Il volto, più che perfetto deve essere espressivo. Sta al fotografo renderlo glamour adottando il punto di ripresa più adatto; scegliendo la focale e l’illuminazione che meglio mettono in risalto le qualità, e nascondono i difetti. Le mani sono la parte del corpo più difficile da fotografare. Quelle lunghe e sottili aiutano a ottenere un insieme gradevole. In caso contrario è vantaggioso far adottare al soggetto una posa che non le metta in evidenza. Una vita stretta è preferibile a una vita larga, tuttavia un paio di spalle larghe, e tenute ben aperte, renderà meno evidente una vita non perfetta. Le cosce sono una parte del corpo cui bisogna prestare attenzione. Non tutte le ragazze le hanno lunghe e affusolate, secondo il canone classico. Sarà compito del fotografo adottare un punto di ripresa che slanci la figura, e della ragazza assumere posizioni che le facciano sembrare più lunghe. Medesimo discorso vale per le gambe nell’insieme: lunghe e ben tornite sono l’ideale. La realtà è spesso diversa e obbliga a questi ?trucchi? di ripresa.

La tecnica Se si ha uno studio professionale, dotato di bank, ombrelli e tutto quanto serve per ottenere senza sforzo un’illuminazione perfetta, tanto di guadagnato. Purtroppo questo è, per molti fotografi, un sogno. Non bisogna disperare: in una stanza di casa si può ricavare uno spazio sufficiente addirittura alla ripresa di una figura intera. Importante è avere una parete libera, che faccia da sfondo o sulla quale attaccare il fondale desiderato. Per quanto riguarda le fonti di luce è meglio siano due, facilmente spostabili, in modo da posizionarle nel modo desiderato.Completano il set di luci alcuni pannelli riflettenti. È un’attrezzatura ridotta ai minimi termini, alla portata di tutti i fotografi. L’illuminazione può essere fornita indifferentemente da faretti a luce continua oppure da flash. Indispensabili invece i pannelli riflettenti. Soddisfano una semplice esigenza: nessun soggetto può essere fotografato in modo glamour sparandogli in faccia luci dirette. L’inevitabile risultato sarà occhi striz-zati, espressioni sofferte, rughe: il contrario della piacevolezza. Far piovere la luce sul soggetto da posizioni angolate è la soluzione a questa difficoltà. Peccato se ne creino altre: zone d’ombra, più o meno ampie, sparse qua e là, difficili da gestire. La soluzione a tutto sono i pannelli: sia per rischiarare le ombre, sia per fornire luce diffusa e piatta, come quella fornita dai bank professionali. I pannelli che si trovano in commercio sono realizzati con stoffa dorata, argentata o semplicemente bianca, fissata a un telaio, che può essere rotondo, quadrato, rettangolare. Molto leggeri e pieghevoli sono pratici, ma cari, per un amatore che del glamour non faccia il suo soggetto principale. Meglio, anche se più scomodi, i pannelli ricavati da lastre di polistirolo bianco. Pesano poco, costano pochissimo e sono molto efficienti. Si comperano presso i negozi di ferramenta, quelli del fai da te e in quelli di materie plastiche. Lo spessore ideale è di tre, quattro centimetri; la forma più adatta quella rettangolare; le dimensioni un metro di base per due di altezza. Si possono usare così come si comperano, con la superficie bianca, oppure si possono ricoprire di carta argentata o dorata, per avere una luce più contrastata. Qualunque sia la sua superficie, lo si deve considerare una vera e propria fonte di luce, il cui primo compito è riportare la luce nelle ombre, schiarendole. Altro suo compito è fungere da bank, illuminando il soggetto di luce riflessa e morbida. I pannelli dorati o argentati producono luce direzionata, simile a quella di un faretto o un flash. Non c’è un limite al loro numero. Tuttavia è consigliabile, ai fotografi che iniziano a lavorare con questa tecnica, cominciare con uno solo. Il tipo d’illuminazione è più semplice, rispetto a quella che si ottiene con molti. Oltre al pannello, che può essere usato indifferentemente in interni e in esterni, un accessorio utilissimo per le riprese di glamour in esterno è la ?butterfly?, che tradotto significa farfalla. Si tratta di un grande telo molto leggero, da mettersi tra il soggetto e il sole. Non serve a rifletterne la luce, ma a diffonderla e renderla avvolgente; come quella di un grande bank da studio o di una giornata di cielo coperto. Usata in esterni, la butterfly provoca, come le nubi, anche una leggera dominante azzurrina. Tenetelo presente in fase di correzione, altrimenti anche le vostre foto più ?calde? appariranno a chi le guarda un po’…?freddine?.

L’esposizione I sofisticati sistemi di esposizione automatica, che sono incorporati nelle fotocamere, non sono adatti a tutti i generi fotografici. Il glamour è tra questi. L’esposizione perfetta deve essere sul corpo della modella, talora solamente su alcune sue parti. Ciò richiede una lettura non su tutto il campo inquadrato,ma solamente sulle zone che interessano, trascurando il resto. È necessario eseguire la cosiddetta misurazione spot, puntiforme. Le reflex a ottiche intercam- biabili, la permettono con relativa facilità; altri apparecchi, nella fascia più economica, no. Nel primo caso si deve impostare la modalità di misurazione spot e la funzione di esposizione manuale. Con l’obiettivo alla massima focale, così da restringere ancora di più il campo di lettura, si inquadra la zona su cui effettuare la misura. L’esposimetro sarà influenzato solamente da una piccola parte, situata al centro dell’inquadratura, di un’ampiezza di un paio di gradi. Compiute tre o quattro misurazioni spot sulle zone che interessano maggiormente, si avrà la coppia tempo/diaframma cercata. Attenzione: non si deve fare la media delle varie misurazioni. Tanto varrebbe affidarsi agli automatismi. La serie di misurazioni serve solo ad accertarsi che le zone che interessano siano comprese nella latitudine di posa del sensore. Impostati i parametri così trovati, si può iniziare a scattare, senza più curarsi dell’esposizione. A patto che l’illuminazione non cambi. Se non si fotografa con un apparecchio che permette la misurazione spot si imposterà ugualmente la modalità d’esposizione manuale e la focale dell’obiettivo più lunga poi, avvicinandosi il più possibile al soggetto, si inquadrerà la zona che interessa. Non è proprio una misurazione spot, ma le somiglia. Soluzione che mette tutti in grado di effettuarla è l’uso di un esposimetro a mano, dotato, ovviamente di misurazione spot. L’accessorio si vede spesso in mano ai professionisti, e non è stato mandato in soffitta dalla moderna tecnologia della fotocamere.

Autore: ITespresso
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