Il riuso delle informazioni del settore pubblico

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Le informazioni del settore pubblico sono un’importante materia prima
per iprodotti e i servizi imperniati sui contenuti digitali.

ROMA. Il CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) ha recentemente costituito un gruppo di lavoro (referente: Pierluigi Ridolfi, componente CNIPA; coordinatore: Gabriele Lazzi; Elettra Cappadozzi, Mauro Draoli, Caterina Lupo, Franco Ronci) che, in una prima fase, dara’ supporto al Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie nell’ elaborazione di una progettata direttiva nazionale e nelle attivita’ per il recepimento della Direttiva europea n. 2003/98/CE relativa al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico; curera’ l’avvio di un’indagine conoscitiva sulle possibilita’ di accelerare l’interscambio ed il riuso di dati pubblici; fornira’ assistenza alle pubbliche amministrazioni e promuovera’ azioni di comunicazione e promozione sul tema. Inoltre, anche con la collaborazione della societa’ Allaxia, selezionata attraverso un’ indagine di mercato, lavorera’ per individuare alcune specifiche aree di possibile riuso su cui attivare confronti e progetti sperimentali. La Direttiva Comunitaria n. 2003/98/CE approvata il 17 novembre 2003 e pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. L 345 del 31/12/2003 individua nelle informazioni del settore pubblico (di tipo sociale, economico, geografico, climatico, turistico, in materia di affari, di brevetti, di istruzione…) “un’importante materia prima per i prodotti e i servizi imperniati sui contenuti digitali”, da riutilizzare per “sfruttarne il potenziale e contribuire alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro”. La Direttiva invita pertanto gli Stati membri a favorirne il riuso, incoraggiando gli enti pubblici a rendere disponibili i documenti, creando indici on-line dei documenti disponibili, provvedendo licenze standard per il riutilizzo. Per documento si intende “qualsiasi contenuto, a prescindere dal suo supporto” e per riutilizzo “l’uso di documenti in possesso di enti pubblici da parte di persone fisiche o giuridiche a fini commerciali o non commerciali diversi dallo scopo iniziale nell’ambito dei compiti di servizio pubblico per i quali i documenti sono stati prodotti”. Si precisa anche che lo scambio di documenti tra enti pubblici in adempimento dei loro compiti istituzionali non costituisce riutilizzo. La Direttiva si applica solo a documenti e informazioni privi di vincoli (di proprieta’ intellettuale, di sicurezza, ecc.), escludendo esplicitamente le informazioni detenute da emittenti di servizio pubblico, istituti d’istruzione e di ricerca, musei, biblioteche, archivi ed altri enti culturali. Sono anche esclusi, naturalmente, i dati personali. La Direttiva disciplina il riutilizzo indicando che i documenti debbono esser messi a disposizione del richiedente, ove possibile per via elettronica, entro un lasso di tempo ragionevole (normalmente 20 giorni); i documenti sono messi a disposizione in qualsiasi formato e lingua preesistente, senza obbligo di adeguarli o di crearne di nuovi per soddisfare la richiesta; l’eventuale corrispettivo in denaro non deve superare i costi di raccolta, produzione, riproduzione e diffusione, maggiorati di un congruo utile sugli investimenti; gli enti pubblici possono autorizzare il riutilizzo incondizionato di documenti o imporre condizioni, anche attraverso una licenza; le condizioni poste per il riutilizzo di documenti non debbono comportare discriminazioni per categorie analoghe di riutilizzo; sono possibili licenze con diritti esclusivi, rese pubbliche, soggette a riesame periodico e con scadenza periodica, solo per l’erogazione di servizi d’interesse pubblico. StudioCelentano.it

Autore: ITespresso
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