In stallo la domanda di professionisti Ict

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In un rapporto stilato dal Cnel per conto dell’Isimm, emerge un ritardo
strutturale dell’Italia nel settore Ict. In discesa la richiesta difigure professionali.

Dalle trentamila inserzioni del 2000, picco massimo finora raggiunto, alle 14.000 del 2002. Questo il trend registrato dal rapporto realizzato dal Cnel per conto dell’Isimm (Istituto per lo studio e l’innovazione nei media e nella multimedialità). Dopo una costante crescita che ha visto le inserzioni attraverso la stampa passare dalle 2mila del 1995 alle 30mila del 2000, negli anni di crisi del comparto ict, è fortemente diminuita la richiesta di figure professionali. Dallo studio realizzato dal Cnel (“I misteri dei mestieri. Le professioni nell’Ict: una prospettiva evolutiva”) emerge una forte richiesta di figure con una qualificazione di basso livello, quella relativa agli operatori di call center per intenderci, che mediamente crescono del 79%, mentre è decisamente inferiore, 30%, l’aumento medio dei programmatori e irrisorio quello degli esperti di siti Web, che registrano incrementi intorno al 4%. C’è ancora molta differenza tra il livello di studio delle persone che lavorano in aziende del comparto Ict e quelle impiegate in imprese che utilizzano le tecnologie. Nelle imprese Ict c’è l’esigenza di avere personale altamente specializzato, 49%, per lo più laureato, almeno il 50%. Mentre nelle altre il personale ha mediamente una preparazione meno specializzata e frequentemente un livello di studio inferiore. Nella pubblica amministrazione emerge una forte richiesta di esperti nella sicurezza, per garantire la massima protezione alle informazioni, ma anche di integratori di sistemi e di responsabili di progetti. Il rapporto mette in evidenza i ritardi che ha ancora il nostro paese nel campo dell’Information communications technology, con una forte mancanza di preparazione e competenze tecniche qualificate. L’allarme è stato lanciato da tempo. Qualcosa è stato fatto, ma ancora molto, evidentemente, rimane da fare.

Autore: ITespresso
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