Internet è libertà: non facciamo la guerra al Web

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A Roma un convegno a Montecitorio mette in luce i rischi e le opportunità di Internet. L’intervento di Lawrence Lessig, del presidente della Camera Gianfranco Fini, del viceministro Paolo Romani e dei guru della Rete italiana

Fare la guerra a Internet significa fare la guerra ai nostri figli“: non possiamo impedire ai nostri figli di essere creativi, ma se criminalizziamo la tecnologia, rendiamo i nostri figli pirati e clandestini. Con queste parole Lawrence Lessig, il guru delle Creative Commons, ha concluso oggi un importante incontro a Montecitorio, alla presenza del presidente della Camera, Gianfranco Fini (che ha rilanciato la candidatura di Internet al Nobel per la Pace). Con due messaggi su Twitter al secondo, la lectio magistralis di Lessig è stata seguitissima.

Internet non può essere trattata alla stregua di un Telegiornale tradizionale, ma la Rete ha bisogno di normative e regole nuove, non tradotte dalle vecchie e obsolete legislazioni. Internet è un mix di rischi ed opportunità, e l’Italia deve imparare a vedere non solo le minacce, ma anche ad abbracciare le novità.

Il presidente Fini ha illustrato i dati dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione non governativa “Reporters sans frontieres”: “Dal 2008 al 2009 si è registrato un ampliamento allarmante delle restrizioni sulla rete. Sono cresciuti del 62% i paesi colpiti dalla censura, mentre i cyber dissidenti arrestati sono aumentati del 156% (da 59 a 151). Un incremento che si è verificato soprattutto nei paesi a scarsi sviluppo democratico”.
Limitare Internet non dovrebbe essere nell’agenda dei governi, ma al contrario essi dovrebbero rendere Internet più aperta e libera. Internet non è solo un nuovo media o l’e-commerce: ma Internet è lo specchio della società e, come ha sottolineato Franco Bernabè (Ad di Telecom Italia) è uno strumento di organizzazione sociale, come dimostra il successo dei social network (Facebook, Twitter, MySpace eccetera). Internet sa auto-regolarsi, come sapeva essere “resistente ad attacchi nucleari” (alla nascita di ArpaNet).

Internet assomiglia al mercato concorrenziale, con la trasparenza, la diffusività e la perfetta fluidità dell’informazione e la pluralità dei soggetti. L’auto-regolamentazione è dunque la tutela di Internet, un sistema che ha forse un unico limite: e cioè limitare la libertà degli altri. Internet è libertà, ma anche meritocrazia.

Secondo il numero uno di Telecom, circa 19 milioni di italiani frequentano i social network e 15-16 milioni Facebook, almeno 6 ore al giorno: “molto più che in Francia e Germania”.

Lessig: Internet è libertà
Lessig: Internet è libertà

Uno dei pionieri della Rete italiana, Stefano Quintarelli, è intervenuto ponendo l’accento sul “caso Google e ViviDown“. La sentenza ancora non è nota, ma bisogna ricordare che Internet è un “catalizzatore della rivoluzione immateriale” (digitale). Il diritto alla libertà di espressione è fondamentale e il suo impatto sulla società è ancora tutto da valutare sotto il profilo di “velocità, scala, geografia, trasformazione”. Le trasformazioni del digitale sono pervasive, ma resistervi è futile, come dimostra la storia recente del mercato musicale. Il digitale pone problematiche, ma anche opportunità. Nel Regno Unito il 6% dei lavoratori – che si occupa di hi-tech -, produce il 10% del Pil: la produttività è elevatissima. Innovare significa guardare al futuro: chi fa le regole deve guardare in avanti e non nello specchietto retrovisore.

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