In Italia la New Economy riparte dal Sud

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Nelle regioni meridionali aumentano le iniziative Ict, tutte avviate da piccole e medie imprese.

Nella sua ultima relazione, il Governatore della Banca dItalia ha messo lindice – ancora una volta – sugli eccessivi rischi che corre continuamente un sistema economico come il nostro, storicamente caratterizzato da una prevalenza delle piccole imprese sulle grandi. Secondo Fazio, leccessiva frammentazione del sistema economico italiano non pu dare vita a una impalcatura sufficientemente robusta, tale da potere fare continuativamente da struttura portante al sistema-Paese. In Europa ci sono realt nazionali in cui le joint-venture tra i colossi delleconomia e dellindustria avvengono in maniera estremamente naturale e sono praticamente allordine del giorno. Da noi non mai stato cos e i tentativi – forzosi, per non dire farraginosi – di dare comunque vita a dei megagruppi non sono mai stati coronati da grande successo. Lavvento dellera digitale non ha di fatto modificato quella che, pi che una tradizione, ormai un dato di fatto. Smaltiti i postumi dellubriacatura da Net Economy, quando sembrava che tutto o quasi dovesse duplicarsi e riprodursi per gemmazione, adesso la New Economy (il cambiamento del nome non dovuto al fatto che ci sar meno Internet, quanto a quello che tutte le nuove tecnologie sono egualmente importanti) ripartita. Senza clamori eccessivi, addirittura quasi in sordina, leconomia legata alla ricerca e allo sviluppo dellIct si mossa, dimostrando di essere stata in grado di trovare nuovi spunti, anche al di fuori del web. In Italia, tutto ci avvenuto e avviene non nel Nord del Paese, ma nel Sud, dove la New Economy sta facendo continuamente nuovi proseliti. Oltre alla novit relativa allarea geografica da cui leconomia dellIct sta ripartendo, c n anche unaltra il fatto che tutta la New Economy che sta nascendo o consolidandosi al Sud, rigorosamente allinsegna delle piccole e medie imprese. Cosa vuole dire tutto questo? Forse che il Governatore Fazio ha torto e che invece ha ragione Corrado Passera, il quale – dopo gli anni trascorsi allOlivetti – ha dimostrato che si pu risvegliare e dare nuova vita anche a un dinosauro come le Poste italiane? Secondo Passera – oggi ai vertici di IntesaBci e convinto sostenitore della tesi della crescita sostenibile e aperta a tutti – questa lunica strada che il nostro Paese pu percorrere, se vuole riattivare in maniera concreta e soprattutto continuativa il processo della crescita economica. In un dialogo ai massimi livelli come quello tra Fazio e Passera, ci permettiamo di dire il nostro modesto parere. Le radici del nostro Paese – anche come Stato – affondano in una tradizione storica permeata di individualismo. Ma stata proprio lItalia dei Comuni limpalcatura su cui, alcuni secoli pi tardi, pot essere innestata con successo lidea di uno Stato unico. Se questo individualismo fa parte del nostro Dna, perch non sfruttarlo al massimo, piuttosto che criticarlo e comprimerlo, cercando di modificarlo? Da noi non potr mai avvenire una megafusione come quella – discussa ma storica – portata a termine in America da Carly Fiorina, che riuscita a dare una sola livrea a due colossi come Compaq e Hp. Il fatto che sia stata proprio lartigianalit della Ferrari, unazienda in cui lindividualismo stato sempre una bandiera, a fare arrivare denaro fresco nelle casse di un costruttore di grande serie come la Fiat, dovrebbe dirci qualcosa. Piccolo bello pu e deve essere lo slogan ufficiale del sistema produttivo del nostro Paese. Se nel Sud nascono e si moltiplicano software house e operatori economici che hanno fatto di Internet il proprio credo tecnologico, lo Stato deve aiutarli a sviluppare le proprie individualit. Forse abbiamo in casa una Silicon Valley ad alto potenziale di sviluppo, ma finora se ne sono accorti in pochi.

Autore: ITespresso
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