Il Rapporto Caio è in download per tutti

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Sono 12 italiani su cento in Digital Divide e le Adsl veloci sono un bluff. Finisce online su Wikileaks il rapporto che fotografa il divario digitale italiano e offre tre possibili soluzioni per portare la banda larga vera agli italiani: con l’intervento pubblico

Il Rapporto Caio è in download per tutti. Finisce online su Wikileaks il rapporto che fotografa il digital Divide italiano e offre t re possibili soluzioni per portare la banda larga vera agli italiani.

L’apartheid digitale riguarda 12 italiani su 100, pari a circa 7 milioni di cittadini. Ma c’è di più: come denunciato da VNUnet.it e associazioni consumatori , le Adsl da 20 Megabit, sono in molti casi un bluff: i 10 megabit sono un’utopia troppo spesso.

La situazione è destinata a deteriorarsi: servono 1,2-1,3 miliardi di euro per offrire al 99% della popolazione una banda larga almeno di 2 megabit, entro il 2011. Basterebbe sfruttare i fondi del disegno di legge 1082 sullo sviluppo economico.

Il piano del super-esperto Francesco Caio consiglia l’intervento pubblico: perché mancano gli investimenti (nonostante Fastweb) e Telecom non può ingranare la marcia.

Consegnato al governo il Rapporto di Francesco Cai o (intitolato Opzioni di politica industriale per la banda larga) sullo stato della banda larga e lo sviluppo delle telecomunicazioni in Italia, il Rapporto Caio suggerisce tre

opzioni: la creazione di una società per la rete fissa, che con un misto integrato di fibra ottica e rame (Ftth o fibre-to-the-home, point to point), permetterebbe la copertura di 100 città, arrivando nel 50% delle case; puntare solo sulla fibra ottica, coprendo il 25% delle case; investimento pubblico limitato (modello olandese) e la copertura di 10-15 città attraverso reti locali in fibra grazie a partnership con privati (modello scandinavo).

L’imposizione a Telecom Italia dello scorporo forzato della rete, è la più difficile.

Il rapporto analizza, in un centinaio di pagine, a fondo la politica industriale e si interroga sulle strategia italiane per capire dove l’Italia vuole collocarsi tra 5-6 anni nel mercato della broad band, in termini di copertura e penetrazione della fibra per le comunicazioni.

Ieri il presidente della commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, Mario Valducci, ha invece ritirato fuori dal cilindro il fatto dell’italianità: si auspica che la rete fissa rimanga italiana, magari adottando il modello Terna.

Il controllo di Terna, rete di trasmissione nel settore elettrico, è passato da Enel alla Cassa depositi e prestiti: la Cdp potrebbe agire analogamente con la rete fissa di Telecom.

Autore: ITespresso
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