Il Nobel a Liu Xiaobo è meglio del Nobel a Internet

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La scelta di conferire il Nobel per la Pace a Liu Xiaobo rappresenta una pietra miliare nella battaglia per il riconoscimento dei diritti civili e la libertà d’espressione e di pensiero nel mondo. Contro la cyber-repressione e la censura online

Liu Xiaobo, autore di Carta 08, prigioniero e dissidente della prima ora, non sa di aver vinto il Nobel per la Pace. Vive in prigione e rischia torture in carcere per ciò che pensa o per ciò che ha scritto. In queste ore si teme per la sorte di altri cyber-dissidenti, mentre Pechino potrebbe dare un altro giro di vite su Internet. La Cina ha definito il Nobel “un’oscenità“.

La Cina non ha cediuto di un millimetro sulla censura online neanche nel corso del lungo braccio di ferro con Google: alla fine Google è rimasto in Cina, con un “compromesso”.Con 384 milioni di utenti online, la Cina è super-potenza su Internet: ma una leadership numerica e solo “a metà” che non permette l’accesso a tutta la Rete, ma solo alla rete filitrata dal Great Firewall (la “Grande Muraglia digitale”) nelle cui maglie non passano le keyword-tabù (come Tienanmen, democrazia, Dalai Lama eccetera).

Secondo EFF a costruire il Grande Firewall sono sette Big dell’IT: messi sul banco degli accusati da Electronic Frontier Foundation (EFF) per fornire l’hardware, il software e il supporto per il Grande Firewall di Pechino. Cisco, Nortel, Oracle, Motorola, EMC, Sybase e L-1 Industry Solutions. Danny O’Brien di Eff nel blog spiega che la Cina è solo uno della dozzina di paesi che pratica la censura online in modo sistematico (altri due noti paesi sono Iran e Birmania). Ma la censura online avviene anche in Occidente.

Da anni Reporters Sans Frontières (Rsf) ha rilasciato la Guida pratica del blogger e del cyber-dissidente , che insegna i trucchi per aggiornare i blog senza finire nelle maglie della censura dei cyber-tiranni (che a loro volta hanno a disposizione tante tecnologie per esercitare la propria repressione).

Il Nobel per la Pace a Liu Xiaobo è meglio del Nobel a Internet: perché accende un faro contro la repressione (cyber e non) anche in seno alle grandi potenze economiche. Rappresenta un messaggio di speranza per chi lotta per la libertà di espressione nel mondo.

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