In Gran Bretagna il copyright vince sugli ISP

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La Corte di Giustizia UE fa chiarezza su link e diritto d'autore

I giudici approvano il Digital Economy Act (DEA), varato nell’aprile 2010. Per gli Internet Service Provider (ISP) si prevde un salasso: fino al 25 per cento dei costi

BT e TalkTalk hanno perso l’appello al Digital Economy Act (DEA). I giudici hanno stabilito che il DEA inglese, introdotto nell’aprile 2010, non è un provvedimento anti-comunitario, ma rispetta le direttive UE. Ma per gli Internet Service Provider (ISP) si prevde un salasso: gli ISP potrebbero sborsare il 25 per cento dei costi.

Nell’ormai annoso e titanico scontro fra Copyright e Provider, vince quest’ultimo uno a zero. Il governo aveva già vinto il primo grado, ma il ricorso aveva rimesso tutto in discussione, finché i tre giudici che la DEA è legittima.

E, mentre la Spagna vara Sinde, l’Irlanda una normativa simil-SOPA, la Gran Bretagna stabilisce che possono essere introdotti l’obbligo di avvisare i file-swapper in modalità simile alla Legge francese Hadopi (voluta dal Presidente Nicolas Sarkozy), senza che le misure stravolgano il concetto di tutela della  privacy e dei business legai al Web.

I tre giudici hanno anche stabilito non solo che la DEA è conforme ai dettami UE e direttive comunitarie, ma che è congruala divisione dei costi in materia di copyright.

BT e TalkTalk, il copyright vince sugli ISP
BT e TalkTalk, il copyright vince sugli ISP
Autore: ITespresso
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