Istruttoria Garante Privacy in Italia per Google Street View

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Un’istruttoria del Garante Privacy per verificare cosa sia successo nell’ultima Caporetto della Privacy che ha coinvolto le reti Wi-Fi e la Google cars nella raccolta di immagini per Street View

La Caporetto della privacy, attribuita a Google Street View per stessa ammissione di Google, non poteva passare inosservata. Anche in Italia, dopo Germania e Repubblica Ceca, il Garante della Privacy si muove e avvia un’istruttoria per verificare se Google Italia abbia trattato i dati con leicità e correttezza.

Il procedimento dell’Autorità è stato avviato dopo le notizie sulla raccolta di dati sensibili, effettuata da Google anche sul territorio italiano. La raccolta di dati non ha riguardato solo le immagini panoramiche a 360 gradi (all’altezza della strada), bensì i dati relativi alla presenza di reti Wi-Fi e di apparati di rete radiomobile (compresi e-mail, pezzi di comunicazioni elettroniche trasmesse dagli utenti su reti wireless non protette). Il Garante scrive in una nota: “Con particolare riferimento a tutti i dati eventualmente “captati” dalle “Google cars”, la società dovrà comunicare al Garante la data di  inizio della raccolta delle informazioni, per quali finalità e con quali modalità essa è stata realizzata, per quanto tempo e in quali banche dati queste informazioni sono conservate. Google dovrà chiarire, inoltre, l’eventuale impiego di apparecchiature o software ‘ad hoc’ per la raccolta di dati sulle reti WiFi e sugli apparati di telefonia mobile. La società dovrà comunicare, infine, se i dati raccolti siano accessibili a terzi e con quali modalità, o se siano stati ceduti“.

Google Street View spiava il Wi-Fi. Cade una nuova tegola sulla privacy degli utenti. Ancora una volta il dito è puntato contro Street View, la visione a livello della strada delle mappe di Google. Google si è accorta di aver intercettato per anni informazioni personali che spaziano dai messaggi email alle password, inviati dagli utenti su reti wireless.

L’azienda ha chiesto alle autorità di regolamentazione di paesi (compresi Stati Uniti, Germania, Francia, Brasile e Hong Kong in Cina) come disfarsi di questi dati, che Google giura di non aver mai utilizzato.

Autore: ITespresso
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