Italia e Ict, tra crisi e crescita

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Nella classifica annuale Ict del World Economic Forum il Bel Paese precipita al 45° posto, mentre aumentano pubblicità e utenti Web

L’Italia è al 45° posto sulle capacità di utilizzo delle nuove tecnologie d’informazione e comunicazione nella classifica annuale del World Economic Forum (Wef) e perde 17 posizioni rispetto all’anno passato. Un tonfo che colloca la nostra nazione a metà classifica preceduta da tutte le grandi nazioni industrializzate e superata da nazioni come la Tunisia o il Sudafrica. Il dato negativo si spiega per le lungaggini burocratiche e la mancanza d’investimenti in ricerca. “Un ingombrante clima regolatorio – spiega il testo del Global information technology Report -, un’infrastruttura relativamente povera e carenze in aree quali la qualità del sistema scolastico, i bassi livelli di collaborazione tra settore industriale e accademico, sono tra i principali fattori della perdita di posizione dell’Italia”.

Per fortuna arrivano buone notizie dal Rapporto Isimm ((Istituto per lo studio dell’innovazione nei media e per la multimedialità) che segnala come a usare il Web siano ormai quasi trenta milioni di italiani e entro il 2005 le connessioni a banda larga toccheranno quota 4 milioni e 700mila e, come se non bastasse, il 49% degli utenti Internet sarebbe disposto a pagare l’informazione on line, una percentuale che sale al 78% se si affiancano incentivi come l’accesso all’Adsl. In ascesa anche il mercato pubblicitario on line. Secondo l’associazione delle aziende che investono in pubblicità (Upa), nel 2004 l’incremento è dell’11% e per il 2005 le stime propendono per un brillante +17,6%.

Autore: ITespresso
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