Il ministro dei Beni Culturali (Bray): Stop a Siae sull’aumento dell’Equo compenso

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Protocollo d'intesa fra Siae e rivenditori di elettronica
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L’aumento del 500% dell’Equo compenso non convince il ministro dei Beni e delle attività culturali Massimo Bray. Annunciata un’indagine conoscitiva per verificare i consumi degli italiani

Il ministro Massimo Bray non vuole avallare le richieste di Siae per aumentare l’Equo compenso, senza prima avviare un’indagine sui consumi italiani. Il “semplice riallineamento”, chiesto da Siae, non ha convinto il ministro dei Beni e delle attività culturali Massimo Bray, che ha annunciato una ricerca interna per verificare in maniera “scientifica” quanti e quali dispositivi (e supporti) elettronici vengono in effetti usati dagli italiani per realizzare una copia privata.

Per correggere le tariffe legate all’equo compenso, serve un’indagine conoscitiva per fare chiarezza, dopo che lo stesso presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (Fimi) Enzo Mazza ha ammesso che gli oltre 5 euro richiesti da SIAE per i dispositivi smartphone sarebbero eccessivi. Lo ha reso noto il responsabile di Altroconsumo Marco Pierani.

L’aumento dell’Equo compenso per copia privata porterebbe nelle casse della Siae una cifra compresa tra i 175 milioni di euro (stima Siae) e i 200 milioni di euro di euro (stima di Confindustria Digitale) rispetto ai 72 milioni di euro del 2012. Un incremento del 500% – una stangata non giustificabile – mentre il mercato IT soffre da trimestri.

Confindustria digitale ha proposto al governo ”di sospendere tale aumento, convocare il tavolo tecnico con tutte le parti interessate per condurre uno studio indipendente sull’evoluzione tecnologica e il comportamento dei consumatori, recepire le raccomandazioni del Rapporto Ue dell’ex commissario Vitorino sulla copia privata, in modo da emanare, in tempi rapidi, un decreto che definisca un compenso effettivamente equo’‘. Intanto il ministro Bray ha chiesto al Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore di aprire un’istruttoria per la revisione del controverso Decreto varato dal Ministro Bondi nel 2009. Il Comitato ha dato mandato alla Siae, beneficiaria del gettitodell’equo compenso, di redigere una relazione tecnica per attestare ”lo stato dei mercati e attuare una rilevazione delle tariffe medie europee”.

Un iPhone da 16 Gbyte potrebbe costare circa 4 euro in più, poiché la componente dell’equo compenso passerà, con questo incremento, dagli attuali 90 centesimi a 5,20 euro. Per i tablet si passa dai 3,20 ai 5,20 euro, per i computer da 3,20 a 6 euro. E non importa che in Francia e in Germania la compensazione prevista sia rispettivamente di 8 e 36 euro, perché in Italia l’iPhone 5S è già più caro sul mercato italiano.

Secondo l’avvocato Guido Scorza, la SIAE aveva chiesto “un astronomico aumento delle attuali tariffe dell’equo compenso da copia privata, che avrebbe portato oltre 10 milioni di euro nelle tasche della Società di Viale della Letteratura e dragato risorse per circa 200 milioni di euro dalle tasche dei consumatori”.

Adesso un’indagine conoscitiva, decisa dal ministro dei Beni e delle attività culturali Massimo Bray, farà finalmente chiarezza sui consumi degli italiani.

Il ministro dei Beni Culturali (Bray): Stop a Siae sull'aumento dell'Equo compenso
Il ministro dei Beni Culturali (Bray): Stop a Siae sull’aumento dell’Equo compenso
Autore: ITespresso
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