Il personal computing in Italia, uno scenario inaspettato

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Carlo Carollo (Microsoft) evidenzia le specificità del mercato italiano dei PCe che comprende i dispositivi di computing personali ma non i tablet. C’è spazio per crescere

Incontriamo Carlo Carollo, Direttore della Divisione Consumer di Microsoft Italia. Un’occasione per confrontarsi sugli scenari di mercato quando si parla di personal computing.
Parlare di pc, oggi, è ben diverso rispetto anche solo a cinque anni fa. Si sono moltiplicati i form-factor, anche grazie a Windows 10,  sono uscite di scena alcune tipologie di prodotto (per esempio i netbook), e allo stesso tempo il settore ha risentito – e secondo alcuni analisti addirittura beneficiato – dell’arrestarsi della crescita a doppia cifra (in alcune aree anche one digit) nel comparto smartphone. Un comparto, quello degli smartphone, solo sfiorato all’analisi proposta da Carlo Carollo, focalizzata invece su uno dei tre pilastri delle ambizioni strategiche di Microsoft: personal computing, appunto, il cloud, e la reinvenzione della produttività e dei processi di business.

Carlo Carollo, Microsoft Italia
Carlo Carollo, Direttore della Divisione Consumer di Microsoft Italia

Punto centrale della riflessione è che il personal computing nostrano non segue gli stessi andamenti del mercato globale. Gartner a livello globale nel terzo trimestre del 2016 ha marcato ancora una flessione del 5,7 percento, IDC per il primo trimestre del 2016 addirittura del 13,7 percento. Una visione però che mal si adatta alla vera comprensione di cosa accade in questo momento.

L’analisi, meglio dettagliata da Gfk, già suddivisa per comparti, offre pertanto zone in chiaroscuro. Per esempio fa sì segnare una flessione del 12 percento (AT Set 2016 vs AP) complessiva nei volumi (per 4 milioni e mezzo di pezzi) poi però mostra come desktop e due-in-uno perdano il 6 percento, i laptop crescano del 6 percento e tablet e due-in-uno insieme decrescano di oltre il 20 percento, per un mercato che complessivamente vale oltre un miliardo e 700 milioni.

Microsoft, che propone una segmentazione diversa, invita a considerare in un segmento a parte i cosiddetti PCe, ovvero tutti i dispositivi equivalenti a un’esperienza possibile con il pc (di qualsiasi forma), scorporando quindi il mercato dei tablet (cui di certo si può attribuire parte della decrescita), ma comprendendo ovviamente desktop e laptop e due-in-uno. Ecco così che si quantifica questo mercato PCe (dove la e sta per equivalente)  in 2,2 milioni di pezzi per un fatturato di circa 1,25 miliardi di euro.  Laddove nella classificazione proposta da Gfk, comprensivo dei tablet parliamo di un mercato che vale 4,5 milioni di pezzi per 1,75 miliardi di euro.

I dati globali del mercato PC - L'Italia offre però uno scenario diverso
I dati globali del mercato PC – L’Italia offre  però uno scenario diverso

Cosa stupisce nello scenario italiano? Che al di là dei riscontri “in sofferenza” dei vendor  dal terzo trimestre 2014 sono pochissimi i trimestri in cui le vendite di PCe in Italia hanno fatto registrare delle flessioni, addirittura con le punte positive del secondo trimestre 2016 e del primo trimestre 2015 quando si è registrata una crescita praticamente a doppia cifra. Non solo, se la crescita dei volumi è stata confortevole, quella dei fatturati dal 2015 fino ad oggi è sempre stata a doppia cifra con l’eccellenza del secondo trimestre 2016 che ha toccato +20 percento (sempre rispetto all’anno precedente). Carollo mette in luce come proprio i due-in-uno abbiano permesso la crescita maggiore per quanto riguarda i fatturati (+76 percento rispetto all’anno precedente), e +11 percento nei volumi, laddove i laptop sono cresciuti nel 2016 appena del 3 percento. Si riduce insomma il margine tra i form factor innovativi e quello tradizionale dei notebook (oramai principe).

Le criticità del mercato 2-in-1

Non mancano però alcune criticità. Per esempio, è vero che i consumatori quest’anno si siano dimostrati motivati a spendere circa il 10 percento in più per il proprio dispositivo PCe (secondo un’elaborazione Microsoft), ma è vero anche che non è chiaro quanto realmente sia gradito il form factor dei detachable, rispetto a quello dei convertibili che prevalentemente svolgono egregiamente la funzione di notebook. E comunque, pur in crescita, è appena il 15 percento dei volumi quello prodotto dai dispositivi 2-in-1 (o ibridi, o convertibili). Noi leggiamo nel mercato attuale alcune importanti e non risolte contraddizioni.

Un 2-in-1 ‘importante’ con una configurazione effettivamente in grado di sostituire un laptop in ogni suo utilizzo (quindi Core iX e non semplicemente Core m), costa tanto quanto un laptop, ma rimane poi la criticità della tastiera che non sempre convince (o un comparto storage sottodimensionato). I 2-in-1 davvero top di gamma si contano sulla punta delle dita di una mano, mentre il mercato pullula o di detachable poco convincenti, o addirittura di sistemi che offrono decisamente meno di un laptop, ma costano lo stesso molto, oppure ancora di una serie di prodotti intorno ai 300/400 euro che si propongono sì come soluzione di laptop replacemente, ma non lo sono, in uno scenario in cui ci si accorge molto presto che forse sarebbe stato meglio acquistare separatamente un laptop e un tablet.

In Italia il mercato sarebbe tra l’altro promettente, perché per esempio l’età media dei dispositivi in uso è più del doppio di altri Paesi di riferimento europei ( oltre 8 anni, rispetto ai 3 anni e mezzo di UK e ai 3,8 anni dei dispositivi dei Francesi), e la percezione di riuscire a fare meglio e di più dovrebbe spingere ulteriormente il mercato.

Parte delle nostre tesi però sono confermate dal fatto che, sempre una ricerca interna di Microsoft, indica tra le probabili intenzioni di acquisto nei prossimi mesi il laptop come device preferito e non un 2-in-1 (che però è al secondo posto staccato di circa sei punti percentuali (22 percento per i laptop e 16 percento per i 2-in-1). Ecco che per questo rimaniamo stupiti che proprio Microsoft abbia rinunciato a portare in Italia Surface Book. Un ottimo laptop che sarebbe potuto essere (tra l’altro) anche un ottimo convertibile. 

Opportunità di mercato in ambito PCe
Opportunità di mercato in ambito PCe

Se per Microsoft tutte le ricerche di mercato segnalano un’opportunità per accelerare la crescita dei dispositivi PCe, facendo leva sui fattori di forma più innovativi, noi pensiamo che sia ancora da bilanciare, a scaffale, l’offerta di qualità medio bassa (oggi ampiamente presente), con un’effettiva offerta di dispositivi 2-in-1 detachable di qualità, a un prezzo tale da giustificarne l’acquisto anche in confronto a un laptop.

Noi pensiamo che, almeno per il momento, proprio il laptop – magari sì convertibile, e certamente ultraleggero – resti una tipologia di dispositivo raramente sostituibile per una serie di task. Chi può spendere one shot mille euro per un dispositivo, a nostro avviso dovrebbe valutare con attenzione i rischi dell’acquisto di un 2-in-1. Meglio forse ancora oggi acquistare un laptop come si deve, magari convertibile, e poi pensare con calma a un tablet, se davvero si ha la sensazione di non riuscire a fare tutto il resto con il proprio smartphone. La scelta del tablet, in questo caso, apre la possibilità di non dover utilizzare solo Windows 10 sia per l’esperienza di computing, sia per l’utilizzo di un 2-in-1 come tablet. 

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