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Il Digital Divide sotto la lente della Corte dei Conti

Nelle aree depresse scarseggiano le infrastrutture della banda larga: ecco come mai

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La diffusione delle infrastrutture della banda larga nelle aree depresse è scarsa. Lo afferma la Corte dei Conti.
In questi giorni i dati di Telecom Italia, della Ue e il bando WiMax avevano messo le ali a un certo ottimismo: sembrava che l'Italia, dopo anni di storici ritardi, potesse quasi voltare pagina e dire addio al divario digitale.
Ma la Corte dei Conti ci riporta coi piedi per terra: nelle aree depresse il digital Divide c'è, eccome. Ed ecco come mai.
Nella fase realizzativa, si sono riscontrati aspetti di criticità: lievi scostamenti dei chilometraggi di rete realizzati rispetto a quelli preventivati, un indice di copertura della banda larga nelle aree comunali non alto (23%) e così nelle centrali telefoniche (20%) alla data del 31 dicembre 2006, inoltre sono stati affidati incarichi di consulenza senza l'indicazione dei criteri di scelta.
Il Ministero delle Comunicazioni non è esente da critiche: scarsa capacita' di pagamenti con ingente accumulo di residui sul cap. 7230, gestito dal Ministero; carente formulazione dell'accordo di programma stipulato con la società Infratel Italia spa, societa' di scopo della societa' Sviluppo Italia, riguardo ai criteri di affidamento a terzi della gestione delle opere realizzate e della conseguente distribuzione degli utili.
Se la banda larga in Italia latita in certe aree, i motivi ci sono. E la Corte dei Conti non fa sconti a nessuno: li elenca uno ad uno.

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