Il ritorno di Napster

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Entro la fine di questanno, il famoso servizio di song-swapping sarà rilanciato, dichiara la nuova proprietaria Roxio

Napster, lincubo dellindustria discografica, contava, nel 2000, il suo momento doro, oltre 60 milioni di persone che utilizzavano il suo software per copiare e scambiarsi file musicali gratuitamente, fino al momento in cui le cinque maggiori case discografiche portarono in giudizio la compagnia per violazione del copyright. Le case discografiche hanno a lungo attribuito a questo tipo di servizio la colpa del declino delle vendite. Dopo la bancarotta dellanno scorso, gli attivi di Napster sono state acquisite da Roxio, che produce software per la copia di CD e progetta di rilanciare Napster come servizio a pagamento. Roxio ha anche assunto come consulente Shawn Fanning, fondatore di Napster. Vorremmo rilanciare il servizio entro la fine dellanno ha dichiarato Kathryn Kelly, portavoce di Roxio. Ma ciò non avverrà finché non riusciremo a farne un servizio legale. La compagnia ha cercato di accordarsi con le cinque maggiori etichette discografiche – Vivendi Universals Universal Music Group; Sony Music; AOL Time Warner Inc.s Warner Music Group; Bertelsmann AG; e EMI Group Plc – per dare in licenza la loro musica. Roxio ha in progetto di fornire servizi che prevedano il pagamento di una quota per ogni singolo brano, oltre a servizi di abbonamento che consentano agli utenti lo scaricamento di brani dietro pagamento di una quota mensile. Roxio non è la prima compagnia che cerca di fare di Napster un business legale. Bertelsmann, nellottobre 2000, aveva sconvolto lindustria discografica dichiarando di voler investire in Napster, con lobiettivo di lanciare una versione legale del servizio tramite abbonamenti. Ma Napster aveva esaurito i fondi prima che Bertelsmann trovasse il modo di tassare i consumatori per i download. A settembre, la corte fallimentare aveva bloccato lacquisizione degli attivi di Napster da parte di Bertelsmann. Roxio ha cercato di rilevare la maggior parte degli attivi di Napster senza assumersi nessuna pendenza in corso. Questo non ha impedito che la settimana scorsa Bertelsmann sia stato citato per danni per un totale di 17 miliardi di dollari dalle case discografiche, che lo accusano di aver prolungato la vita di Napster fino al 2002, continuando a permettere le violazioni del copyright.

Autore: ITespresso
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