Il ?piccolo? cresce

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Con l’Intel Core Duo aumentano le prestazioni e il prezzo, ma non l’ingombro

Il primo Mac mini, presentato oltre un anno fa, aveva lo scopo di far provare l’esperienza Mac senza dover spendere un patrimonio. Di qui il prezzo aggressivo (anche a costo di ?limare? qualcosa sulle dotazioni di serie) e la configurazione atipica – veniva venduto senza monitor, tastiera e mouse. Con la seconda versione del mini, ormai diventato un piccolo oggetto di culto per la sua estetica minimalista, Apple ha cambiato strada: stavolta l’obiettivo dichiarato era creare un PC da mettere in soggiorno, magari a fianco del costoso televisore ultrapiatto che troneggia al posto d’onore. Per questo, anche se sembra uguale (fuori), il mini (dentro) è completamente diverso. La scheda madre ora è basata su processori Intel, di tipo Core Duo a 1,66 GHz (con due nuclei di elaborazione, quello che abbiamo provato) e Core Solo a 1,5 GHz (il modello d’ingresso, dalle prestazioni più limitate). Due alloggiamenti consentono di portare la memoria RAM, di tipo DDR2, dai 512 Mb forniti fino a 2 Gb. All’interno trovate poi un disco fisso Serial ATA da 80 Gb da 2,5?, il masterizzatore DVD doppio strato, e le interfacce Wi-Fi a 54 Mbps e Bluetooth 2.0. Non c’è più la scheda grafica ATI, sostituita da quella integrata Intel GMA950 a memoria condivisa (cosa che costringe a espandere subito la RAM, se si pensa di usare il sistema in modo pesante). Sul retro della macchina si vedono diverse modifiche: le prese USB 2.0 sono adesso 4, affiancate da una Firewire, un connettore di rete Gigabit Ethernet e un collegamento DVI per il monitor (viene fornito anche l’adattatore per VGA). Inoltre, ora ci sono ingresso e uscita audio, sia digitale (ottica) che analogica. È sparito invece il vecchio modem. Sul frontale, nascosto nella fessura del masterizzatore, ecco l’ultima aggiunta: il sensore per il telecomando FrontRow, lo stesso dell’iMac e dell’iPod, che insieme al suo software trasforma il computer in un ?media center? capace di riprodurre musica, filmati, fotografie, DVD eccetera. Per il nuovo nato, Apple dichiara prestazioni fino a 4 volte maggiori di quelle del predecessore. Diciamo subito che si sono raggiunte solo in pochi compiti, nei quali il processore Intel macina numeri molto più rapidamente del vecchio G4. Quando Apple ha iniziato la migrazione a Intel, ha dovuto far riscrivere i programmi in modo che girassero senza apposite modifiche, sia sui processori PowerPC sia sui nuovi. Con questi software, che Apple chiama Universal, il chip Intel può esprimere appieno la sua potenza. Se invece l’applicazione che si vuole lanciare è scritta per il vecchio processore, entra in azione un emulatore, che a prezzo di un dimezzamento delle prestazioni traduce il programma in tempo reale, mentre esso gira. Con i programmi Universal, il Mac mini è una macchina veloce, capace di riprodurre film in alta definizione senza il minimo sforzo, e in grado di far girare senza fatica anche software ?pesante? come quello della linea Pro di Apple. Nessun problema ovviamente con la suite multimediale iLife06, fornita di serie, che qui appare fluida come non mai. A titolo di curiosità, segnaliamo che è possibile far girare sul mini persino Windows; le prestazioni sono paragonabili a quelle di macchine Core Duo nate per il sistema di Redmond. Dopo tutte queste novità piacevoli, l’unico neo è il prezzo: la macchina con Core Duo costa ben 879 euro, parecchi per essere il ?punto d’ingresso? nel mondo Mac; a meno che vogliate considerare la versione con Intel Core Solo, che è disponibile da 659 euro.

Autore: ITespresso
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