Il Software Libero in Parlamento

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Mentre Microsoft risponde al mondo open source sulle proposte del pluralismo informatico nelle PA, nelle stesse ore avviene l’annuncio della migrazione a Linux dei server del Senato della Repubblica

Non è stato un duello tra i sostenitori del Pinguino e i fan dei sistemi proprietari, ma un dibattito al centro di LinuxWorld Expo che si chiude oggi a Milano. Anzi un incontro, moderato, faccia faccia tra il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana e Pierluigi dal Pino, Responsabile Rapporti Istituzionali di Microsoft per il Sud Europa. Ma se le risposte di Microsoft meritano attenzione, la notizia di ieri sembra scavalcare i comunicati del colosso di Redmond. Infatti i server del Senato, ramo del Parlamento italiano, stanno in gran parte trasferendosi ad Apache, abbandonando Windows, “per motivi tecnici”. Non è quindi una scelta ideologica. Microsoft sta cercando di ovviare a queste problematiche, che potrebbero causare un “effetto valanga” nelle PA, anche fornendo i codici sorgenti ai governi con l’obbligo della segretezza. L’altra mossa strategica di Microsoft per riacquistare fiducia presso le istituzioni governative concerne il concetto di interoperabilità: l’e-government, secondo i profeti del software proprietario, deve basarsi su scelte che garantiscano il dialogo fra sistemi. E negli standard, nell’interoperabilità e nell’integrazione fra diverse applicazioni, Microsoft fonda i suoi primati. Il pluralismo informatico spiegato da Fiorello Cortiana cerca invece di giocare la carta della trasparenza dei codici open source, affiancata dall’affidabilità e dalla sicurezza del sistema operativo del Pinguino. E in Senato per ora ha vinto quest’ultimo.

Autore: ITespresso
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