Istat: Giovani senza Pc, libri né ascensore sociale

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Nonostante Facebook e social network, il Digital e cultural divide sono fenomeni giovanili: secondo l’Istat, iniziano sui banchi di scuola. Si salvano i figli dei laureati

Nel 2009 della recessione, mentre l’Asia non smetteva di correre, l’Italia è indietro e arranca sul terreno dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Ma soprattutto a non tenere il passo con il “nuovo che avanza” sono i giovani, coloro attraverso cui le nuove tecnologie dovrebbero fare lèva per far crescere il paese. Ebbene la fotografia dell’Istat è impietosa: giovani che non leggono e senza Pc. Nell’anno 2009, in pieno XXI secolo, superano l’1,7 milioni i giovani (pari al 18,4%) che, compresi fra i 15 e i 29 anni, non utilizzano il computer. Inoltre il 43,6% non legge: dunque non sono luddisti per principio (analfabeti telematici ed informatici), ma non amano affatto neanche la cultura cartacea tradizionale. Invece, in sintonia con il mondo digitale della globalizzazione, sono i figli di laureati. Il Rapporto Istat punta il dito contro la scuola, dove i livelli di competenza degli studenti italiani sono bassi. Ben sotto i valori medi dell’Ocse.

“I risultati scolastici sono correlati all’estrazione sociale della famiglia di origine. Quelli meno soddisfacenti, infatti, si riscontrano più spesso nelle famiglie operaie (36,5 per cento) e in quelle in cui la persona di riferimento è un lavoratore in proprio (42,5 per cento)” mette a fuoco con la lucidità dei numeri il Rapporto Istat.

Né la scuola né le nuove tecnologie promuovono l’ascensore sociale fra i giovani. Leggono i figli di genitori di lettori con biblioteca casalinga. Legge il 41,3% fra i figli di 15-29 anni con 50 libri in casa, ma soprattutto legge il 73,4% di chi possiede più di 200 libri. “Anche il livello di istruzione dei genitori influenza la propensione alla lettura dei figli: la quota dei figli che ha letto almeno un libro è pari al 55,1 per cento e cresce fino al 72,7, qualora almeno un genitore risulti laureato. Il valore si dimezza tra i figli con genitori che possiedono al massimo la licenza elementare”. Vediamola a seconda della professione dei genitori: “Legge il 70,7 per cento dei ragazzi che vivono in famiglie nelle quali il capofamiglia è dirigente, imprenditore o libero professionista, mentre nelle familie operaie la quota di figli lettori si attesta al 45,7 per cento”.

L’abbandono scolastico è poi una piaga del Sud Italia, ma gli “early school leavers (giovani di 18-24 anni che hanno abbandonato gli studi senza aver conseguito un diploma di scuola superiore) pari al 19,2 per cento nel 2009, oltre quattro punti percentuali in più della media Ue e nove punti al di sopra del valore fissato dalla strategia di Lisbona“. L’indagine Pisa promossa dall’Ocse boccia gli studenti italiani nelle competenze in lettura, matematica e scienze. La carenza nella formazione riguarda anche gli adulti e le aziende.

Mentre la crisi economica riporta le lancette dell’orologio del Pil reale dell’economia italiana indietro di nove anni (a fine 2009 é tornato sullo stesso livello dell’ultimo trimestre del 2000), l’istantanea scattata dall’Istat mostra tutte le contraddizioni e le rughe di un’Italia fanalino di coda nel digitale.

Istat 2009
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Autore: ITespresso
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