Il ruolo strategico dello storage nelle aziende italiane

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Un’indagine NetConsulting promossa da EMC fra le aziende con un fatturato superiore ai 500 milioni

L’obiettivo dell’indagine NetConsulting – EMC era comprendere le dinamiche e i trend di investimento delle aziende di grandi dimensioni, riguardo all’adozione di soluzioni di storage, sia hardware che software, per la gestione di dati e informazioni. In sintesi, si è voluto valutare quanto nelle grandi aziende sia percepita la strategicità della gestione delle informazioni e quali sono le azioni poste in essere per migliorare la situazione attuale grazie alle nuove opportunità offerte dal mercato. Dall’analisi dei risultati emerge un’adozione prevalente delle Storage Area Network (SAN), rilevate presso il 74% delle aziende intervistate, seguite dai Network Attached Storage (NAS), con il 28%, e dai Direct Attached Storage (DAS) presenti soltanto presso il 18% delle aziende. In termini di soluzioni software, l’82% delle aziende adotta una soluzione di Storage Management. Il settore dei servizi risulta meno coperto da questo punto di vista, mentre sono le aziende del settore Telecomunicazioni ad adottare maggiormente questa tipologia di soluzioni, considerata anche la mole di dati che devono conservare e gestire, anche in ottemperanza a normative di settore. Il budget dedicato allo storage, pur registrando una crescita del 9% nel 2005 rispetto al 2004 a testimonianza degli investimenti realizzati in questa area, rappresenta una quota poco rilevante del budget IT nel suo complesso, pari al 5,7%. A fronte di questo dato complessivo, si rilevano differenze tra settori: l’incidenza più bassa riguarda il Finance, con una percentuale di budget destinato allo storage pari al 3,1% nel 2005 e una spesa media in storage pari a 4,3 milioni di euro; il Telco è il settore caratterizzato dalla spesa più elevata sia in termini assoluti, con un budget medio pari a 15,8 milioni di euro, sia in termini di incidenza sul budget IT, pari al 7,9%. Peraltro, la limitata disponibilità di budget rappresenta il principale fattore di freno agli investimenti in storage, in particolare presso le aziende dell’Industria e del Finance, a cui si aggiunge in alcuni casi la difficoltà da parte del CIO di far percepire la strategicità di questa tipologia di investimenti presso il top management. L’analisi dei trend di investimento in ambito storage evidenzia, tra le aree progettuali principali, quella relativa alla Storage Consolidation, che riguarda il 40% delle aziende intervistate, con una maggiore pervasività presso Finance e Telco/Media, settori in cui la razionalizzazione delle infrastrutture IT ha assunto un’importanza prioritaria negli ultimi anni e l’obiettivo primario è conseguire un risparmio dei costi di gestione IT. Al secondo posto si colloca la realizzazione di NAS centralizzati per servire gli uffici periferici (22%), tra i progetti prioritari del settore Servizi. La Storage Virtualization, che rappresenta un passo ulteriore verso l’ottimizzazione della capacità di storage grazie alla realizzazione di un’allocazione dinamica delle risorse, è un progetto previsto solo dal 20% delle aziende, in gran parte del settore Telco. Infine, i progetti di Storage Management riguardano solo il 16% del campione, dato piuttosto basso, che si spiega con l’ampia diffusione di soluzioni di storage management analizzata in precedenza. I progetti di Disaster Recovery risultano essere prioritari per tutti i settori analizzati, essendo già avviati presso il 68% delle aziende, in particolare presso la totalità delle aziende del Finance e del Telco/Media, dove la continuità del business è considerata priorità strategica, come dimostra il fatto che oltre i tre quarti delle aziende con progetti di Disaster Recovery in corso affermano che questi progetti rientrano in un più ampio piano di Business Continuity. La domanda di storage è sempre più connessa alla gestione ottimizzata di dati e informazioni; per questo un’area dell’indagine è stata dedicata a questa tematica. Si è cercato di capire quali siano le aree aziendali in cui la gestione delle informazioni assume maggiore criticità, anche in risposta all’esigenza di ottemperare alle normative che regolamentano la gestione e la conserva zione dei dati.Tra queste, emergono principalmente l’area Amministrativo Contabile, per tutto quello che riguarda fatture e scritture contabili, e quella relativa alle Vendite, in particolare connessa alla Gestione del cliente. Oltre alle esigenze endogene di gestione ottimale delle informazioni, è stato verificato se vengono percepite esigenze esogene, legate alle normative in vigore, sempre più stringenti in materia di trattamento dati e informazioni. Il 70% delle aziende ha affermato che esistono informazioni che bisogna gestire in conformità a normative; questa necessità copre la totalità delle aziende del Finance e del settore Telco/Media, mentre il 34,4% dell’Industria e il 37,5% dei Servizi dichiarano di non dover gestire alcune tipologie di informazioni in conformità a regole stabilite, probabilmente sottovalutando gli obblighi normativi vigenti. Le ultime due aree relative alla gestione delle informazioni su cui si è concentrata l’analisi sono gestione/ archiviazione delle mail e Information Lifecycle Management. È stato rilevato che il volume di email negli ultimi due anni è aumentato del 42,4% e nel settore Telco/Media l’incremento ha raggiunto il 55%. Per questo, quasi il 50% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere intenzione di introdurre una soluzione di storage per la gestione delle e-mail, percentuale che nel settore Telco/Media raggiunge i due terzi. Gli obiettivi dell’introduzione di questa soluzione riguardano principalmente la continuità del servizio, seguita dal miglioramento dell’efficienza del back up. Infine, proseguendo sul filone della gestione delle informazioni, il concetto di Information Lifecycle Management, come metodologia di gestione dei dati che ha l’obiettivo di utilizzare in modo ottimale le diverse risorse di storage in funzione del valore, variabile nel tempo, delle informazioni archiviate e secondo la frequenza con cui queste vengono utilizzate, è noto al 64% delle aziende interpellate. In particolare, la totalità delle aziende del Telco/Media e l’83% delle aziende del Finance dichiarano di conoscere la definizione di ILM. Di fatto, però, nessuna afferma di avere già adottato questo tipo di gestione delle informazioni. Soltanto il 12% dichiara di avere un progetto in corso e il 20% di prevedere attività in tal senso. Il settore Telco/Media, anche in questo caso, risulta essere quello maggiormente innovatore, dal momento che due terzi delle aziende intervistate in questo settore dichiarano di avere un progetto in corso. In sintesi i risultati dell’indagine evidenziano una situazione fortemente differenziata nell’approccio adottato dalle grandi aziende italiane verso la gestione di dati e informazioni. Da una parte, infatti, si collocano le aziende del settore Telco, che sia per ragioni legate alle caratteristiche del business, sia per ragioni di tipo normativo, evidenziano una maggiore sensibilità al problema e un approccio più sistemico nelle scelte di investimento legate allo storage e, in generale, alla gestione delle informazioni. Dall’altro, le aziende di Servizi e dell’Industria che, sia per problemi legati all’esiguità del budget sia per una propensione a percepire lo storage come una commodity e, quindi, come mero investimento tecnologico, non sembrano attribuire rilevante strategicità agli investimenti in questione. Il periodo congiunturale che il sistema economico sta attraversando accentua questo comportamento miope, imponendo ai CIO una forte attenzione ai budget, che si traduce nel continuare a rinviare investimenti spesso necessari. La gestione delle informazioni, in funzione del ciclo di vita delle stesse, pur rappresentando un approccio sistemico al problema, viene adottato solo da un numero limitato di aziende. Molti sono i fattori che dovrebbero spingere le aziende a valutare investimenti diretti ad ottimizzare la gestione di dati e informazioni: ? la crescita prevista di dati da archiviare, che porterà i database aziendali ad assumere dimensioni di Petabyte e oltre; ? la maggiore strategicità che assumerà la disponibilità di dati e informazioni, che sempre più diventa un fattore importante di competitività, considerata la necessità di disporre di informazioni coerenti e adeguate al time-to-market; ? la necessità di garantire la continuità del business, che rappresenta già un’esigenza imprescindibile per alcuni settori, Telco e Finance in primis, ma che lo sarà progressivamente anche per gli altri. Per far fronte alle sfide appena descritte le aziende dovrebbero adottare un approccio più sistemico e meno tattico negli investimenti in storage, che tenga conto delle conseguenze che un mancato investimento produce non solo alla struttura IT, ma al business dell’azienda nel suo complesso.

Autore: ITespresso
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