In Italia Internet è il secondo mezzo pubblicitario dopo la Tv

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Le aziende che investono nel Web sono il 22%, più di quelle che investono nella televisione (3,5%) e nella radio (5,1%). Ma ciò non giustifica la Web Tax: l’Italia rischia una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea

L’advertising online è cresciuto del 1.000% dal 2009 ad oggi, mentre quellatradizionale registrava un declino. Le aziende che investono nel Web sono il 22%, più di quelle che investono nella televisione (3,5%) e nella radio (5,1%). In Internet è il secondo mezzo pubblicitario in Italia dopo la televisione. Gli investimenti in web marketing sono aumentati del 47%. Nel 2011, le imprese italiane hanno investito circa 3 miliardi in comunicazione online fra pubblicità online (52,1%) e web marketing (47,9%). Questi dati emergono da uno studio redatto dagli uffici della Camera dei Deputati, per giustificare il via libera della commissione Bilancio della Camera a un emendamento alla legge di Stabilità che introduce l’aberrante web tax: “I soggetti passivi che intendano acquistare servizi online sia come commercio elettronico diretto che indiretto, anche attraverso centri media e operatori terzi – si legge nel testo dell’emendamento riportato dall’Agi – sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva italiana“. Ma la Web Tax non solo è ingiustificabile, ma è anche mal congegnata, tanto da far rischiare al Paese una procedura d’infrazione, secondo Forbes.

La proposta di modifica stabilisce infatti che “gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca (altrimenti detti servizi di search advertising) visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito o la fruizione di un servizio on line attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti (editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario) titolari di partita Iva italiana”. La disposizione si applica anche “nel caso in cui l’operazione di compravendita sia stata efefttuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti”.

L’emendamento sulla Google Tax prevede che il pagamento degli acquisti di servizi e campagne pubblicitarie online deve essere effettuato dal soggetto che ha acquistato servizi o campagne pubblciitarie on line tramite bonifico bancario o postale o con altri strumenti che consentano la piena tracciabilita’ delle operazioni e idonei a veicolare la partita Iva del beneficiario.

La pubblicità, editoria, giochi (poker eccetera) e l’e-commerce, compreso il turismo 2.0, sono settori in cui operano i colossi stranieri che però hanno la domiciliazione in Paesi con regimi fiscale agevolati come l’Irlanda.

Nell’e-commerce da siti italiani il fatturato del 2012 ha sfiorato i 9 miliardi di euro, mentre gli italiani hanno speso gli 11 miliardi di euro nel 2012.

Ma se l’Italia, fra l’altro contravvenendo ai trattati e alle normative Ue sui princìpi del mercato unico e della libera circolazione dei servizi, legasse i contenuti digitali e pubblicitari che girano sul web soltanto alle aziende che hanno partita IVA in Italia, causerebbe la marginalizzazione dell’Italia nell’economia digitale. L’American Chamber of Commerce in Italia, che rappresenta 200 Camere di commercio statunitensi, chiederebbe di aprire una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea a carico dell’Italia.

Per tassare i volumi di vendita realizzati in Italia dalle big del web come Google, Amazon, Facebook e Apple – come auspicato dall’OCSE – bisogna agire di concerto con tutta l’Unione europea, senza violare i trattati e le normative UE.

La Web Tax, così com’è stata architettata, avrebbe il solo scopo di disincentivare gli investimenti esteri nella Rete italiana. In un Paese, dove già le incertezze politico-istituzionali e una Giustizia che non funziona, già sono ostacoli per attrarre capitali esteri in Italia, la Web Tax non è la risposta giusta, anche se la domanda è corretta e legittima.

Internet è il secondo mezzo pubblicitario dopo la Tv
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Autore: ITespresso
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