Italia in ritardo rispetto all’Europa

Management

Ennio Lucarelli, presidente di Aitech-Assinform, commenta i dati rilasciati oggi dall’Associazione, senza nascondere che il mercato sta vivendo una fase troppo riflessiva per essere competitivo

Il quadro che emerge dal rapporto Assinform, anticipato stamattina a Milano, non è incoraggiante. La parola crisi del settore ritorna. “La stagnazione generale della domanda di innovazione è alla base della crisi di mercato che stanno vivendo i settori dell’informatica e delle telecomunicazione in Italia. Resta un profonda preoccupazione anche perchè il trend mondiale è in crescita, mentre quello italiano è riflessivo” sottolinea in apertura Ennio Lucarelli, presidente di Aitech-Assinform, l’associazione di Confindustria che riunisce le principali aziende che lavorano nel nostro mercato. E’ una crisi che ci posiziona ultimi tra i vari paesi. Se il mercato mondiale dell’Ict cresce del 6,1%, grazie anche all’informatica che per la prima volta si allinea alla crescita delle telecomunicazioni, l’Italia mostra un andamento completamente diverso pur crescendo del 2,3%: cresce meno della media europea (4,4%), esprime un ritardo preoccupante che si è andato via via accumulando negli ultimi tre anni, il gap tra Tlc e It rimane alto e l’It continua a soffrire. “Scarsa è la propensione all’acquisto delle piccole imprese, va meglio quella delle medie e delle grandi aziende pur restando inferiore rispetto alle potenzialit?, positiva invece è la domanda delle famiglie che traina il consumer (+ 6,3%) – precisa Luccarelli -. Non si può nascondere che i malati cronici continuano ad essere la piccola impresa e la Pubblica amministrazione centrale, che non investono in It, mentre più dinamica è la Pa locale”. E se si dà uno sguardo alla classifica della crescita del mercato It nei principali paesi mondiali la posizione dell’Italia allarma: ultima, con +0,9%, mentre tutti i Paesi europei crescono attorno al 3% (eccezion fatta per la Spagna, + 6%), gli Usa del 5% (nonostante sia già il paese con maggiore penetrazione It), la Cina del 20% (Cina che nel 2005 è diventata il primo paese esportatore di Ict e il terzo paese importatore, il che significa che non solo fabbrica ma consuma tecnologia). Se nel mercato delle telecomunicazioni le cose vanno meglio, con un + 3% contro il 5% europeo, la crescita è sostenuta non solo dai servizi di fonia mobile, ma dalle tlc fisse che ritornano a crescere, come gli investimenti in apparati e la domanda di connessioni per reti fisse e mobili. Ultimi numeri: in Italia ci sono 7,5 milioni di connessioni a banda larga (cresciute del 52,4% lo scorso anno) e 44 milioni di utenti di cellulari con una linea e mezza per persona (sono 72 milioni le linee attive). “Il consumer è più innovativo del mondo business e le famiglie stanno dando delle buone indicazione sul futuro della nuova economia digitale verso la quale si sta indirizzando il mercato mondiale – precisa Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting che ha presentato i dati nel dettaglio – ma manca il coraggio di innovare da parte delle imprese. Si aggrava il doppio ritardo dell’Italia nel 2005, tuttavia se guardiamo fuori da nostro paese esiste un mondo nuovo che comincia a penetrare anche in Italia che sta cambiando radicalmente il mercato. Sapremo cogliere le opportunità o vedremo solo le minacce?”. Di’ la tua su Blog Cafè: Chi va piano non va lontano

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