In Italia solo l’advertising online cresce

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L’unico mezzo di informazione, con dati in positivo, è Internet: in rialzo del 7 percento. Non più un incremento a doppia cifra, ma è comunque in controdendenza rispetto ai dati negativi a due cifre di quotidiani, periodici e Tv

Il mercato della pubblicità potrebbe vedere una ripresa da metà 2010, tuttavia ora, ci sono alcune eccezioni, a cominciare da Internet che, come mezzo di comunicazione, ha visto un incremento degli investimenti pubblicitari del 7% nei primi quattro mesi del 2009. “Quello che è perso è perso, ma a fine anno ci sarà una situazione meno negativa, se non in pareggio, anche se non parliamo ancora di ripresa che – secondo il mood generale – sarà a metà 2010?”. E’ questo quanto ha affermato Paolo Duranti, Managing Director Nielsen Media Research Sud Europa, che oggi ha illustrato a Milano i dati IAA (International Advertising Association) sullo ‘Scenario Internazionale della Pubblicità”.

Se la pubblicità su carta stampata soffre maggiormente, non solo per la contingenza economica ma anche per il suo complesso processo di riconversione (-27% quotidiani e -30% periodici), la televisione presenta un calo minore (-16% tra gennaio e aprile 2009 rispetto al 2008) e vive un periodo di fermento e innovazione guidato dalla moltiplicazione delle forme con le quali può essere fruita dall’utente”.In Italia, l’unico mezzo di informazione con dati in positivo è Internet (+7%). “Due anni fa, circa – spiega Duranti –siamo stati abituati a vedere questo dato in doppia cifra. I più potrebbero pensare che + 7% possa essere una cifra bassa, ma in questo momento, ben venga. Questo dato va analizzato sia in relazione al contesto in cui le aziende operano sia al contesto economico generale”, spiega Duranti.

Complessivamente, nel 2008 il mercato della pubblicità, in Italia, del 18%. Più delicata la situazione negli Usa dove si registra un -2,7%: calano in generale tutti i media, ma in particolare i periodici (-7,5%) e quotidiani (-9,5%). L’unico mezzo che è in costante crescita è l a tv via cavo con una penetrazione del 30,6% a fronte di un incremento del numero di canali che hanno raggiunto quota 1992 nel 2008 e di un aumento del tempo trascorso davanti alla tv con una media di 56 ore alla settimana. E il futuro ? “Oggi non esiste un modello che stimi gli ultimi cinque anni e possa essere applicato ora per capire il futuro. Un elemento su cui abbiamo deciso di puntare per fare un quadro previsionale – continua Duranti – è la stagionalità del mercato. La dinamica da qui a fine anno potrebbe essere meno negativa, con un novembre sul quale potremmo azzardare un timido +1%, ma il ‘saldo’ di fine anno sarà negativo pari a -11%”, conclude Duranti.

Autore: ITespresso
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