In Italia striscia la censura

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Vasco Rossi denuncia per diffamazione l’enciclopedia satirica italiana: Nonciclopedia chiude. Eutelia ha sospeso le numerazioni geografiche di Skype

Vasco Rossi denuncia per diffamazione un‘enciclopedia satirica italiana, costringendo gli amministratori di Nonciclopedia a chiudere i battenti. Su Repubblica.it le nove pagine di un’inchiesta, firmata Abbate e Bolzoni, risulta non consultabile, a causa della presunta violazione del segreto investigativo: “Pagina oscurata con provvedimento numero 2602/11 – R.G. notizie di reato/Mod. 2 1 emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta in data 30/09/2011”. Infine un provvedimento del Ministero dello Sviluppo Economico, destinato agli operatori che ancora non hanno ottemperato alle normative italiane in materia di numerazioni geografiche (in merito al vincolo di utilizzo nella zona geografica di appartenenza delle numerazioni concesse), ha costretto Eutelia allo stop delle numerazioni geografiche di Skype.

Tre casi, che nulla hanno in comune, ma sono legati da un fil rouge: l’Italia non è ancora “un paese per Internet”. Dispiace scriverlo, ma si oscurano i siti con troppa facilità. Inoltre in queste ore migliaia di utenti, sia privati sia business, sono bloccati, senza sapere come o quando potranno essere riattivati. Altre migliaia di utenti non possono raggiungere servizi e/o notizie o inchieste giornalistiche per via di denunce. La censura telematica, che su carta non sarebbe tollerata, in Rete diventa a portata di troppi. Il punto non è solo Vasco Rossi o l’oscuramento di un sito, ma il problema è il continuo stillicidio di azioni penali, DDL, denunce, sentenze che vogliono mettere sotto scacco il Web e la sua filosofia libertaria. In un paese, come l’Italia, dove la “cultura della Rete” stenta ad affermarsi.

E pensare che Internet sarebbe un volano per la crescita del paese. Il Rapporto McKinsey afferma che a livello globale la Rete vale 1.600 miliardi di dollari e Internet crea 5 nuovi posti di lavoro ogni due cancellati dai business online. Ma in Italia l’unica urgenza attuale non consiste nel promuovere la banda larga o creare un terreno fertile, dal punto di vista culturale, per la Rete (un humus pro Internet e social media), bensì la Rete viene vista come il “nemico pubblico numero uno”. In Parlamento sono già pronti ad accelerare il voto di un DDL che vuole mettere un ulteriore bavaglio ai blog. In attesa del giro di vite della Delibera AgCom. Un’altra occasione sprecata, un nuovo giro di vite di cui il Web italiano non sentiva alcun bisogno.

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