Il laboratorio Rfid di Parma

Management

Il progetto Rfid Wharehouse dell’Università emiliana. Obiettivo: realizzare
un magazzino gestito interamente con le tecnologie a radio frequenza

Quali sono i limiti pratici della tecnologia Rfid e cosa si può fare per favorirne la diffusione in particolare nella gestione dei magazzini? Queste sono le domande a cui cerca di rispondere il progetto Rfid Wharehouse lanciato dall’Rfid Lab, una struttura di ricerca creata presso l’Università di Parma con il supporto di varie aziende. Si tratta in particolare di Sap, che ha fornito consulenza alla definizione dei processi di business, applicazioni e software (mySap Erp 2005, NetWeaver e Auto-Id Infrastructure) e il supporto specialistico per l’implementazione degli stessi presso il centro iForce di Milano di Sun. Quest’ultima ha anche messo a disposizione il middleware Java System Rfid e i server. Intermec ha poi fornito tag, antenne e vari strumenti di lettura e Procomac ha fornito apparecchiature di movimentazione delle merci. Infine Id Solutions, uno spin-off della stessa Università di Parma, ha operato nella ingegnerizzazione dei processi e nella realizzazione di soluzioni di business intelligence.

Il Lab ha lanciato un nuovo progetto battezzato Rfid Wharehouse che si propone di ingegnerizzare i processi logistici dei magazzini del settore largo consumo non solo all’interno di un singolo magazzino ma a livello filiera, utilizzando le capacità di identificazione di massa fornite della tecnologia Rfid e le funzionalità della rete specializzata EpcGlobal per il collegamento dei magazzini tra di loro.

?L’Rfid Lab vuol essere un punto di riferimento per il trasferimento di esperienze e di tecnologia nel campo dell’Rfid e del suo pratico impiego ? dichiara Antonio Rizzi, professore presso l’Università di Parma e fondatore del laboratorio. ? I nostri partner tecnologici hanno fornito in comodato d’uso gratuito una serie di loro prodotti, per un valore totale di circa 300.000 euro e con essi abbiamo potuto attrezzare un ambiente di test che simula le condizioni operative di un magazzino. Con essi possiamo riprodurre cond izioni operative anche impegnative. Abbiamo poi installato alcune stazioni di lettura Rfid e con esse testiamo la capacità di lettura dei codici in differenti condizioni operative, differenti prodotti, differenti tag?. Il laboratorio è operativo anche nella frequenze Uhf, ossia quelle della banda da 865 a 868 Mhz, secondo la disposizione della Comunità Europea, che in Italia non sono ancora disponibili perché riservate ad uso militare. ?Il nostro laboratorio è stato il primo organismo italiano ad essere autorizzato a sperimentare con queste frequenze ? commenta con una punta di compiacimento Rizzi. Oggi oltre a noi c’è solo l’Università di Roma.?

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore