Internet2 vuole reinventare il web

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Il consorzio Internet2 è costituito da 202 università che collaborano con industria e governi per sviluppare avanzate tecnologie di networking.

A dieci anni di distanza dal successo e la diffusione di massa, gli architetti della rete sostengono che Internet è molto diverso da come avrebbe dovuto essere nelle intenzioni e lavorano per un sequel. È del 1933 Mosaic, il primo browser per navigare in rete, inventato da Marc Andreessen. In quei primi anni di cyberspazio, pagine in banco e nero e grafica di bassa risoluzione erano la norma. Vedere tutte le generazioni, dai bambini ai nonni, utilizzare Internet con ogni sorta di browser è una conquista fondamentale, commenta Pindar Wong, di Packet Clearing House. Ma aggiunge che il gioco sta per cambiare. Il fatto è che, ai nostri giorni Internet è un organismo immenso. Linfrastruttura che ospita governi, aziende e università è di vasta portata, ma lontana dalla perfezione. Con i suoi filmati a scatto e le sue clessidre eterne, non stupisce che qualcuno abbia soprannominato il world wide web world wide wait. Il consorzio Internet 2 intende ricostruire il cyberspazio di nuovo, questa volta in modo migliore. Secondo Ted Hanss, Direttore di Internet 2, la rete attuale non è progettata per le applicazioni di nuova generazione. È focalizzata su decine di milioni di utenti dial-up, invece che su applicazioni che potrebbe cambiare radicalmente il modo di insegnare e apprendere. La spina dorsale di Internet 2 negli Stai Uniti muove miliardi di bit di dati al secondo, con una velocità 300.000 volte superiore alle connessioni domestiche, sostiene Hanss. Muovendosi a questa velocità, Internet 2 sarebbe in grado di fornire diagnosi mediche a distanza, cartelle mediche dettagliate in un attimo, far assistere a videoconferenze ad alta risoluzione e scaricare applicazioni di realtà virtuale. Secondo i sostenitori del progetto, Internet 2 mostrerà cosa la rete sarebbe in grado di fare nei prossimi 3-5 anni. La sfida è creare un cybersequel che non sia solo unutopia.

Autore: ITespresso
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