Innovazione UE, l’Italia potrebbe fare molto di più

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Uno studio pubblicato dalla Commissione Europea mette nero su bianco le luci ed ombre dello stato dell’Innovazione nella UE dei 27. L’Italia si piazza nel gruppo dei paesi innovatori moderati

Qualche passo avanti c’è stato: basta pensare alla PA Digitale, alla Pec e alle cyber delibere della Regione Lombardia, e ora al Certificato online dei medici. Tuttavia, nonostante gli sforzi, l’Italia rimane nel gruppo degli innovatori moderati e potrebbe allungare il passo. Come si dice di certi studenti un po’ svogliati: l’alunno si applica ma potrebbe fare di più. La Commissione europea ha pubblicato il Quadro valutativo dell’Unione dell’innovazione del 2010 (Pdf), da cui emerge che la UE è ancora in ritardo in tema di innovazione rispetto ai suoi concorrenti diretti: Stati Uniti e Giappone.

Il ritardo della UE è da addossare soprattutto sulle spalle dei “ritardari” cronici come il gruppo delle maglie nere (Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania), seguito dal gruppo degli “innovatori moderati“: Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Italia, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna. Gli innovatori moderati ci provano, ma potrebbero fare di più e meglio.

Il quadro valutativo serve a fare il punto in vista di Europa 2020. Il Quadro di valutazione 2010 si fonda su 25 centri di ricerca e indicatori relativi all’innovazione e copre i 27 Stati membri dell’UE. Gli indicatori sono suddivisi in tre sottocategorie: “elementi abilitanti“, la base dell’innovazione(per esempio: risorse umane, finanziamenti e sostentamenti); “studio delle attività” per valutare il grado d’innovazione delle imprese  in Europa; le “uscite” (quante imprese portano l’innovazione sul mercato, quante sono aziende ad alta crescita e l‘effetto dell’innovazione su vendite ed occupazione).

La UE appare in ritardo soprattuttoin merito allo “Studio attività”. In questa categoria la UE dei 27 mostra lacune in termini di co-pubblicazioni pubblico/privato, spesa delle imprese per attivita’ di R&S e, rispetto al Giappone, brevetti PCT (Trattato di cooperazione in materia di brevetti).E serve una strigliata per creare condizioni normative e quadro per promuovere maggiori investimenti del settore privato e per ottimizzare l’impiego dei risultati della ricerca da parte delle aziende. Serve un sistema di brevetti piu’ efficace.Lo studio è è stato commissionato dalla Direzione generale Imprese e Industria della Commissione Europea, messo a punto dal Comitato economico e sociale di Maastricht e dal centro di Ricerca e Formazione per l’innovazione e la tecnologia (MERIT), assistita dal Centro comune di ricerca dell’UE.

Autore: ITespresso
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