Il popolo di Internet e la stampa mondiale condannano la Ferrari di Montezemolo, di Schumacher e di Todt

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La Federazione Internazionale dellAutomobile convoca dirigenti e piloti del Cavallino per il 26 giugno a Parigi. Maranello arroccata su una assurda linea di difesa. Cresce il rimpianto per lepoca di Enzo Ferrari

Nel numero di ieri del nostro quotidiano on-line parlavamo di Internet – a proposito di Gilles Villeneuve e di Michael Schumacher, due miti della Ferrari di ieri e di oggi – come di una cartina di tornasole per il valore degli eroi. Ci eravamo anche chiesti quanti siti web avrebbe potuto avere il pilota tedesco nel 2022. In ventanni il suo sfortunato predecessore presso il team di Maranello diventato una leggenda planetaria, con 51.800 siti sparsi in tutto il mondo. Non crediamo che lattuale campione del mondo in carica arriver a tanto, soprattutto dopo i fatti dellaltro giorno a Zeltweg. Luca Montezemolo, che conosce le dure regole dello sport (oltre che di automobilismo, ha anche esperienze di calcio), sa che in certi casi la migliore difesa lattacco. E quello che ha fatto ieri, convocando la stampa a Maranello e inaugurando ufficialmente la linea di difesa che Henri Peter (labilissimo avvocato svizzero specializzatosi nel togliere le castagne dal fuoco per conto della Casa emiliana) dovr sostenere il 26 giugno a Parigi, di fronte al Consiglio Mondiale della Federazione Internazionale dellAutomobile. Ma ieri stata anche la giornata in cui il popolo di Internet e la grande stampa dinformazione di tutto il mondo (attenzione non solamente quella sportiva) hanno espresso la loro condanna unanime nei confronti della Ferrari di Luca Montezemolo, di Michael Schumacher e di Jean Todt per come il team si comportato a Zeltweg. Gi, come si sono comportati gli uomini di Maranello in Austria? Esattamente come se la Formula 1 e la Ferrari (parliamo di patrimonio storico di ieri e non di quello economico di oggi) fossero un loro esclusivo appannaggio. In pratica, per il fatto di avere costruito la migliore monoposto da Gran Premio di questanno (capita alla McLaren e alla Williams lo hanno fatto per anni), a Maranello si sentono in diritto di gestire il risultato di una prova del Campionato del Mondo di Formula 1 come se fosse una corsa organizzata per la festa del patrono sulla pista di Fiorano e disputata con le Stilo del Gruppo Fiat. Che importanza ha se ci vanno di mezzo limmagine stessa del massimo challenge di automobilismo sportivo professionale del mondo e i soldi degli scommettitori di diecine di Paesi (questo secondo problema non rilevante per Todt lui non scommette)? Che importanza ha se la stessa storia sportiva della Ferrari viene messa in discussione di fronte a una platea in mondovisione? Montezemolo attacca lunica cosa che pu fare, in attesa della convocazione a Parigi per la fine di giugno e in attesa che i fan di Maranello dimentichino presto, magari con il viatico di un altro titolo della prima guida di Maranello .Ma – anche se unica – la difesa assurda e insostenibile, per non dire arrogante e pretestuosa, oltre che imprecisa nella fornitura di alcuni dati storici. Nel 1974, non fu Enzo Ferrari a decidere di sostenere Niki Lauda negli ultimi due Gran Premi della stagione (quello del Canada a Mosport e quello degli Stati Uniti a Watkins Glen), a svantaggio di Clay Regazzoni, che pure era in testa alla classifica provvisoria del mondiale. Quanto alla teoria secondo cui la decisione di Zeltweg stata giusta ai fini del campionato di questanno, in quanto alla Ferrari purtroppo capitato di perdere recentemente dei mondiali allultima corsa e per pochi punti, una teoria monca. Bisognava completarla dicendo che quei mondiali li ha perduti Schumacher per alcuni errori personali (crediamo sia sufficiente citare il folle attacco allarma bianca contro la Williams di Jacques Villeneuve, colpevole di avere superato la Ferrari del tedesco in un punto dove la prima guida di Maranello non se lo sarebbe mai aspettato). Tempo fa un direttore di giornale ha scritto che a Maranello Montezemolo stava studiando da patriarca. Una tesi da dimostrare. Enzo Ferrari (chi scrive lo ha conosciuto per diverso tempo) stato e rester per sempre lunico vero patriarca di Maranello. Come tutti gli uomini della sua terra, Ferrari era istintivo e sanguigno, capace di grandi benevolenze ma anche in grado di legarsela al dito e farla pagare con gli interessi, magari a distanza di anni. La sua era una Ferrari che andava – oltre che a benzina – anche a Lambrusco e non cera bottiglia in grado di contenerne il suo spumeggiare naturale. Aveva una visione delle cose della vita e delle corse automobilistiche che stata unica. Magari non sar stato un capitano dindustria moderno come Montezemolo, ma amava e capiva le corse – intese come uomini e vetture da competizione – pi di tutti quelli che lhanno seguito e potranno seguirlo in futuro. Gli piacevano gli attaccanti e si divertiva ad avere una squadra a due punte che vincesse il migliore. Quanto alla tesi sostenuta recentemente da un collega di un altro giornale – anche questo tutto da dimostrare – secondo cui non c mai stato nella storia della Ferrari un periodo di impegno sportivo difficile come lattuale in termini di confronto con i colossi dellindustria automobilistica mondiale, ci permettiamo di ricordare solamente un episodio la famosa guerra dei quattro anni della met degli anni Sessanta. Dal 1964 al 1967, gli uomini e le vetture Sport-Prototipo di Maranello si confrontarono con gli imponenti mezzi tecnico-economici messi in campo da Ford e General Motors, rispettivamente il secondo e il primo costruttore automobilistico del mondo dellepoca. Nonostante la disparit di mezzi (la Ford aveva anche lapporto della Nasa), la Ferrari vinse tre campionati su quattro, perdendone uno ai punti, con lattenuante degli scioperi che nel 1966 attanagliavano lindustria metalmeccanica del nostro Paese.

Autore: ITespresso
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