Il giallo del Canone Rai

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Non spetta all’Agenzia delle entrate, ma al Ministero delle Comunicazioni definire quali dispositivi siano soggetti al canone Rai. L’Aduc non riesce a dirimere la controversia

Meno di un mese fa Vnunet.it ha scritto che la scure del canone Rai incombe su Pc e tivufonini . Le proteste dei consumatori contro le richieste Rai hanno suscitato l’interesse sia del Garante del contribuente che dell’Aduc:

il Garante ha anche ravvisato toni minatori nelle lettere di sollecito. Il presidente dell’ufficio del Garante del contribuente del Piemonte sta “valutando la possibilità di presentare un esposto in procura per abuso d’ufficio”.

L’Aduc ha invece chiesto all’Agenzia delle entrate di individuare quali dispositivi siano soggetti al canone Rai, ma l’Agenzia si è lavata le mani: s petta al ministero delle Comunicazioni, e non all’Agenzia delle Entrate, il compito di individuare gli apparecchi il cui possesso fa scattare l’obbligo di pagare il canone Rai.

L’Agenzia ribadisce che il canone di abbonamento “è una imposta, ovvero una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva e alla volontà di fruire dei programmi della Concessionaria del servizio pubblico. Si tratt a – spiega una nota – di un orientamento consolidato, più volte espresso dalla Corte costituzionale e dalla Corte di cassazione”.

L’Agenzia ha domandato Ministero competente di fornire le precisazioni sull’interpretazione da fornire alla espressione “apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni” del regio decreto-legge n. 246/1938. Forse presto si chiarirà il giallo del Canone Rai. Intanto si apre la strada del ricorso in sede europea alla Corte di Straasburgo, da parte dell’Aduc, per chiarire quando gli italiani devono o meno pagare l’imposta.

Autore: ITespresso
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