Il Rapporto Città Digitali arriva all’ottava edizione

NetworkProvider e servizi Internet

L’Italia è divisa in due e procede a due velocità secondo il rapporto redatto da Rur e Censis. Quanto prima andrà colmato il gap culturale. Distante ancora l’e-democracy

Ieri a Roma è stata presentata l’annuale indagine sui siti Internet delle Pubbliche Amministrazioni locali condotta dall’Osservatorio Città Digitali di Rur e Censis. L’ottavo Rapporto Città Digitali annuncia un miglioramento sullo stato del governo italiano nella Penisola. Il 97,1% dei comuni, il 98% delle province e tutte le regioni hanno una presenza in Rete. Le prestazioni e l’efficienza dei servizi online hanno raggiunto livelli di qualità in alcune regioni, come l’Emilia Romagna, che è stata all’avanguardia sul Web da sempre. Ma non mancano sorprese come regioni, apparentemente più periferiche ma che risultano invece in pole position nei servizi via Internet come la Liguria. Tra le province palma d’oro a Milano e Trento, tra i comuni Torino e Firenze. Ma anche i comuni “minori” non sono trascurati: Carpi (Mo) e Sesto San Giovanni (Mi) al top. Ampio spazio viene inoltre offerto al delicato tema dell’e-governance e della partecipazione online per lo sviluppo della cittadinanza digitale, come attenzione è rivolta all’open source. Gli enti comunali impiegano l’open source nel 41,7% dei casi come sistema operativo e nel 42,7% come server. Sono accessibili al livello A (secondo le linee guida del World Wide Web Consortium, essendo i parametri della legge ancora in forma di bozza) solo i siti Web di 6 regioni su 20, 13 province e 16 comuni capoluogo. Purtroppo l’aspetto negativo fotografato dal Rapporto riguarda il doppio binario su cui l’e-government italiano sembra procedere: da una parte un Centro-Nord in corsa sulle autostrade digitali, dall’altra un Sud sempre più distaccato da un gap culturale che non riesce ad afferrare il treno dell’informatizzazione dei servizi nelle Pubbliche amministrazioni locali. Questo digital divide tutto italiano dev’essere quanto prima eliminato e il gap culturale va colmato per evitare un’Italia digitale a doppia velocità che non fa comodo a nessuno. Forse un piccolo, primo passo, può essere rappresentato dal bonus di 200 euro che verrà fornito dal governo alle famiglie in difficoltà economica: l’alfabetizzazione informatica deve proseguire, anche per stimolare l’e-government e soprattutto la partecipazione dei cittadini, a migliorarsi e a progredire ovunque.

Autore: ITespresso
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