Il futuro a richiesta

DataStorage

In occasione del summit Web 2.0, Amazon.com ha delineato la propria ambiziosa
strategia di vendere online spazio storage e potenza di calcolo

Jeffrey P. Bezos, chief executive di Amazon.com, ha delineato la propria ambiziosa strategia di vendere online spazio storage e potenza di calcolo. L’idea non è comunque così ambiziosa se è vero che già altri grossi protagonisti del Web, come per esempio Google e Microsoft, stanno già da tempo progettando qualcosa di simile. Insomma, Bezos intende comunque trasformare i rivenditori Internet in fornitori di servizi storage, potenza di calcolo a richiesta e altre proposte destinate al business e interamente basati sul web ed erogati attraverso Internet. Non dimetichiamoci che una delle ultime dichiarazioni ufficiali rilasciate da Amazon prima dell’inizio del summit Web 2.0 riguardava proprio la realizzazione di una architettura destinata a fornire potenza di calcolo a richiesta e usufruibile via web. La nuova infrastruttura Web di cui lo stesso Bezos ha illustrato i dettagli durante l’intervento in occasione di Web 2.0 si chiama Elastic Compute Cloud (EC2). Il servizio è pensato per impieghi che comprendono il tradizionale Web Hosting (Web Servers, Database Servers, Load Balancers), ma che si spingono anche oltre: come è il caso del Virtual Rendering, di simulazioni o di altro che richieda sessioni di calcolo molto intense ma relativamente brevi e saltuarie. Punto di forza della proposta è che la richiesta di risorse può essere ricalibrata in brevissimo tempo, secondo Amazon nel giro di pochi minuti piuttosto che di ore o giorni. Si possono richiedere da una a molte centinaia di istanze di server, le quali, controllate dalle Api di EC2, sono in grado di ridursi o aumentare in base alle necessità del momento. Il nuovo servizio va ad affiancarsi ed integrare un’altra proposta della nuova strategia aziendale: l’Amazon Simple Storage Service, l’infrastruttura di storage per il salvataggio, attiva da marzo di quest’anno. Lo stesso Bezos ha dichiarato di essersi stupito da quanto i potenziali clienti si siano dimostrati interessati alle potenzialità della proposta. In effetti, soluzioni come l’Elastic Compute Cloud (EC2) e lo spazio storage a richiesta sembrano essere particolarmente gradite a quelle aziende che per le attività di business, si trovano a fronteggiare improvvisi picchi nella richiesta di potenza di calcolo e storage. In questi casi, dotarsi internamente delle strutture hardware e software necessarie può costituire un importante investimento economico che verrà ammortizzato solo con tempi lunghissimi. Meglio quindi pagare solo quello di cui si necessita e solo quando è veramente necessario. Bezos ha inoltre ribadito che il costo principale per queste ed altre aziende non è costituito dagli investimenti in hardware o in software,o in personale, quanto piuttosto dai tempi di inutilizzo delle risorse acquistate. Ecco quindi che le soluzioni on demand propongono una soluzion e strategica e innovativa al problema.

Conclusioni

L’ambiente Web 2.0 è quanto mai dinamico e a dimostrarlo ci hanno pensato le frenetiche attività di acquisizione intervenute nel periodo in cui si è sviluppata la terza edizione del Summit Web 2.0. Tra gli eventi più rilevanti sono sicuramente da menzionare l’acquisto da parte di Google per 1,65 miliardi di dollari di YouTube, il popolare sito di condivisione di file video, oppure, Sul fronte blog, il colpaccio di Dada che ha acquistato Tipic per 4,5 milioni di euro. Un risultato quest’ultimo che vale 220mila blog attivi e 320mila utenti registrati, che crescono al ritmo di quasi 12mila unità al mese e che registrano più di 5,2 milioni di visitatori unici e 35 milioni di pagine viste al mese.Insomma sul web si stanno spostando gli interessi e le proposte dei grandi colossi, che stanno cercando di veicolarvi sempre più servizi, compresi quelli legati all’ambito storage.La preoccupazione di molti è che tutto questo interesse possa gonfiare una bolla simile a quella ormai storica della new economy, con il rischio che l’ipotesi Web 3.0 non possa mai vedere la luce. Pessimisti? Come al solito non resta che attendere stando a guardare.

Autore: ITespresso
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