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Il settore dei server mostra segnali stabili o leggermente in crescita sul versante mercato ma mostra segni di incredibile vitalità per quanto riguarda l’aspetto tecnologico. Cosa succede ma soprattutto cosa ci aspetterà nei prossimi mesi?

Entry server o server high end, architetture Risc o Itanium a 32 e 64 bit, Sparc o Power Pc, blade server, Linux e molto altro. Il settore dei server sarà pure stabile dal punto di vista del mercato come affermano molti analisti, ma certamente non è fermo dal punto di vista tecnologico. Crescono le potenzialità e allo stesso tempo le richieste; gli esperti ritengono aumenti anche la richiesta di proposte standard, per cercare di contenere i costi e al contempo ridurre la complessità; altri affermano si stiano diffondendo i sistemi ultradensi, in particolare quelli blade, di cui oggi è disponibile un’ampia offerta proveniente da più produttori: da Dell a Fujitsu Siemens, da Hp a Sun. Compaq, oggi Hp, è stato il primo marchio ad avventurarsi in questo genere di server e attualmente è presente sul mercato con sistemi basati sia su architettura Intel che Risc, anche se questi ultimi sono specificatamente progettati per le telecomunicazioni. La capacità di un server e la sua potenzialità cresce in funzione delle richieste del mercato: dalla piccola azienda alla corporate, fino alle comunità scientifiche e alla società di engineering che hanno bisogno di grandi capacità di calcolo. Mercato stabile certamente, ma non privo di sorprese, tanto che una società di analisi come Idc ha deciso di apportare alcune modifiche rispetto al rapporto già pubblicato con i risultati e le previsioni riferiti al quinquennio 2000-2005. Alcuni esperti, dai dati degli ultimi trimestri, azzardano l’ipotesi che anche il server, come il computer, possa diventare una commodity, e questo giustificherebbe il calo di fatturato del 18% in Europa nell’ultimo trimestre, ma con un decremento di appena il 2% in termini di pezzi. Anche a livello mondiale il quarto trimestre non è stato esaltante, con un calo di fatturato del 5,2%, ma di contro si è registrata la più importante crescita degli ultimi anni, che si è espressa con un balzo superiore al 15% rispetto al trimestre precendente, grazie ai server di costo inferiore ai 100mila dollari. I cosidetti entry server. Server standard oppure server di piccole dimensioni acquistati in grandi volumi. Sarà questo lo spostamento del settore? Oracle nel frattempo annuncia di voler usare cluster di server Intel, e progressivamente abbandonare le macchine Sun. C’è poi il peso sempre più rilevante di Linux, che secondo gli analisti è destinato a crescere ancora. Già oggi, nonostante la difficoltà oggettiva di capire la realtà visto che con Linux non c’è vendita di licenze, molte aziende, spesso anche senza esserne a conoscenza, stanno usando sistemi operativi open source. Secondo gli esperti, Linux potrebbe puntare su sistemi basati su molti piccoli server e alcune ricerche sembrano confermare tale tendenza. I vendor potrebbe essere tentati dall’offrire sempre di più server predefiniti, completi di applicazioni e creati su specifiche esigenze, marchiati ora con il brand del produttore hardware, ora con quello del produttore di software. Il mercato è stabile, ma le incognite potrebbero essere molte e le sorprese non mancheranno. Molto dipende anche dall’andamento economico mondiale, che per ora, per motivi intrinsechi o per difficoltà derivanti dalla complessità della situazione politica internazionale, non ha ancora dato segnali di grande ripresa.

Analizzando i dati forniti dagli analisti, il quadro del settore server si presenta sostanzialmente stabile. Le categorie nelle quali Idc ha suddiviso i server nella ricerca sono tre: entry server, macchine al di sotto dei 100mila dollari; midrange server, tra 100mila e 999.999 dollari; high end server, con prezzo uguale o superiore al milione di dollari. Secondo Idc, il 2002 si è chiuso con un calo del 12% come fatturato, ma già questo risultato evidenzia un declino inferiore rispetto alla difficile situazione registrata nel 2001. I server di fascia alta mostrano le difficoltà maggiori con un calo di fatturato del 21% nei confronti dell’anno precedente, mentre tiene sostanzialmente la fascia entry level con un declino del 3,9%. Nel 2003 il mercato dovrebbe dare segni di maggiore vitalità, arrivando a un incremento di fatturato dell’1%, che potrebbe sembrare irrilevante, se non si tenesse conto di partire da un calo del 12%. Non ci saranno comunque grandi cambiamenti, almeno tra i top vendor, a meno di qualche acquisizione che potrebbe modificare la quota di mercato di qualcuno. Dopo il picco raggiunto nell’inavvicinabile 2000, con un fatturato di ben 61,4 miliardi di dollari, il mercato dei server è sceso dapprima a poco più di 50 miliardi nel 2001, sino a raggiungere i 44 miliardi del 2002. Ibm mantiene la prima posizione con una share del 29,5%, in crescita di quasi un punto percentuale rispetto al 2001; segue Hp, ancora valutata senza Compaq, e quindi Sun Microsystems che perde leggermente e registra un tasso di crescita inferiore del 12,4%. Dopo la fusione con Compaq, Hp mantiene la seconda posizione, con una share di quasi il 28%, ma il tasso di crescita è in calo del 17,4%. Dell si trova al quarto posto con una share dell’8,2%, in netta crescita rispetto al 6,9 del 2001, con un tasso di crescita del 5,4%. è uno dei pochi vendor, assieme a Nec e ad Apple, oltre a Ibm, ad acquisire quote di mercato rispetto all’anno passato. Gli analisti ritengono che il successo di Dell, che registra una crescita sequenziale negli ultimi due anni, sia dovuta all’efficienza della sua supply chain e al modello di vendita diretta adottato dal produttore. Dell Computer, grazie a poche merci in stock, è riuscita a rispondere efficacemente ai bassi prezzi dei componenti e a riversare tale situazione sulla clientela, con una conseguente crescita delle vendite.

Importante, per l’evoluzione del settore, l’introduzione di Itanium 2 e quindi della tecnologia a 64 bit, che potrebbe dare ancora maggiore impulso al sorpasso della architettura Intel rispetto al modello Risc, che già oggi, rappresenta una quota decisamente inferiore nel mercato dei server nel loro complesso. Itanium punta ad allargare la presenza Intel nei back end dei sistemi informativi, oltre che nei server mainframe, in diretta concorrenza con i Risc. Questo consentirà a Intel di entrare in settori da cui finora era rimasta fuori, soprattutto a livello enterprise. Molto ovviamente verrà deciso dalla disponibilità delle applicazioni, ma Intel certo giocherà tutte le sue carte e le sue buone relazioni con i vari produttori. Già Microsoft, a metà 2002, ha adottato Itanium in Windows 2000 e nel 2003 è previsto il rilascio per la piattaforma .Net Server, che rafforzerà ulteriormente la nuova tecnologia. Anche se rimane sempre l’incognita dell’andamento economico, che se continuerà a essere sostanzialmente negativo non spingerà le aziende a nuovi acquisti. Sta di fatto che Idc ritiene Itanium in crescita nel 2003, con la capacità di superare le 25mila unità e un fatturato superiore ai 450 milioni di dollari. Ma le prospettive sono di crescere almeno di dieci volte da qui al 2006, generando un fatturato di 57 miliardi di dollari per i server che utilizzano questo tipo di architettura. Entrando nel dettaglio delle singole categorie, è evidente la buona tenuta della fascia entry, con un fatturato di 24,4 miliardi. Un successo dovuto alla forte diffusione di server basati su processore Intel che piano piano erode sempre di più il mercato delle macchine Risc based. Non solo, nel 2002 si evidenzia una maggiore separazione di questo comparto dal resto del settore, che lo preserva dalla contrazione del mercato it nel suo complesso, dovuto al cambiamento della spesa in atto nei consumatori, che puntano sempre di più all’ufficio remoto, a una situazione dipartimentale, che tipicamente richiede macchine con una capacità inferiore, equivalenti alla fascia entry server. Un’altra particolarità di questa fascia, la forte concorrenza tra piattaforme Intel e Risc. Sun Microsystems, grazie a una aggressiva politica dei prezzi e al suo forte portafoglio di prodotti a 4 e 8 vie, è riuscita a mantenere una presenza nel comparto di fascia bassa Unix/Risc e a difendersi dalla competizione contro le macchine Intel/Linux. Osservando la classifica dei vendor notiamo una forte Hp in testa a tutti, con una percentuale di quasi il 31% includendo Compaq, ma in calo rispetto a quanto le due aziende complessivamente avevano registrato nel 2001, pari al 35,4%. I tre successivi vendor registrano tutti un aumento delle proprie quote di mercato. Ibm è salda al secondo posto con oltre il 20% di share contro il 17% dell’anno passato; Dell conquista oltre un punto percentuale e si attesta a 14.8%; mentre Sun è al quarto posto con quasi il 14%, anch’esso in crescita. Tutti gli altri produttori hanno quote inferiori al 3% e registrano diminuizioni più o meno rilevanti, a parte Sgi e Apple. Idc ha preso in esame anche il segmento Sias (Standard Intel Architecture Intel) precedentemente denominato Pc Server, che ha registrato un declino ancora inferiore rispetto agli entry server, di appena il 3,1% e che di fatto è stato il comparto maggiormente vitale nel corso del 2002. Un settore sicuramente con grandi prospettive, attualmente disponibile con monoprocessori e architetture Smp a 2, 4 e 8 vie, ma che in futuro sarà prevalentemente rappresentato da strutture ancora più grandi, superiori alle 8-way. Anche in questo caso, è Hp ha detenere il primo posto, sia prima che dopo la fusione, con una share del 34,5%. Il valore di questo mercato è di quasi 16,5 miliardi di dollari, ma gli analisti ritengono che il 2003 non solo potrebbe accelerare l’innovazione tecnologica, ma anche dare maggiore impulso al fatturato. Al secondo e terzo posto troviamo Dell e Ibm, rispettivamente con una quota di mercato del 22% e del 16,5%; a grande distanza Fujitsu Siemens con il 3,2% e tutti gli altri vendor, in calo rispetto al 2001, a esclusione di Apple e Maxdata, che però non hanno nemmeno un punto percentuale di share.

Le due categorie superiori di server non hanno avuto grandi prestazioni nel corso del 2002. La fascia media, nonostante fosse prevista una buona ripresa nella seconda parte dell’anno, che non è arrivata, ha registrato un calo consistente, quasi del 20%, con un fatturato record, in negativo, di poco più di 10 miliardi di dollari. Se si pensa agli oltre 17 del 2000… Non solo, questi risultati non verranno contraddetti almeno fino al 2004 e ci sarà un ulteriore declino nel corso del 2003. Queste performance sono da imputarsi soprattutto al forte calo dei prezzi e alla concorrenza aggressiva in questo campo. In cima al comparto troviamo ancora una volta Hp, sempre includendo Compaq, con il 33,2% di share. In questo caso la fusione ha prodotto un incremento e non il contrario come abbiamo visto in altri segmenti; Ibm, perde quindi il suo primato e scende al secondo posto, con una piccola perdita di share rispetto al 2001, seguita da Sun. Questi tre vendor detengono l’80 del mercato dei server midrange, una tendenza che proseguirà anche nel 2003. Ibm non avrà grandi performance nemmeno quest’anno e registrerà ancora un calo di fatturato, mentre Hp riserva qualche incognita, visto che il suo incremento è dovuto alla fusione. Il 2003 è il primo esercizio fiscale che affronterà come entità unica. Staremo a vedere. Sun, in realtà, è il vendor che ha subito maggiormente l’arrivo di Hp/Compaq e la resistenza nel settore di Ibm, ma sta cercando di porre ripari e già nel corso dell’anno si è proposto con nuovi apparecchi come i sistemi Fire 12K, che presentano caratteristiche simili ai server di fascia alta, e i sistemi ancora superiori fino a 15K o gli innovativi processori Ultra Sparc III con velocità da 900 Mhz a oltre 1 Ghz, che stanno sotituendo i vecchi Sparc II. Con una percentuale del 21%, la fascia alta dei server è quella che detiene il primato negativo del 2002. Il fatturato è sceso dai 12 miliardi del 2001 agli attuali 9,4 miliardi. Questo segmento, essendo rivolto a imprese di grandi dimensioni, è quello che ha subito in misura maggiore le forti pressioni della recessione economica negli ultimi anni. Secondo Idc, questo settore non potrà rialzarsi da questa situazione, a meno di vedere significativi segnali di ripresa e la conclusione di un conflitto che, seppure limitato (e speriamo lo rimanga), coinvolge pur sempre moltissimi paesi, indirettamente o direttamente. Market leader indiscusso degli high end server è Ibm con quasi il 50% di share, in aumento dal 2001, ma con un tasso di crescita negativo con un fatturato in calo da 5 miliardi ai 4,7 attuali. Segue Hp, che dopo la fusione conquista il 14,5% di share, in ribasso rispetto alle quote delle singole società. Segue Sun, che mantiene sostanzialmente la sua posizione, ma che vede il vendor subito alle sue spalle, Fujitsu guadagnare posizioni e raggiungere uno share del 7,4%. Dalla quinta posizione in giù, i produttori hanno tutti quote inferiori al 4%, evidenziando anche in questo caso un mercato in mano a ben pochi produttori.

Il mercato di server manterrà la propria dinamicità, afferma Idc. Finché i produttori riusciranno a offrire una buona scelta di soluzioni e di applicazioni, il mercato risponderà bene e sarà spinto a dotarsi di sistemi sempre più adeguati alle proprie esigenze e al proprio carico di lavoro. Da una parte, secondo le statistiche, nella fascia entry la maggior parte della spesa server, oltre il 60%, è destinata all’infrastruttura it; mentre per gli altri segmenti la stessa percentuale viene usata per processi di business e supporto ai diversi processi aziendali. Il comparto midrange è destinato a diminuire, soprattutto a causa della forte pressione della fascia entry, mentre la maggior parte delle funzioni mission critical sono indirizzate e gestite dai server high end. Ma nonostante la forte competizione all’interno del settore, Idc è convinta che i produttori di vendor potranno raccogliere ancora molto in futuro, perché il mercato continua a credere nell’importanza sia della virtualizzazione che dell’automazione. La chiave del successo, ora come in futuro, per questo mercato rimane la capacità di differenziazione tra i vari produttori, attraverso miglioramenti delle prestazioni e delle caratteristiche tra un sistema e l’altro. I server potranno svolgere un ruolo importante anche all’interno delle infrastrutture it di large computing. Un altro aspetto rilevante sarà rappresentato dalla infiniband, che rimarrà una opzione tecnologica interessante per tutto il 2003, offerta un pò da tutti. Una opportunità che potrebbe garantire un fatturato rilevante nel 2006, intorno ai 718 milioni di dollari, nella migliore delle ipotesi, o di 431 milioni nel caso vi sia un atteggiamento più conservativo da parte degli operatori. Il mercato europeo riflette sostanzialmente quello mondiale, conun ridimensionamento delle previsioni precedentemente fatte, e un fatturato intorno ai 15 miliardi, in leggerissima crescita rispetto al 2001.

L’Italia, tra i pochi nel continente, è uno dei paesi che ha registrato una flessione, passando da circa 1 milardo 350 milioni di dollari a poco più di 1.300, con un decremento anche come quantità, attualmente ferma a poco oltre 130mila pezzi. Entro il 2005 si prevede una crescita del vecchio continente che dovrebbe registrare un fatturato superiore ai 19 miliardi di dollari equivalente a più di 1.639.000 pezzi venduti e un Cagr del 4,21%. Questi sono già dati aggiornati, perché Idc ha ritenuto di dover apportare modifiche al precedente rapporto, a causa di una situazione economica difficile. Il valore del mercato italiano nel 2005 dovrebbe essere di 1 miliardo 735 milioni, che le consente di mantenere il quarto posto dopo Germania, Gran Bretagna e Francia. Dal punto di vista dei sistemi operativi usati nei server, la classifica tra fatturato e quantità ovviamente diverge, perché alcuni sistemi pur essendo venduti molto hanno costi decisamente inferiori. Il fatturato più elevato deriva per esempio dai sistemi Unix che nel 2002 erano oltre 7 miliardi di dollari, in linea con il 2001; segue Nt, Os/390 e Linux, l’outsider che oramai è una realtà sul mercato. Questo quartetto proseguirà la propria crescita sino al 2005 a scapito di tutti gli altri, che registreranno perdite. Linux toccherà un fatturato addirittura più che doppio rispetto a oggi, attestandosi a 2 miliardi e 647 milioni con un Cagr superiore al 38% nel periodo 2000-2005, di gran lunga il più elevato dei quattro sistemi leader del mercato. Come quantità troviamo al primo posto Nt, che passerà dai quasi 690mila del 2002 ai circa 838mila del 2005, seguita da Linux che avrà un tasso di crescita oltre il 37% e toccherà i 551mila pezzi. Al terzo posto si attesta Unix, a distanza con meno di 200mila macchine e al quarto NetWare, che subirà un forte decremento passando dalle attuali 79mila unità a meno di 38mila nel 2005. Interessante anche l’andamento delle Cpu: il mercato attuale mostra un mercato guidato dall’architettura Intel a 32 bit usato da oltre un milione di sistemi, seguita a distanza abissale da Cpu Risc, con poco più di 118mila pezzi. La comparsa dell’architettura Intel a 64 bit, ha già avuto un forte impatto sul mercato, con circa 25mila pezzi, e un trend di crescita fino al 2005 che porterà al sorpasso rispetto ai sistemi Risc. A quell’epoca avremo sempre in testa le IA32, seguite però dalle colleghe a 64 bit che si attesteranno a oltre 159mila unità. Le Cpu di tipo Cisc continueranno il loro lento declino. In termini di fatturato la situazione come al solito si ribalta e la primo posto attualmente ci sono i sistemi Risc, seguiti da IA32 e quindi le Cpu Cisc. Nel 2005 ci si aspetta una bella rincorsa dei 64 bit che scavalcherà Cisc e si attesterà su un fatturato di quasi 2 miliardi e 800 milioni. Un’ultima analisi sulla capacità dei diversi canali di vendita: la diretta è utilizzata per i sistemi più complessi e genera pertanto un fatturato più elevato rispetto all’indiretta, 8 miliardi e 835 milioni contro quasi 6 miliardi. Una tendenza che proseguirà anche nei prossimi anni. Mentre la vendita indiretta ha maggiore rilevanza con i sistemi meno costosi, entry server e quant’altro, che si rivolgono anche ad aziende di minori dimensioni, che spesso privilegiano interlocutori più vicini a loro culturalmente e geograficamente. L’indiretta ha gestito nel 2002 oltre 982mila pezzi contro i poco più di 222mila della diretta; ancora maggiore il divario del 2005 dove la prima si attesta su 1.321461 unità contro i 318mila della seconda.

Autore: ITespresso
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