Il progetto Linux di Ibm

Management

Carol Stafford, responsabile delle strategie Linux di Ibm, spiega come il sistema operativo open source può vincere le sfide della sicurezza e delle prestazioni

Ibm è certamente uno dei più strenui sostenitori di Linux e ha già investito miliardi di dollari perché i suoi sistemi supportino pienamente il sistema operativo open source. Nel mondo dei mainframe Ibm ha mostrato che Linux è adatto a rispondere, anche in un contesto aziendale, al più impegnativo dei compiti. Carol Stafford è vice presidente mondiale per le attività legate alle vendite di Linux in Ibm e ha il compito di portare il sistema operativo open source all’attenzione dei principali clienti di Big Blue. Stafford ha recentemente rilasciato un’intervista alla rivista Computing pubblicata nel Regno Unito dal medesimo editore di Network News Italia. Lei viene dal mondo dei mainframe, le ha richiesto molto tempo comprendere il potenziale di Linux? Oggi sembra quasi ovvio far lavorare il mainframe e Linux insieme, al primo è affidato il back-end e al secondo il frontend. Ma all’inizio questo tipo di soluzioni non erano contemplate, era tutto bianco o nero: Linux o z/Os (il sistema operativo dei manframe). Inizialmente bisognava comprendere come meglio approcciare la questione, ci siamo riusciti bene e oggi disponiamo dei modelli iSeries che sono piccoli mainframe ad altissime prestazioni, con server virtuali Linux e un sistema di database altamente sofisticato. In questo modo i nostri clienti vedono consistenti miglioramenti, fino al 60% in termini di throughput, nelle prestazioni di applicazioni come, per esempio, Sap. Quanto successo ha Ibm nel business di Linux? Linux sta crescendo rapidamente. In Ibm, nel 2003, è cresciuto dell’80% rispetto all’anno precedente. Nel primo trimestre 2004 tale valore è salito al 92%. Non ho ancora visto i dati del secondo trimestre, ma le previsioni indicano una crescita superiore alle attese. Circa l’80% dei clienti hanno progetti Linux di qualche genere in fase di sviluppo e noi stessi abbiamo 3500 progetti attivi, dai portali Web ai sistemi per la gestione di grandi transazioni Sap. La nostra fabbrica di Fishkill, nello stato di New York, dedicata alla produzione dei chip Power, si basa interamente su Linux. Ricerca, sviluppo, produzione, robotica, acquisti, tutto gira su Linux. Vediamo una crescente diffusione a livello di grandi imprese, in particolare nei settori dei servizi finanziari e della distribuzione al dettaglio. Stiamo lavorando per rendere la nostra tecnologia basata sull’architettura Power e su Linux pervasiva. Linux è parte integrante della nostra tecnologia grid ed è utilizzato in tantissimi settori: da quello dei videogame, ai set-top-box per i dispositivi che consentono la registrazione digitale dei programmi televisivi. Come si comporta il grid computing dal punto di vista del business? Il grid è oggi un’architettura che inizia a essere meglio compresa, soprattutto in ambito scientifico e per applicazioni legate alla ricerca, già oggi in tutto il mondo i laboratori di ricerca possono collegare le loro macchine tramite il grid. Recentemente sono stata in Finlandia a parlare con il Computer Research Institute che ha appena vinto un progetto di ricerca dell’Unione europea senza fare uso di potenza computazionale perchè sono in grado di utilizzare, attraverso il grid, risorse informative di altri dipartimenti di ricerca nel mondo. Il grid sta aiutando Linux ad arrivare in nuovi mercati. Ci sono mercati emergenti dove Linux è considerato una piattafor a desktop, si pensi alla Cina, dove il mercato del software vale, secondo Idc, 35 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Linux è destinato a diventare il sistema operativo per eccellenza, non ci sarà bisogno di altro? Non crediamo a questa teoria. Crediamo che la crescita continuerà ad esserci soprattutto in aree dove Microsoft sta perdendo terreno, per esempio nei server, dove prevediamo conquisterà una quota di mercato pari a quella di Microsoft, già nel 2006. Non credo che nell’immediato futuro potrà sostituire sistemi come z/Os, in applicazioni database o di infrastrutture, dove si gestiscono grandi volumi di transazioni. Crediamo che sia in grado di offrire capacità di alto livello nell’ambito del front-end, consentendo ai potenti sistemi di back-office di eseguire più operazioni. Così non è d’accordo con Microsoft che vede Linux quale prodotto esclusivamente per i server? La nostra strategia è sempre stata legata al server. Ma sono i nostri clienti che ci stanno spingendo a estenderla anche al desktop. Idc prevede che Linux su desktop crescerà del 30% l’anno. Abbiamo 30mila desktop Linux in Ibm. Ai nostri clienti che desiderano usare Linux sui desktop diciamo di segmentare i loro utenti, alcuni lo potranno usare facilmente, per esempio dove si devono eseguire semplici compiti, come negli sportelli bancari. In Ibm, entro il 2006, prevediamo di avere tra i 50mila e i 60mila desktop Linux. Si pensava che il costo fosse il principale motivo di adozione di Linux, la sicurezza è oggi più importante? Tutti cercano di risparmiare denaro, alcuni ne hanno risparmiato poco, altri moltissimo. Ci sono due cose che sono molto importanti per le imprese: una è la sicurezza, l’altra sono le prestazioni. Se un sistema diventa maggiormente pervasivo è più facile che sia oggetto di attacco da parte di pirati informatici, ciò è vero ma con Linux ci sono due aspetti nuovi. Primo: è stato costruito tenendo conto della sicurezza fino dall’inizio, è piccolo e quindi più facile da sistemare in caso di problemi. In secondo luogo il mondo open source è in grado di diagnosticare e risolvere la maggior parte dei problemi in un tempo non superiore ai 30 minuti. Così se, per esempio, si verifica un problema in Europa, c’è qualcuno in India o negli Stati Uniti pronto a rilevarlo e a risolverlo. Il fatto che il codice di Linux sia così leggero si traduce anche in vantaggi dal punto di vista delle prestazioni.

Autore: ITespresso
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