Inghilterra: liberate gli Mp3 dal giogo del copyright

Aziende

Una decisione che certamente fa riflettere quella intrapresa dal Governo
inglese per modernizzare la legge sul diritto d’autore

Londra (UK). Milioni di persone quotidianamente prendono un Cd audio, lo inseriscono nell’apposito lettore del Pc, ne “rippano” il contenuto e lo copiano nel proprio iPod o altro riproduttore digitale di musica. Per la legge ciò è illegale. Ma in Inghilterra si cerca di adeguare la normativa centenaria alle attuali esigenze e usanze degli utenti medi di computer. Lo Institute for Public Policy Research (Ippr) ha iniziato un dibattito sulla necessità di garantire agli utenti il c.d. diritto alla copia privata della musica per uso personale. Non ci si può nascondere dietro una legge risalente a circa 300 anni; la maggior parte degli inglesi ha ammesso di riprodurre brani musicali, pur violando la legge sul copyright. Anzi, tre intervistati su cinque ritengono che questa attività sia del tutto legale. Questo il senso del discorso di Ian Kearns, direttore dello Ippr, che senza mezzi termini precisa che questi soggetti non devono essere parificati ai pirati veri e propri, ma semplicemente a consumatori di musica, che dispongono di diritti ulteriori a quelli che le case discografiche vorrebbero permettere loro. L’Italia si è già adeguata all’evoluzione della tecnologia e alle nuove abitudini degli utenti, anche se con precise limitazioni. Il D.lgs. 68/2003, infatti, ha modificato la legge sul diritto d’autore inserendo l’articolo 71-sexies, in base al quale è consentita la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purchè senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali, nel rispetto delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater.

StudioCelentano.it

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore