Il mondo da vicino

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La fotografia a distanza ravvicinata spalanca una finestra su mondi insospettati. Le fotocamere digitali facilitano questo tipo di ripresa. Vi presentiamo le tecniche e gli accessori necessari per scattare macrofotografie da concorso

Le riviste di fotografia hanno sempre raccomandato ai fotografi di non trascurare il mondo piccolo, quello delle cose che stanno in una stanza, in un giardino; che si possono incontrare in una gita fuori porta di mezza giornata. Visto da vicino il mondo piccolo non è meno appassionante di quello grande. Anzi. Osservato da vicino, un metro quadro di prato diventa un brulicante universo da scoprire. In epoca pre-digitale tali consigli erano spesso inascoltati. Gli strumenti, che rendevano possibile la ripresa del mondo piccolo, non erano alla portata di tutti. E l’esperienza: chi non l’aveva non se la poteva creare così, di punto in bianco. Per questo la foto del geranio di casa, ripreso a distanza ravvicinata, meritava gli applausi di amici e conoscenti. Con il digitale tutto è cambiato. Pochi se ne sono accorti, ma scattare foto a distanza ravvicinata e ravvicinatissima è molto più facile. Non è un caso che anche le fotocamere compatte da poco prezzo abbiano il programma ?foto ravvicinata?, quello indicato con l’icona di un fiore stilizzato. Il mistero di tanta facilità è presto svelato e rende ancor più valida quella raccomandazione delle riviste fotografiche al tempo dell’analogico.

Macro e ravvicinata Spesso si confonde la fotografia a distanza ravvicinata con la macrofotografia. Non sono la stessa cosa. La macrofotografia è solamente una parte della fotografia a distanza ravvicinata, genericamente definita, con espressione inglese,?close up?. Questa indica la ripresa in cui, sul sensore, il soggetto è riprodotto da circa un decimo della grandezza naturale fino alla grandezza naturale, al rapporto cosiddetto 1:1. Si entra nel campo della macrofotografia quando il soggetto è riprodotto, sempre sul sensore si badi bene, più grande delle dimensioni reali. In altre parole, non basta far stampare più in grande la foto di un fiore, per ottenere un close up o una macro di quel fiore. La qualità dell’immagine sarà tanto più scadente quanto più sarà ingrandita. Non si è ottenuta un’immagine con più particolari fini. Si sono semplicemente ingranditi quelli che già c’erano; assieme ai difetti. Per realizzare una vera foto ravvicinata, una vera macrofotografia bisogna avvicinarsi al soggetto e disporre di un obiettivo, o di accessori che permettano la messa a fuoco da distanza ridotta. La differenza tra un obiettivo per riprese a distanza ravvicinata e uno normale sta nella capacità del primo di mettere a fuoco a breve distanza. Ciò si ottiene anche applicando alla lente frontale dell’obiettivo una lente di correzione diottrica; oppure distanziando l’obiettivo dalla fotocamera, mediante tubi di prolunga o soffietti estensori. Questi ultimi si possono usare solamente con le reflex a ottica intercambiabile. Le lenti addizionali si applicano sia agli obiettivi delle reflex, sia a quelli delle compatte. Con l’introduzione dei sensori digitali al posto della pellicola 35 mm, la fotografia a distanza ravvicinata è diventata più facile. Il motivo è semplice e sta nelle dimensioni del sensore. Nella maggior parte dei casi è più piccolo del formato 35 mm. Un obiettivo costruito per coprire il fotogramma 35 mm, usato con un sensore digitale che è più piccolo, allunga surrettiziamente la focale,ma non può certo variare la distanza di messa a fuoco minima. Si avrà quindi una focale più lunga e una distanza di messa a fuoco invariata: il risultato è l’immagine del soggetto ingrandita. Una buona notizia per quanti si dedicano alla macrofotografia. Già con un corto zoom 24-70 mm si ha un ingrandimento di circa 1:3, che permette di riprendere, senza difficoltà, una farfalla posata sulla corolla di un fiore, da una distanza di circa mezzo metro. Se, invece del 24-70 mm, si monta un obiettivo 70-300, la distanza di messa a fuoco minima è circa un metro e mezzo, con una focale reale di circa 400 mm. In questo caso il rapporto d’ingrandimento è circa 1:2. Lo stesso succede con gli zoom fissi delle compatte: grazie alle ridotte dimensioni del sensore digitale sono diventati tutti macro zoom.

La vera macro Con i sensori digitali tutti gli obiettivi sono in grado di riprendere a distanza ravvicinata. La macrofotografia, però, inizia dal rapporto 1:1. Per raggiungerlo e sorpassarlo, bisogna usare una reflex a obiettivi intercambiabili e utilizzare almeno un moltiplicatore di focale. Esso è l’aggiuntivo ottico che aumenta la lunghezza focale dell’obiettivo e si monta tra questo e la macchina fotografica. Il duplicatore, oltre ad aumentare la focale di 1.5x o 2x, secondo i modelli, mantiene invariata la distanza di messa a fuoco minima dell’obiettivo. In pratica ne aumenta l’ingrandimento. Ingrandimento dovuto al sensore, più ingrandimento dovuto al moltiplicatore e si raggiunge facilmente la soglia 1:1 della macroripresa. Lo scotto da pagare è la diminuzione della luminosità dell’obiettivo di circa un valore di luce (un diaframma). Altro possibile difetto, che talora si riscontra, è la difficoltà di usare l’autofocus, se l’obiettivo moltiplicato non è molto luminoso già in partenza. Poco male, basta passare alla messa a fuoco manuale. La macroripresa non è il reportage che richiede una messa a fuoco veloce. Anche se, con il moltiplicatore, si raggiunge la soglia 1:1 della macrofotografia, chi desidera cimentarsi a fondo con questo genere deve usare una attrezzatura più completa. L’obiettivo per macrofotografia è indispensabile. I più comuni obiettivi macro hanno focali tra i 50 e i 200 mm. Esistono anche zoom che possono riprendere a distanza ravvicinata, ma non sono in grado di fare una vera e propria macrofotografia, con elevati rapporti d’ingrandimento. La differenza tra un obiettivo costruito apposta per le riprese a distanza ravvicinata e uno per riprese normali, da pochi metri all’infinito, risiede nello schema ottico, che è progettato in modo da fornire le prestazioni migliori nelle riprese a breve distanza. Inoltre, un lungo elicoide di messa a fuoco consente di spostare molto avanti la lente frontale e raggiungere ingrandimenti anche di 0.5x, ottenendo un soggetto ingrandito del doppio. Se si vuole aumentare ancora il rapporto d’ingrandimento, si monterà l’obiettivo macro sopra una serie di tubi di prolunga o su di un soffietto estensore. La luminosità massima di un obiettivo macro è minore, rispetto alla focale non macro corrispondente. Ciò non è uno svantaggio. La profondità di campo, cioè la zona a fuoco, nelle riprese a distanza ravvicinata diminuisce con l’aumentare dell’ingrandimento. Per riportarla a valori accettabili bisogna chiudere sempre il diaframma, almeno a f/8. Inutile progettare obiettivi con grandi aperture che non verranno mai utilizzate. Meglio fare il contrario, per aumentare la profondità di campo. Per questo motivo in tali obiettivi il diaframma si può chiudere fino a f/32. La categoria degli obiettivi macro annovera anche gli speciali obiettivi senza elicoide di messa a fuoco e senza automatismo di diaframma da montare solamente sui soffietti estensori. Sono costruiti per fornire la massima qualità ai massimi ingrandimenti. Per la mancanza di elicoide di messa a fuoco e diaframma automatico, le operazioni di focheggiatura e impostazione del diaframma sono relativamente lente. Per questo motivo non servono a riprendere soggetti in movimento, fosse pure quello lento di una formica, ma sono ideali per i soggetti statici.

Obiettivo invertito Gli obiettivi normali si possono montare sui tubi di prolunga e sui soffietti. Tuttavia un obiettivo normale è progettato per riprendere soggetti posti a una distanza maggiore di quella che intercorre tra obiettivo e sensore. Nella macrofotografia tale distanza è spesso superata. I calcoli effettuati per garantire una buona qualità d’immagine non sono più validi. Per ripristinare la qualità originaria si deve usare l’obiettivo montato al contrario. Lo si può fare mediante un semplice anello adattatore, in genere previsto tra gli accessori che corredano il sistema fotografico usato. Se l’obiettivo è montato in questo modo si perde l’automatismo del diaframma. Poco male: si può impostare manualmente; anche gli obiettivi macro si possono montare invertiti e ottenere ingrandimenti maggiori.

Tubi di prolunga Definiti anche anelli di prolunga, sono tubi di lunghezza diversa da inserire tra il corpo macchina e l’obiettivo. Servono ad aumentare il ?tiraggio? della macchina fotografica, la distanza tra ultima lente dell’obiettivo e superficie del sensore. Ciò permette di avvicinarsi maggiormente al soggetto e riprenderlo a un maggior rapporto d’ingrandimento. L’aumento della distanza obiettivo/ pellicola diminuisce proporzionalmente la luce che cade sul sensore. Più il tubo è lungo, meno luce vi arriva. Della cosa tiene conto l’automatismo di esposizione. I kit di tubi ne contengono in genere tre, di lunghezza differente, che forniscono ingrandimenti differenti. I tubi possono essere usati sia singolarmente, sia tutti e tre assieme per avere il massimo rapporto d’ingrandimento. Su di essi si possono montare tutti gli obiettivi, sia macro sia normali. I tubi di prolunga cosiddetti automatici mantengono l’automatismo dell’obiettivo con il quale sono usati. Esistono anche set più economici, che non mantengono l’automatismo dell’obiettivo. In questo caso bisogna chiudere manualmente il diaframma al valore desiderato.

I soffietti I tubi di prolunga permettono di allontanare l’obiettivo dal piano focale secondo distanze predeterminate, che corrispondono alla loro lunghezza. Il soffietto macro, invece, varia la distanza in continuo, tra un valore massimo e uno minimo. È un soffietto a fisarmonica, a tenuta di luce, che si allunga e si accorcia aumentando e diminuendo il rapporto d’ingrandimento. Esistono soffietti di lunghezze massime differenti. È possibile montarli insieme ai tubi di prolunga, in modo da ottenere ingrandimenti ancora maggiori. Sul mercato se ne trovano che mantengono l’automatismo del diaframma e altri, più semplici e meno costosi, che non offrono questa opportunità. Il loro uso è uguale a quello dei tubi. Una volta fissato il rapporto d’ingrandimento che si desidera ottenere, per mettere a fuoco ci si avvicina o allontana dal soggetto. Sia che si usi la luce naturale, sia che si usi quella artificiale del flash, il dispositivo di lettura TTL della fotocamera fornirà l’esposizione corretta.

Lenti addizionali La lente addizionale è l’accessorio più semplice e meno costoso per praticare la fotografia a distanza ravvicinata. Si compra nei negozi di fotografia e si applica direttamente sulla lente frontale dell’obiettivo di qualsiasi fotocamera, anche di una compatta da poco prezzo. Non assorbe luce, perciò non cambia il valore del diaframma. Le lenti addizionali più pregiate sono costruite in vetro ottico,ma anche quelle economiche in plastica danno buoni risultati. Messe davanti all’obiettivo permettono di avvicinarsi di più al soggetto e riprenderlo ingrandito. Esistono lenti di varia potenza, che consentono di avvicinarsi più o meno al soggetto. La potenza è espressa in diottrie e il rapporto d’ingrandimento dipende dalle diottrie. Se si mette davanti a un obiettivo da 50 mm una lente da una diottria si avrà, alla distanza minima di messa a fuoco, un ingrandimento di 0.05x. Per arrivare al rapporto 1:1 si dovrà utilizzare una lente da circa 15 diottrie; oppure una serie di lenti la cui somma si avvicini a tale valore. Questa è la teoria. La pratica è diversa. Una lente da 15 diottrie, o un sistema di lenti che forniscano tale potenza, non producono buone immagini. Non è bene oltrepassare la soglia delle due/tre diottrie, altrimenti si introducono visibili aberrazioni ottiche. La qualità dell’immagine dipende anche dalla qualità delle lenti impiegate. Le migliori sono in vetro ottico, con trattamento antiriflessi, che riduce il ?flare?, la riflessione dei raggi luminosi tra le varie superfici vetro/aria, e aumenta la nitidezza dell’immagine.

Il flash Chi vuole dedicarsi seriamente alla macrofotografia non può fare a meno del flash. È la migliore fonte d’illuminazione, per questo genere di ripresa. Dal momento che i soggetti sono piccoli non è necessario usare flash di grande potenza. Anche quelli piccoli, purché si integrino col TTL della fotocamera vanno bene. La brevità del lampo permette di bloccare l’eventuale movimento del soggetto e i tremolii del mosso accidentale, che aumentano all’aumentare del rapporto d’ingrandimento. Un piccolissimo movimento, di una frazione di millimetro, è irrilevante in una fotografia normale, ma diventa disastroso in una macrofotografia. Per questo è sempre consigliabile usare il flash. È la durata del lampo a determinare il tempo di esposizione. Secondo la distanza soggetto/flash, la sua durata varia. A distanze ridotte arriva anche al brevissimo tempo di 1/50.000 di secondo. Complemento del flash è il cavetto sincro di prolunga. Non si può usare il flash semplicemente infilandolo nella slitta porta-accessori, situata sul pentaprisma. La posizione non permette di illuminare correttamente il soggetto, quando si trova a meno di mezzo metro. Il flash deve operare a una certa distanza dalla fotocamera. Una buona posizione è quella laterale, a 45 gradi rispetto al soggetto da illuminare. Il flash per fotografia generica dà sempre buoni risultati. Chi li vuole ancora migliori, può acquistare uno speciale flash per macrofotografia. Sono i flash cosiddetti anulari, perché si montano attorno all’obiettivo. Alcuni hanno la torcia a forma di anello, che abbraccia la lente frontale, altri hanno una serie di piccole torce, disposte anche queste attorno alla lente frontale. L’illuminazione che forniscono è del tipo assiale, che non determina ombre. È utile quando si fotografano piccoli oggetti ricchi di incavi, nei quali si desidera avere dettagli illuminati. Oppure quando si desidera riprendere all’interno di oggetti cavi, per esempio all’interno della corolla di un fiore. La potenza dei flash anulari non è mai elevata. Ciò non è uno svantaggio, perché si usano sempre a breve o brevissima distanza. Gli anulari costituiti da una serie di torce indipendenti sono migliori di quelli formati da una sola torcia ad anello. Ogni torcia può essere accesa indipendentemente dall’altra, in modo da consentire una grande quantità di effetti di luce e non solo la ?luce senza ombre? del semplice flash anulare.

Il treppiede Accessorio indispensabile per chi si dedica alla macro è il treppiede. A forti rapporti di riproduzione è il solo che garantisca la necessaria stabilità e permetta di mantenere la messa a fuoco. I tremolii della mano e i leggeri spostamenti del corpo di chi impugna la macchina fotografica lo impedirebbero. Deve essere un treppiede robusto, relativamente pesante e versatile. È indispensabile abbia una testa a snodo, per dirigere facilmente l’obiettivo in tutte le direzioni. Interessanti e utili sono i treppiedi componibili, dotati di accessori e staffe che permettono di mettere la macchina fotografica nella posizione migliore.

Divertiamoci nel piccolo Il mondo della fotografia a distanza ravvicinata può dare grandi soddisfazioni al fotografo, dotato di quella importante qualità che è saper vedere. Anche l’oggetto più banale e insignificante, visto da vicino, può rivelarsi fonte di immagini entusiasmanti. Le macrofotografie lo sono sempre. Non si è abituati a vedere le cose come le vedeva Gulliver nel paese dei giganti: enormemente ingrandite. Lo stupore di chi guarda la foto dell’interno di una margherita, fiore a cui nemmeno gli innamorati badano più, è sempre assicurato. Così come le lodi al fotografo.

Autore: ITespresso
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