Il Tar salva l’Equo Compenso: ma nel business si fa largo l’esenzione

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Protocollo d'intesa fra Siae e rivenditori di elettronica

Il TAR ha respinto i ricorsi contro il Decreto Bondi. La Siae dovrà decidere se e come vanno esentati i supporti usati in ambito enterprise

Lettori digitali, smartphone, chiavette usb, computer, telefoni, schede di memoria, dischi devono pagare l’Equo Compenso. Le aziende IT hanno torto e il TAR, respingendo i ricorsi contro il Decreto Bondi, salva l’Equo Compenso. La sentenza che dichiara legittima la norma introdotta dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali dello scorso governo Berlusconi, è stata emessa sabato. Il TAR avalla il costo aggiuntivo su ogni dispositivo elettronico dotato di memoria, ma in quanto tassa e non come compenso agli eventuali danni al diritti d’autore (in caso di eventuale pirateria digitale). La Siae dovrà ora decidere come vanno esentati i supporti usati in ambito business.

Già “bocciato” dalla Corte di Giustizia Europea, l’Equo Compenso viene invece salvato: secondo il TAR è una tassa ed è equilibrata e si pone come compromesso “tra gli interessi degli autori e quelli degli utenti degli oggetti protetti”. Contro l’Equo Compenso avevano fatto ricorso Samsung, Apple e i vendor di dispositivi digitali.

La SIAE, la collecting society italiana, ritiene la Sentenza del TAR una vittoria su tutta la linea: “Il sistema italiano che disciplina i diritti di Copia Privata è tra i migliori, se non il migliore, d’Europa perché pienamente rispettoso delle Direttive europee, dei pronunciamenti della Corte di Giustizia e del nostro Ordinamento giuridico nazionale“. Enzo Mazza, presidente di FIMI, esprime viva soddisfazione: “(…) La norma è assolutamente bilanciata nel rispetto degli interessi degli aventi diritto, consumatori e produttori di tecnologia“.

Ma se l’Equo Compenso è stato legittimato in quanto tassa, pari al 5 per cento del prezzo finale di un dispositivo, ora va chiarito se professionisti ed imprenditori, che usano i dispositivi non per fare “copie private”, debbano pagare. L’onere imposto vale in ambito enterprise e professionale? Tocca alla SIAE dirimere la nuova controversia. Secondo l’avvocato Guido Scorza, il balzello è legittimo, dopo la sentenza del TAR, ma serve che la Siae, titolare dei diritti di riscossione dell’equo compenso, stabiliscale modalità di esenzione del pagamento.

Equo compenso, il TAR dice sì
Equo compenso salvato dal TAR
Autore: ITespresso
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