Intel, le autorità europee si palleggiano la sanzione

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Corte di Giustizia UE: la copia privata non va confusa con l'Equo compenso

La Corte di Giustizia Ue ha deciso di rinviare al Tribunale il riesame della decisione con la quale la Commissione europea comminò una multa di 1,06 miliardi di euro nel 2009 per abuso di posizione dominante

La Corte di Giustizia Ue ha deciso di rinviare al Tribunale il riesame della decisione con la quale la Commissione europea comminò a Intel una multa di 1,06 miliardi di euro nel 2009 per abuso di posizione dominante.

Il caso e’ rinviato al Tribunale affinché esamini gli argomenti avanzati da Intel”. Nel 2014 la Corte di Giustizia Ue aveva validato la multa comunitaria. In quell’occasione, Intel era stata condannata per abuso di posizione dominante nel mercato dei processori x86 e quindi, di fatto, confermata la maxi sanzione a Intel da 1,06 miliardi di euro, comminata cinque anni prima per questioni sollevate da Advanced Micro Devices (AMD) in ambito Antitrust.

La Corte Generale europea aveva rigettato il ricorso di Intel contro la multa: il colosso dei chip è stato riconosciuto responsabile dell’utilizzo di strumenti illegali per escludere la rivale Amd dalla concorrenza. La UE ha stabilito che Intel avrebbe impedito la competizione grazie a ribassi verso i produttori di computer fra il 2002 e il 2005, così da vendere ai vendor fino al 95% dei chip per PC targati Intel. Nel 2009 la Commissione dichiarò che l’esclusione di AMD si estendeva a Dell, Acer, HP, Lenovo e NEC. Dopo il blitz del 2005, nel 2008 la Commissione europea aveva ispezionato di nuovo gli uffici di Monaco di Intel. Le ispezioni rientravano nelle indagini derivanti dall’accusa da parte di AMD verso Intel, per violazione delle norme antitrust e di pratiche anticoncorrenziali. Intel è accusata di aver tenuto un rapporto esclusivo di vendita con Media-Saturn-Holding. L’accusa a Intel e Media Markt è di aver fatto un “patto di cartello contro AMD”.

Amd ha accusato Intel di pagare Media-Saturn-Holding tra i 15 e i 20 milioni di dollari per vendere solamente chip e computer con processori Intel, grazie a un’esclusiva segreta che sarebbe stata siglata nel 1997. Oggi, secondo quanto riporta Radiocor, nella nota con cui la Corte di Giustizia Ue informa della scelta di annullare la sentenza del Tribunale che aveva confermato l’ammenda di 1,06 miliardi di euro inflitta a Intel dalla Commissione per abuso di posizione dominante, è rievocata la storia ‘giudiziaria’ del caso. “La multa dell’Antitrust europeo venne comminata perché il gruppo aveva, secondo Bruxelles, abusato della sua posizione dominante nel mercato dei processori x86, in violazione delle regole di concorrenza dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo. Secondo la Commissione, Intel ha abusato della sua posizione dominante sul mercato mondiale dei processori x86 nel periodo ottobre 2002 e dicembre 2007, mettendo in atto una strategia volta a estromettere dal mercato il suo unico concorrente effettivo, AMD”.

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Radiocor afferma che secondo i calcoli comunitari, Intel occupava una posizione dominante in quanto deteneva circa il 70%, o più, delle quote di mercato ed era estremamente difficile per i concorrenti accedere e svilupparsi sul mercato a causa del carattere irrecuperabile degli investimenti nella ricerca e sviluppo, nella proprietà intellettuale e negli impianti di produzione. L’abuso consisteva in varie misure adottate da Intel nei confronti dei propri clienti (produttori di computer) e del rivenditore europeo di dispositivi microelettronici Media-Saturn-Holding. Il gruppo applicava a quattro importanti produttori di computer (Dell, Lenovo, HP e Nec) sconti condizionati al fatto che questi si rifornissero presso lo stesso gruppo Intel per tutto, o quasi tutto, il loro fabbisogno di processori x86. Allo stesso modo, aveva accordato pagamenti a Media-Saturn sottoposti alla condizione che quest’ultima vendesse esclusivamente computer dotati di processori x86. Secondo la Commissione, tali sconti e pagamenti hanno garantito la fedeltà dei quattro produttori e di Media-Saturn riducendo in modo significativo la capacità dei concorrenti di Intel di misurarsi con una concorrenza fondata sui meriti dei loro processori x86.

Il ricorso della società venne respinto tre anni fa dal Tribunale Ue. Di qui l’impugnazione presso la Corte di giustizia: secondo Intel, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto non esaminando gli sconti controversi alla luce di tutte le circostanze della fattispecie. “Oggi la Corte ricorda che il Tribunale aveva accolto l’argomentazione della Commissione secondo la quale gli sconti fedeltà concessi da un’impresa in posizione dominante hanno, per loro stessa natura, la capacità di limitare la concorrenza, cosicché non era necessaria un’analisi di tutte le circostanze della fattispecie ne’, in particolare, effettuare un test AEC (As efficient competitor)”.

La Corte rileva che la Commissione, pur sottolineando che gli sconti avevano la capacità di limitare la concorrenza, aveva condotto un esame approfondito della fattispecie, che l’aveva portata a concludere che un concorrente altrettanto efficace avrebbe dovuto praticare prezzi che non sarebbero stati economicamente sostenibili e che, pertanto, la pratica di sconti era atta a escludere dal mercato un concorrente siffatto. Il test AEC “ha quindi rivestito un’importanza reale nella valutazione, da parte della Commissione, della capacità della pratica di cui trattasi di produrre un effetto di esclusione dal mercato dei concorrenti”.

Dopodiche’ la Corte dichiara che il Tribunale “era tenuto ad esaminare tutti gli argomenti formulati da Intel in merito a tale test (come, in particolare, gli errori che la Commissione avrebbe commesso relativamente a tale test), cosa che il Tribunale si e’ astenuto dal fare“. Il rinvio della causa al Tribunale ha lo scopo di permettere la valutazione della capacita’ degli sconti di limitare la concorrenza “alla luce degli argomenti addotti da Intel”.

 

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