It, l’Italia sprofonda al 25esimo posto, dietro l’Estonia

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L’Italia è ancora fanalino di coda: Economist Intelligence Unit boccia il paese, perché non favorisce un ambiente di sviluppo positivo all’Information technology

In Italia ogni 100 abitanti ci sono 37 computer, 18 connessioni a banda larga e 54 connessioni alla rete. Troppo poco: sotto la media europea.

L’Italia sprofonda dal 23esimo al 25esimo posto nella “classifica”, redatta dall’editore della rivista Economist, delle economie che forniscono

all’Information technology un ambiente di sviluppo più proficuo

.

L’Economist Intelligence Unit attribusce all’Italia un poco lusinghiero 25esimo posto nell’indice globale di competitività IT del 2008.

La ricerca è stata commissionata all’Eiu dalla Business Software Alliance, l’organizzazione globale che raggruppa aziende come Apple e Microsoft e che promuove la cultura informatica e la lotta alla pirateria.

Nella classifica gli Usa sono primi con 74,6 punti, seguiti da Taiwan con 69,2 punti: Asia ed Europa stanno acquistando competitività.

In Europa, Regno Unito (67,2 punti), Svezia (66) e Danimarca (65,2) occupano rispettivamente il terzo, quarto e quinto posto.

Meglio dell’Italia fanno anche, in ordine decrescente: Canada, Australia, Corea del Sud, Singapore, Olanda, Svizzera, Giappone, Finlandia, Norvegia. Irlanda, Israele, Nuova Zelanda, Austria, Germania, Francia, Hong Kong, Belgio, Spagna ed Estonia.

A minare la competitività italiana sono i soliti problemi: la debolezza dell’efficacia governativa, del funzionamento del mercato del lavoro, l’incertezza legale e normativa e l’assenza di competitività nei servizi.

Con 700.000 avoratori del comparto IT, l’Italia è 17esima in classifica, due posizioni più avanti rispetto al 2007.

L’Italia è settima per spesa in Europa e 24esima nel mondo, con 55 dollari spesi in ricerca e sviluppo, ogni 100 persone.

E’ assai difficile che una nazione possa sperare di costruire un solido settore IT senza contare su altrettanto solide basi date dall’ambiente legale ed economico complessivo, dai bacini di risorse umane specializzate, dal sostegno offerto all’innovazione, e infine al pervasivo impiego della tecnologia in tutti gli aspetti della vita sociale“, conclude Denis McCauley, direttore Global Technology Research dell’Eiu.

L’Italia è poi fanalino di coda anche nelle classifiche sul broad band.

In uno studio, pubblicato ieri, dall’università di Oxford e di Oviedo e sponsorizzato da Cisco Systems, sulle migliori connessioni, Svezia e Olanda risultavano al top, mentre paesi industrializzati come la Gran Bretagna, l’Italia, la Spagna e l’Australia sono risultati fuori dalla top ten, a causa di connessioni troppo lente per permettere un utilizzare bene alcune applicazioni come lo streaming di filmati da YouTube.com, le c hat video o i programmi di condivisione di file.

L’Italia viene battuta anche da Lettonia, la Slovenia e la Lituania. Sembra ormai una bocciatura senza appello.

Autore: ITespresso
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