Il quinto no contro ACTA

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A inizio luglio il Parlamento è chiamato ad esprimersi sul controverso ACTA. Ma il quinto no consecutivo ad ACTA, ipoteca pesantemente il parere dell’Europarlamento

Fra il 3 il 5 luglio il Parlamento sarà chiamato a votare sul trattato anticontraffazione ACTA, ma, salvo sorprese, l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), in stand-by dopo le proteste, le forti perplessità degli esperti e le retromarce delle cancellerie, riceve un nuovo colpo al cuore: il quinto no contro ACTA porta la firma dell’Inta, la commissione che si dedica alla regolamentazione del commercio internazionale. Il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo nei mesi scorsi, suscitando proteste in tutta Europa. In prima fila contro ACTA i partiti Pirata europei.

Il quinto no (19 contro, 12 a favore e nessuna astensione) arriva dopo il parere negativo, espresso in precedenza dalle quattro commissioni Giuridica, Industria, Sviluppo e Libertà Civili.

Solo il commissario Karel De Gucht aveva pubblicamente ppoggiato il trattato, definendolo non pericoloso per le “nostre libertà, ma è invece una forma di tutela per il nostro sostentamento”. De Gucht aveva chiesto l’intervento della Corte di Giustizia UE, dopo che 2,4 milioni di cittadini europei avevano firmato petizioni contro il trattato ACTA. Le firme sono state consegnate al Parlamento europeo, il cui semaforo verde è condizione necessaria per l’entrata in vigore nella’ Unione europea (UE). La petizione supportata dall’associazione Avaaz afferma che ACTA è “pericoloso”, può diventare un grimaldello per mettere bavagli digitali al Web: “Acta potrebbe consentire alle corporazioni di censurare internet“.

In gioco è la “compatibilità di Acta con i diritti fondamentali Ue, come la libertà di espressione, di informazione o di protezione”. E quasi due milioni e mezzo di cittadini europei hanno espresso la loro contrarietà a mettere a richio la Rete. Ora tocca all’Europarlamento dire la sua sul controverso ACTA.

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