InternazionalItalia vuole portare le PMI all’estero

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InternazionalItalia è il consorzio per portare le PMI all'estero
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Nasce InternazionalItalia, consorzio per le Pmi gestito da Università. Scotti (Link Campus University): “Crescono Iimprese del Mezzogiorno presenti all’estero (+62,5%) e Pmi”.

Il brand Italia funziona: fra le parole più ricercate su Google spicca la formula Made in Italy. Per internazionalizzare le Pmi e portarle all’estero, nasce InternazionalItalia. “Oggi gli investimenti diretti delle imprese italiane all’estero valgono oltre 400mld di euro, più del doppio rispetto al 2000, quando l’investimento si attestava a 183mld. Ma c’è ancora tanta strada da fare, specie se si guarda agli altri grandi Paesi Ue”. Lo ha spiegato il presidente della Link Campus University, Vincenzo Scotti. “Secondo l’elaborazione del nostro Osservatorio su base Banca d’Italia – ha commentato il presidente Scotti – è ancora possibile recuperare il terreno perduto perché il ‘brand Italia’ è in grado di dare risposte sorprendenti e soprattutto perché certe aree del Paese, fino a ieri ferme, stanno muovendo passi importanti fuori dal Paese”.

InternazionalItalia è il consorzio per portare le PMI all'estero
InternazionalItalia è il consorzio per portare le PMI all’estero

Finora solo la metà delle PMI sfruttava il Web per promuovere il proprio business, ma progressivamente lo scenario sta mutando. Qualcosa si muove. Lo dimostra la presentazione di Internazionalitalia – il primo consorzio in Italia per l’internazionalizzazione delle PMI che fa capo a un’università. Internazionalitalia è un consorzio fondato dalla Fondazione Link Campus University in partnership con Link Consulting, Sudgest Aid, Consedin e Protec. Primo progetto di questo nuovo hub per il global business è la rete NAGIN (Natural Gas Italian Network) con capofila Enerco Distribuzione Spa, per l’acquisizione attraverso una rete di imprese made in Italy di quote di mercato in aree strategiche ricche di risorse naturali ma carenti in opere infrastrutturali, come Nord Africa, Medio Oriente e l’area del Caspio.

Da uno uno studio curato da Riccardo Cristadoro e Leandro D’Aurizio, basato a partire sull’indagine Invind della Banca d’Italia, e rielaborato dal neonato Osservatorio sulle imprese di Internazionalitalia, emerge che quasi un’impresa manifatturiera su cinque sta attuando strategie di internazionalizzazione. Di queste oltre un quarto (26,6%) proviene dal Nord Est, il 17,7% dal Nord Ovest, il 15,2% dal Centro e solo l’8,6% dal Mezzogiorno. Ma il Sud Italia nell’ultimo anno ha messo il turbo, quasi raddoppiando il numero delle sue imprese internazionalizzate (+62,5%).

Il presidente dell’Università privata romana Scotti ha così concluso: “L’idea di creare per primi un consorzio sul modello anglosassone, ovvero con una base scientifica e una responsabilità giuridica che fanno entrambe capo a un’Università, nasce dalla consapevolezza che gran parte delle imprese non pianificano la propria presenza all’estero perché non hanno sufficienti informazioni sui Paesi destinazione. Questo succede in quattro circostanze su dieci tra le aziende che non internazionalizzano e stiamo parlando in molti casi di aree meno conosciute che sempre più si stanno rivelando mercati emergenti per il nostro made in Italy”. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio condotto da Nicola Ferrigni, il 58,4% delle affiliate italiane all’estero sono presenti nei Paesi avanzati (area Euro, 29,9%; Stati Uniti 8,9%) e ben il 41,6% in aree in via di sviluppo, quali l’Est Europa (14,3%) e i Brics (il Brasile con il 5,4%, la Cina con il 3,5%, l’India con il 2,5% e la Russia con il 2,4%) – dati anno 2011).

Autore: ITespresso
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