Il giudice Walker dà ragione a Oracle

Aziende

La corte distrettuale di San Francisco ha respinto l’altolà del ministero della Giustizia alla richiesta di acquisizione di Peoplesoft
da parte di Oracle. Si ricomincia?

Alla fine il giudice Vaughn Walker della corte distrettuale di San Francisco ha dato ragione a Oracle: la richiesta di acquisizione della rivale Peoplesoft non viola i regolamenti antitrust. È vero che l’Europa non si è ancora espressa in merito e, soprattutto, la decisione spetta all’assemblea degli azionisti, ma un muro verso la strada dell’acquisizione è stato abbattuto. Oracle ha infatti tutte le intenzioni di proseguire con la sua offerta di 7,7 miliardi di dollari. Nel suo tomo da 164 pagine, Walker concorda con la posizione di Oracle su molti punti: “I querelanti non hanno provato che dopo il merge Oracle deterrebbe una quota di prodotto e di mercati geografici tali da renderla anticompetitiva”. Il ministero della Giustizia era intervenuto nella procedura di acquisizione temendo che questa avrebbe ridotto in modo eccessivo la concorrenza nel campo dei software gestionali, ma secondo Walzer non è dimostrato che altri prodotti software, come Lawson Software, American Management o Microsoft, non abbiano la forza di competere con Oracle, Peoplesoft e Sap. Larry Ellison ha subito inviato una lettera al consiglio di amministrazione di Peoplesoft per sollecitare un incontro, ma il clima non è certamente dei migliori, dato che il 27 settembre avrà inizio la causa intentata da Oracle a Peoplesoft presso una corte del Delaware per obbligare Peoplesoft a rimuovere dai suoi contratti la clausola che garantisce elevatissime penali ai clienti, qualora i prodotti della stessa Peoplesoft venissero stravolti o eliminati durante un ampio arco di tempo. La clausola, evidentemente, è stata introdotto per rendere particolarmente difficile la strada a chi dovesse acquisire la società. L’offerta di Oracle, già rialzata un paio di volte, è ora di 21 dollari ad azione, ma il titolo Peoplesoft continua a ottenere ottime performance (17,95 dollari la chiusura di giovedì, saliti a 20,7 nell’after hours dopo la notizia della sentenza del Tribunale) e quindi l’offerta non sembra molto allettante.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore