Informatica da tasca

LaptopMobility

Computer palmari, smart phone, subnotebook sempre più piccoli: come si sta evolvendo il mercato dei dispositivi ultraportatili, sempre più utilizzati anche in ambito extra professionale

Il mondo dell’informatica è un mondo in continua evoluzione ed espansione. La nascita dell’informatica ?personale?, ossia destinata a quelle realtà commerciali medio – piccole o a quelle realtà domestiche, viene fatta risalire agli anni ’70. I computer, quelli che oggi stanno comodamente su una scrivania, occupavano intere stanze ed erano, per dimensioni e per consumo, impossibili da installare in una casa privata che non fosse dotata di spazi dedicati e di linee elettriche privilegiate e correttamente dimensionate. Nell’evoluzione dell’informatica, i progettisti dell’hardware hanno sempre cercato di diminuire le dimensioni dei sistemi in modo da renderli maneggevoli e trasportabili. Nel corso degli anni i computer hanno seguito questa strada assumendo la forma dei Pc da tavolo e, un po’ alla volta, dei computer portatili che, ormai con le stesse caratteristiche hardware, sono in grado di garantire però degli innegabili vantaggi per coloro che hanno bisogno di spostarsi da un luogo all’al tro. Questa continua evoluzione, però, non è stata sufficiente e il mondo informatico, che per sua stessa essenza è in continuo progresso, ha ricercato nuovi strumenti in grado di offrire dei prodotti sempre più piccoli ma nello stesso tempo potenti e capaci di fornire ampia scelta di utilizzo dei prodotti software. Contemporaneamente e parallelamente allo sviluppo dei Pc si evolvevano, nei mercati, quei prodotti elettronici che, partiti come calcolatrici tascabili, si erano evoluti ed erano in grado di offrire servizi di rubrica, appuntamenti e promemoria programmato. Erano i databank, prodotti inizialmente pensati per manager e coloro che avevano bisogno di rubriche non cartacee. Piccoli e utili, nel corso degli anni si sono talmente diffusi che i prezzi, prima quasi proibitivi, avevano raggiunto valori alla portata di chiunque. Purtroppo, però, la capacità della memoria era assai limitata e quando si aveva a disposizione un apparecchio con 64 Kbyte di memoria, si pensava di avere a disposizione il meglio del mercato. Soprattutto, non vi era nessun elemento di espansibilità: come il prodotto veniva preparato in fabbrica, così moriva. Lo schermo era piccolo e generalmente monocromatico per cui anche i prodotti di fascia alta non potevano essere utilizzati se non con funzione di agenda elettronica. Erano poi prodotti ?stand-alone? nel senso che non potevano essere interfacciati con altri sistemi per scambiare dati. Non si poteva effettuare alcun backup dei dati e, in caso di problemi o malfunzionamenti, si correva il rischio di perdere enormi quantità di informazioni personali importanti. Solo i più costosi offrivano delle funzioni di salvataggio che però richiedevano complicate configurazioni manuali non alla portata di tutti. È negli anni ’90 che sul mercato si incominciano a notare dei sussulti, segno che le cose stavano cambiando. A livello informatico si era passati da Windows 3.11 a Windows 95, il Plug&Play era ormai una realtà e, con esso, la possibilità anche per l’utente meno esperto di incominciare a lavorare sul proprio Personal Computer, di aggiungere periferiche, modificare impostazioni. Le vecchie prese di connessione a periferiche esterne (DB9, DIN5) stavano ormai scomparendo per lasciare posto a uno standard, inizialmente dato per perdente, che avrebbe poi preso piede e si sarebbe imposto come realtà unica: l’Usb. Gli schermi, poi, incominciavano a subire dei processi di trasformazione e miglioramento. Per i dispositivi portatili erano già a disposizione monitor a cristalli liquidi (dal costo molto alto e dalla bassa qualità video ma comunque molto comodi perché poco ingombranti). Per i nuovi e piccoli sistemi si poteva adottare la stessa tecno logia: a scapito del prezzo sicuramente ma comunque a vantaggio delle dimensioni. In questo panorama i grandi produttori fiutano le potenzialità di questo settore del mercato. La prima grossa realtà industriale che tenta l’approccio al mercato dei palmari è la Apple, che produce sia quello che viene ritenuto il primo dispositivo palmare: Newton che il termine che poi andrà a rappresentare l’intera categoria: Pda, ossia l’assistente personale digitale (Pda). Termine che bene riusciva a indicare quale erano le funzioni volute per questo tipo di dispositivo: poter raccogliere e, all’occorrenza, mostrare, tutti le informazioni normalmente salvate in diversi archivi. Netwon viene ricordato nel settore per due caratteristiche: per l’alta tecnologia utilizzata, all’avanguardia per i tempi, e per il costo proibitivo che lo rendeva accessibile solo a poche persone ma che, contemporaneamente, lo aveva aiutato a raggiungere la condizione di status symbol, un’attribuzione, questa, che i dispositivi palmari avranno fino all’avvento dei sistemi mobili di basso costo. Questo rivoluzionario prodotto si distingueva per una serie di novità rilevanti: prima di tutto aveva un design compatto, uno schermo grande e soprattutto grafico e a icone ma, cosa particolare, era il primo ad avere a bordo un sistema operativo. Questa era la grandissima differenza rispetto, per esempio, ai databank. Esisteva un sistema operativo, aggiornabile, che permetteva di essere arricchito di nuove funzioni e nuove applicazioni sviluppate appositamente per quel sistema. Se la Apple ha dato il via al mercato, un altro dei protagonisti indiscussi di questo segmento è stata Palm. Con i suoi prodotti è riuscita a farsi conoscere, a farsi apprezzare e infine a diventare leader di mercato sia perché ha saputo presentare un sistema a costo contenuto sia perché è stata la prima a fornire degli apparecchi con tagli di memoria, e quindi prestazioni, accettabili e che permettevano di sfruttare applicazioni complesse. Anche quello che si stava già affermando come il più grosso colosso dell’informatica, la Microsoft, non era insensibile all’argomento e fin dalla fine degli anni ’90 si era fatta spazio offrendo la sua interpretazione del settore mobile. Con Windows CE era in grado di offrire le stesse funzioni di Windows anche su dispositivi mobili. La semplicità grafica e di funzioni (peraltro già presenti in altri palmari), comuni a Windows, veniva offerta anche al mondo chiamato Mobile. Nel corso degli ultimi anni la ricerca ha permesso di migliorare l’hardware. La memoria integrata nei dispositivi è cresciuta, le dimensioni si sono ridotte a favore di una maggiore portabilità, i consumi sono stati ottimizzati e le batterie, dalle dimensioni sempre più ridotte, hanno permesso di garantire ore e ore di ininterrotto funzionamento ai Pda. Accanto a un sensibile miglioramento dello schermo degli apparecchi mobili, alle nuove tecniche di riconoscimento della scrittura che permettevano, ormai, di sfruttare in pieno la possibilità di scrivere a penna sullo schermo e vedere trasformati i propri scritti in testi, sono state sviluppate nuove tecnologie che, integrate nei palmari, ne hanno aumentato ancora più le possibilità di espansione e interfacciamento con altri sistemi informatici. Parliamo della comunicazione a infrarossi (una delle prime porte di comunicazione tra Pda e Pc portatili) ma, soprattutto, di Bluetooth e Wireless. Il primo è stato l’elemento che, una volta integrato nei sistemi palmari, ha veramente permesso di trasformare il proprio dispositivo in tutto quello che volevamo: navigatore satellitare, televisore, radio, macchina fotografica digitale e ha consentito di eliminare una serie di barriere tecnologiche che non permettevano di sfruttare al meglio le potenzialità date dalle ridotte dimensioni. Con il Bluetooth sono state introdotte periferiche per semplificare l’inserimento di dati (tastiere e tastierini numerici, riconoscitori naturali del carattere), il Bluetooth ha permesso di connettersi a telefono cellulari e sfruttare il browser integrato per una navigazione su Internet, ha permesso di configurare il Client di posta integrato per scaricare e leggere la posta elettronica. Il Wireless, invece, ha consentito ai sistemi mobili di integrarsi in pieno nelle reti aziendali e private e in tutte quelle realtà che sfruttando la tecnologia senza fili permettevano di collegarsi in rete per lo scambio dei dati e la navigazione in portali aziendali o diffusi nel mondo. Con le porte di espansione (tutti i dispositivi mobili sono forniti di un’interfaccia Secure Digital o similare, per aggiungere memoria) abbiamo potuto ancora più aumentare le potenzialità del nostro palmare, in alcuni casi trasformandolo anche in telefono cellulare. Fin qui la storia di questo segmento di mercato una volta destinato a professionisti dell’IT. Ma qual è l’evoluzione dei palmari e, soprattutto, a chi si rivolge questo prodotto? Con la semplificazione generale dell’informatica molti utenti hanno imparato a utilizzare e gestire in autonomia il proprio Pc. Magari non a livelli alti ma ormai quasi tutti siamo in grado di effettuare operazioni basilari come l’installazione di un mouse e di una tastiera, l’installazione di un programma, la consultazione di siti internet o la gestione della posta elettronica. Così è stato per il Pc, così è anche per i dispositivi mobili. Come già accennato, un tempo erano realtà riservate a specialisti. Ora, invece, sempre più spesso vediamo giovani e meno giovani che girano con Pda ai quali affidano tutti i compiti una volta riservati ad agende cartacee o databank. Da status symbol è diventato utile strumento di lavoro e non solo. La cura con la quale sempre più si cerca di curare i dettagli, l’aumento dei colori e della definizione dello schermo lo stanno trasformando in uno strumento multimediale. L’espansione del taglio delle memorie che ormai sono giunte al Giga permettono di salvare centinaia di brani musicali in formato compresso. Le software house, una volta non sensibili a questo segmento di mercato, hanno incominciato a sviluppare software per la compressione e la codifica di file video. Un film che su Personal Computer arriva a occupare un intero Cd-Rom può essere compresso e ottimizzato fino a occupare poche decine di Megabyte. A tutto vantaggio degli appassionati che, ora, possono avere a disposizione una scheda di memoria con i film di interesse.

Palmare, smartphone, subnotebook Ma coloro che vogliono avvicinarsi al mondo dei palmari che scelte hanno a disposizione? Esistono, sul mercato, tre tipologie differenti di sistemi mobili che vanno a coprire tre fasce di mercato diverse a si offrono all’acquirente con tre prezzi nettamente distinti: parliamo dei palmari, degli smartphone e dei subnotebook. Il più diffuso è sicuramente il primo. La tecnologia moderna ormai permette di offrire un prodotto buono a prezzi contenuti. Per qualche centinaio di euro, o anche meno, possiamo trovare sul mercato apparecchi con un processore che equipara, per potenza, un Pc di tre o quattro anni fa. All’utente inesperto sembrerà un valore di poco conto ma se consideriamo che le applicazioni e lo stesso sistema operativo è ottimizzato per offrire solo le funzioni indispensabili tralasciando tutte quelle superflue, capiamo subito che le prestazioni fornite sono di tutto rispetto. Sul mercato sono presenti praticamente tutti i tipi di software di nostro interesse: divertimento, utilità, office automation. Il limite, se così si può dire, sta proprio nella fantasia dell’utente che ricerca le funzioni del palmare. Che abbia installato Windows Mobile, PalmOs o altri sistemi operativi ottimizzati per i dispositivi mobili, questo tipo di apparecchi è destinato a coloro che ricercano un valido aiuto per appuntamenti, funzioni di calendario, promemoria non disdegnando, quando occorre, lo svago e il divertimento. Simile ma anche differente il discorso degli apparecchi chiamati Smartphone. Si tratta sì di dispositivi palmari, con tutte le funzioni e le possibilità di espansione sopra descritte ma che integrano al loro interno, in più, un vero e proprio telefono cellulare. Nello chassis dell’apparecchio, quindi, sarà ricavato il vano per l’alloggiamento della Sim Card e il sistema operativo (sia esso di Microsoft, di Palm o altri) è solitamente personalizzato per offrire una serie di caratteristiche aggiuntive rispetto ai palmari tradizionali: parliamo della gest ione della rubrica, il salvataggio dei messaggi di testo e multimediali che, insieme alle funzioni standard, lo rendono interessante e utile. Molte volte anche l’hardware è ottimizzato per le funzioni telefoniche e alla tradizionale tastiera virtuale su schermo viene sostituita una tastierina a scomparsa nell’apparecchio che facilita e velocizza l’inserimento di nomi o la preparazione di messaggi. Purtroppo, come è comprensibile, anche il costo di questi apparecchi sale e diventa, soprattutto per alcuni modelli, quasi proibitivo. Per acquistare uno smartphone non possiamo pensare di spendere meno di tre-quattrocento euro per passare a prezzi più elevati se ricerchiamo un prodotto nuovo o con funzioni aggiuntive e particolari. Tutto un altro discorso, invece, per i subnotebook (che alcuni chiamano anche kneetop o ultraportatili). Si tratta, in questo caso, di veri e propri Pc portatili dalle dimensioni ridottissime ma dalle funzioni paragonabili ai fratelli maggiori. Nati verso la fine degli anni ?80, con due prodotti della Atari e della Poquet Corporation, evolutisi poi parallelamente allo sviluppo dei normali Pc da tavolo e portatili, i subnotebook offrono solitamente lo stretto necessario per il corretto funzionamento: monitor, tastiera e disco fisso in uno chassis compatto che, generalmente, viene studiato anche dal punto di vista stilistico. Tutto quello che non serve al normale utilizzo (floppy disk, Cd e Dvd-Rom) viene offerto come oggetto aggiuntivo da collegarsi solo nel momento del bisogno. Lo schermo è generalmente molto più piccolo e raggiunge al massimo i 10? di diametro. Tutte le maggiori case producono una o più versioni di questi mini-computer che, per via delle dimensioni e soprattutto dei prezzi, si propongono soprattutto a coloro che realmente hanno bisogno di dimensioni di spazio ultra-ridotte. Ma quale sarà il futuro di questo settore di mercato? Non è possibile prendere in esame i tre tipi di computer da tasca insieme: troppe sono infatti le differenze e troppo diversi i settori specifici a cui si rivolgono. Probabilmente assisteremo a una massiccia diffusione dei palmari e degli smartphone. I primi perché sono in grado di offrire interessanti soluzioni portatili per coloro che non vogliono girare con il Pc, i secondi perché il mondo della telefonia è in continua e vorticosa espansione e il mercato è aperto, sensibile e ricettivo alle nuove soluzioni proposte. Più critico, invece, il futuro degli ultraportatili. Se il prezzo rimarrà come quello attuale, quindi alto se paragonato a un normale notebook, probabilmente un kneetop rimarrà l’oggetto destinato a manager e professionisti perennemente in viaggio. Se, però, vi dovesse essere un’espansione del mercato e quindi una diminuzione dei costi, potrebbe avvenire quanto già successo per i Pc portatili: una massiccia diffusione e la possibilità di occupazione di quote di mercato ora riservate a Pc desktop o notebook.

Autore: ITespresso
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