Investimenti in Ict, cosa sta cambiando nelle PMI

Management

Alfredo Gatti, partner di NextValue, è da anni un attento osservatore della realtà italiana dell’Ict. Autore del rapporto del mercato del software e servizi in Italia, commissionato da Assintel, analizza il settore delle pmi italiane

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L’ultima fatica di Alfredo Gatti di Nextvalue, commissionata dall’Associazione Nazionale delle Imprese che operano nel settore dell’Information & Communication Technology (Assintel) s’intitola ?Il mercato del Software e Servizi in Italia?. Nella valutazione dei risultati ottenuti Gatti ha dato attenzione anche alla dimensione delle imprese suddividendo i risultati per classi dimensionali con molti paragrafi e grafici dedicati alle PMI. Un fatto incoraggiante che permette di valutare le dinamiche del mercato in maniera più puntuale rispetto ad altre ricerche, ancora avare di interpretazioni specifiche sulle PMI. Sulla base di quei dati, ottenuti nel periodo aprile-giugno 2006, su un campione di 500 aziende (dalle piccole con meno di 50 dipendenti fino a le più grandi con più di 500), gli abbiamo chiesto di parlare, al di là di numeri e percentuali, degli aspetti emergenti che riguardano software e servizi nel mondo delle PMI. Ecco quello che ci ha raccontato.

In generale cosa la colpisce di più in questo Rapporto Assintel rispetto ad altre ricerche del recente passato? Complessivamente si registra una maggiore stabilità dei budget, i valori sono modesti rispetto a quelli d’altri Paesi Nord europei, ma alla domanda ?se ci saranno variazioni nel budget per l’It?? le imprese del campione dicono che rimarranno invariati. Apparentemente non sembra un grande risultato, ma se li paragoniamo alle risposte del passato quando le cose non andavano bene si percepisce una svolta. Nextvalue riscontrava in quel periodo una reale preoccupazione di riduzione degli investimenti nell’ordine del 30 o anche 40%. Nella nostra ricerca fatta per Assintel questa fascia d’aziende è sparita. Mi sembra un segnale confortante.

Non rischia di essere un fatto meramente consolatorio? Se a questo fattore generale aggiungiamo le risposte sulle priorità dell’investimento scopriamo che siamo nell’ordine del 2,5%, una percentuale elevata. Questo significa che siamo solo all’inizio. Le aziende rispondono sempre con prudenza, ma è evidente che c’è una ripresa degli investimenti, soprattutto in alcune aree, ma, ripeto, queste nuove iniziative sono ancora in fase di partenza, non sono progetti consolidati.

Dal punto di vista del software applicativo quali sono state le sorprese più evidenti? Quella più evidente riguarda la crescita del content management, visto in modo disgiunto dalla gestione documentale, anche questo comunque molto considerato. Il 65% del campione dice di avere intenzione d’investire in portali e nei relativi contenuti con l’obiettivo di dare informazioni ai fornitori e ai clienti. C’è un forte interesse a costruire portali e contenuti, quello che colpisce oltre all’intenzione è la priorità che viene data a questi progetti che è la più elevata, un segnale che nel 2007 il mercato si focalizzerà molto in quest’area.

Tra le aree più gettonate del software c’è anche l’ERP. Un dato che stupisce, se non si tiene conto del fatto che sotto questa bandiera si nasconde tutto il mondo delle applicazioni collaterali che estendono il classico gestionale (CRM, BI e via dicendo). E’ effettivamente così o sono cresciute le aziende che sono disponibili a cambiare il loro ERP? L’elevata priorità data a questo tipo software va sicuramente letta come progetti in progressione e non di grandi progetti di trasformazione o installazione di nuovi ERP. Le aziende, oggi, non mettono subito tutto in campo, hanno una visione basata sulla scalabilità della soluzione. Anche se non si parte più con grandi progetti, c’è comunque una forte volontà di procedere per gradi. I progetti sono più diluiti nel tempo, ma da parte del management c’è sempre molta attenzione all’ERP che è il cuore operativo dell’azienda. Non è un caso che la nostra ricerca confermi che la massima priorità a livello di Ict oggi è sulla parte applicativa e non su quello che c’è dietro.

Questo significa che il rinnovamento infrastrutturale comincia a segnare il passo? In questo caso non si può dare una risposta generale, bisogna guardare alle varie tipologie d’impresa. Le banche e le grandi imprese hanno cominciato questo processo, che implica il consolidamento delle infrastrutture, da circa tre anni. Ora, una certa attenzione c’è anche nelle medie imprese e magari fra qualche anno riguarderà anche le piccole imprese. Nelle aziende medie, in ogni caso, è l’aspetto applicativo a trascinare quello infrastrutturale e conta ancora molto l’assiduità con cui gli operatori It propongono percorsi di aggiornamento per arrivare alla migrazione e al consolidamento. Un esempio interessante da noi riguarda l’As/400. Nelle imprese più piccole l’attività d’adeguamento dell’infrastruttura non è così rintracciabile. Questo avviene per vari motivi, che vanno dai sistemi d’ammortamento con tempi diversi, ai cicli di aggiornamento più lunghi. Spesso l’elemento base del rinnovamento è il client o i piccoli server da mettere su server più grandi o in box blade.

In questo contesto di cauta ripresa ci sono nuove aree d’interesse? Sì, ci sono due o tre temi dove è cresciuta la consapevolezza e ci riferiamo alla sicurezza, al middleware e al system e network management. Questi temi danno molti spunti e sono molto trattati, direi che sono diventati quotidiani per tutte le aziende, indipendentemente dalle dimensioni. Nella fascia delle medie imprese è cresciuta l’attenzione verso la virtualizzazione delle strutture per ottimizzare la gestione dello storage delle e-mail e in genere dei processi di Information lifecycle management.

I servizi hanno sofferto negli ultimi anni, qui cosa sta cambiando in positivo? Il servizio per fortuna non viene più visto come qualcosa a se stante, ma è legato al progetto o alla soluzione. La cosa più positiva sta nel fatto che tutti, forse, si rendono conto del ruolo della consulenza organizzativa e di processo. Ormai anche nelle PMI c’è necessità di guardare ai processi aziendali e quindi di rivolgersi a consulenti, non si tratta per forza di società di consulenza o di importanti professionisti, spesso se l’azienda è piccola il ruolo viene svolto dal fornitore del software a cui si chiede anche di interpretare i processi aziendali in funzione della soluzione da installare. C’è anche una novità di tendenza che è quella di continuare a esternalizzare i servizi, ma sempre con l’idea di matenere le competenze per i processi di livello più alto. Si mandano fuori invece processi a basso valore per l’impresa: servizi di sviluppo, application management e via dicendo. In pratica si va verso l’idea dei servizi come commodity. Questo fatto è dovuto anche ai prezzi molto bassi che si pagano per certi servizi, ma si può dire che nelle aziende c’è ancora un dibattito molto aperto su cosa fare in casa e cosa dare all’esterno e questo avviene in modo concreto e realistico, non solo nelle imprese medio grandi.

Gli imprenditori delle PMI ancora non sono molto disponibili a i nvestire in Ict come avviene in altri Paesi europei, dalla ricerca cosa emerge in proposito? Purtroppo non abbiamo un riscontro diretto sugli imprenditori perché il rapporto è rivolto ai responsabili It, ma in futuro dovremo estendere la ricerca anche a questi soggetti. Personalmente ritengo che l’imprenditore della PMI veda il problema dell’Ict come meno determinante di altri temi che lo coinvolgono di più. Dall’Ict si aspetterebbero servizi con ritmi misurabili, ma questo non viene quasi mai fatto. La vera novità sarebbe nel portare l’Ict allo stesso livello di altri asset aziendali, con un servizio misurabile e connaturato al ritorno degli investimenti. Le esperienze in questo senso sono poche e c’è ancora molta strada da fare per dare all’imprenditore una precisa valutazione dei benefici economici che derivano dagli investimenti nei progetti Ict.

Autore: ITespresso
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