Il giallo delle origini di Facebook alla Corte Suprema

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Fratelli Winklevoss contro Mark Zuckerberg: in gioco è il valore di Facebook. Anche perché lo sviluppatore del client P2p, alla base di ConnectU, chiede a sua volta una percentuale ai gemelli del film The Social Network

Facebook finirà alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Come racconta il film “The social Network“, Facebook è nato con un “vizio di forma”, relativo alla genesi del sito, già sanato da un patteggiamento, in cui era stato stabilito di dare a Zuckerberg ciò che fosse di Zuckerberg e ai gemelli Winklevoss un “congruo” riscatto. Ma i fratelli non lo ritengono affatto congruo. E lo sviluppatore Wayne Chang di ConnectU, il sito cui lavorava anche Zuckerberg e da cui trasse ispirazione per “The Facebook“, ritiene di essere stato escluso dal patteggiamento fra Facebook e i gemelli: il developer Chang vorrebbe ora essere compensato con una quota significativa dei 65 milioni di dollari ottenuti dall’accordo tra i gemelli Winklevoss e Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook. Chang ritiene che il client P2p, della ex software house i2hub Organization, gli avrebbe devoluto una quota del 15% nel controllo del sito ConnectU, e dunque una quota del patteggiamento fra i proprietari di ConnectU e Facebook (che è oggetto del film The social network). Dunque è come se stessimo parlando della trama della trama del film. Secondo Bloomberg Chang chiede una percentuale tra il 15 e il 50% dell’accordo da 65 milioni di dollari con Mark Zuckerberg,

Ma i fratelli i Cameron e Tyler Winklevoss non si arrendono e non hanno mai accettato la cifra ricevuta come fine del patteggiamento, ritenendo a loro volta che la “compensazione” stabilita nel corso del patteggiamento non fosse congrua. Dunque la disputa giudiziaria di Facebook, che pareva chiusa, non lo è ancora, una volta per tutte. A decidere, e a dipanare il giallo delle origini di Facebook, sarà la Corte Suprema.

Del resto in ballo sono cifre da capogiro, visto come stanno procedendo le quotazioni dei social network a Wall Street: il boom del cinese RenRen, ma soprattutto il rialzo della valutazione miliardaria di LinkedIn per l’Ipo di giovedì, fanno presagire che l’Ipo di Facebook, probabile nel 2012, sarà stellare, superando quella di Google del 2004. Facebook, già valutata una cinquantina di miliardi di dollari pochi mesi fa da Goldman Sachs, potrebbe valere il doppio: c’è chi si immagina una quotazione record da 100 miliardi di dollari, visto che Facebook già nel 2011 potrebbe guadagnare il doppio rispetto quanto prospettano in precedenza (2 miliardi di dollari di fatturato, mentre l’advertising online corre a doppia cifra). Cifre che fanno impallidire i 65 milioni di dollari, ora contesi da un developer, e cioè quanto a loro tempo riuscirono i due gemelli Winklevoss a “strappare” a Mark Zuckerberg, già in precedenza accusato di aver “nascosto” o almeno “tagliato” cifre, stime e prospettive del social network da oltre 500 milioni di utenti.

Come finirà? La parola passa di nuovo agli avvocati. Appuntamento alla Corte Suprema.

Autore: ITespresso
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