IP Divide? Quali Internet Provider sono già pronti per Ipv6 in Italia

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Molti Isp italiani preferiscono la sostituzione progressiva di Ipv4 in Ipv6, e prevedono connettività IPv6 solo per l’utenta business, ma solo su richiesta. Altri sono già pronti. Ecco cosa significa per la Rete italiana

L’Italia è pronta per Ipv6? Ieri sono finiti i pool di indirizzi Ipv4. La scorta di indirizzi è ufficialmente terminata il 3 febbraio. Ad oggi solo 27 operatori italiani sono pronti al passaggio a Ipv6. Tiscali afferma di essere già pronta da anni, mente Telecom Italia e Fastweb sono più propense a un passaggio graduale, che potrebbe durare da 12-18 mesi, nel corso del quale il protocollo IPv6 rimpiazzerà piano piano quello di IPv4.

Ogni Pc, smartphone e server Web necessita di un indirizzo Ip (e cioè di una stringa di numeri che identifica ogni singolo dispositivo) per potersi collegare alla Rete. In Italia i LIR a 4 stelle sono 27 su un totale di 446. I LIR sono i Local Internet Registry, e cioé gli operatori di Tlc, internet service provider, content provider, reti della ricerca, grandi enterprise, internet exchange: si tratta di Isp ed operatori che sfrurttano e mettono a disposizione dei loro utenti indirizzi IPv6, sia usandoli che propagandoli correttamente nella rete. A fotografare lo stato delle cose (usando il sistema delle stelle come per gli hotel) è il RIPE (Regional Internet Registry europeo).

In Italia il 77% del totale dei LIR è sprovvisto perfino di una stella, e cioè non si è preoccupato di richiedere perfino indirizzi IPv6. I 27 a 4 stelle sono sul sito di RIPE: tra essi spicca l’assenza di tutti i principali operatori sia fissi che mobili. L’Italia rischia di restare al palo? Tutta al palo no, ma a subire un IP Divide tra utenza business e utenza consumer, il passo è breve. Vediamo perché, esaminando i casi Telecom e Fastweb, per quanto ci è dato sapere (ovviamente plubbicherò le repliche ed eventuali precisazione degli operatori, se perverranno in redazione).
Telecom Italia ammette che esiste un’incompatibilità tra i protocolli IPv4 ed IPv6 a causa del diverso formato dei pacchetti, ma per ora si preoccupa solo della clientela di fascia enterprise.

 

Telecom Italia infatti sta testando da anni il protocollo IPv6, ed ha già interconnesso la propria rete al backbone IPv6, ma ha optato per un’introduzione graduale di IPv6 nella propria rete. Telecom Italia, quindi, offre connettività IPv6 solo su richiesta all’utenza business, mentre instrada la propria clientela consumer su protocollo Ipv4.

Passiamo a Fastweb. Anche l’Isp della banda ultra larga, pioniere della fibra ottica, sta migrando ad IPv6, ma senza fretta. Fastweb preferisce una migrazione progressiva, aspettando anche il supporto da parte di chi offre servizi eccetera. Per tutto il 2011 Fastweb offrirà connettività IPv6 esclusivamente ai clienti business. Poi anche gli utenti consumer passeranno a IPv6.

Insomma, i principali Isp italiani sono convinti che l’aggiornamento della rete debba avvenire con l’impatto inferiore possibile sulla utenza finale, ma in tempi tutti da verificare.

Di fatto già da oggi abbiamo in Italia per la prima volta aree di Internet che non si parlano fra loro, non sussistendo più la condivisione del protocollo. Da una parte accessi VIP, dall’altro accessi Consumer. A rischio è la neutralità della Rete? Dipenderà da come sarà gestito questo passaggio. Altrimenti solo alcuni privilegiati potranno raggiungere tutti e avranno accesso alla totalità dei siti visitabili, mentre altri potranno visitarne solo una parte.

In tutta Europa la migrazione all’IPv6 sta andando a rilento rispetto ad Asia e America. Quali sono i rischi? Il rischio è che dispositivi elettronici differenti debbano condividere uno stesso indirizzo internet, creando conflitti nella navigazione. Secondo l’ultima indagine condotta da Arbor Networks cinque mesi fa, solo una frazione di un decimo dell’1% di tutto il traffico internet usava IPv6, “decisamente sotto la soglia che potevamo misurare”. “La future crescita e l’innovazione su Internet sono ora dipendenti dalla diffusione di IPv6ha detto il managing director di RIPE,  Axel Pawlik, che ha concluso:“è vitale che provider, organizzazioni, governi e tutti gli altri azionisti di Internet comincino ad adottare IPv6“.

Dopo il Digital, il Cultural e il Bandwith Divide, l’Italia sperimenterà dunque l’iP Divide? Vedremo. L’appuntamento è per il World Ipv6 Day, fissato l’8 giugno.

Autore: ITespresso
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