Italia Start-up debutterà a maggio a Venezia

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L’Italia scommette sulle start-up per innovare. I punti di forza di Italia Start-up

Da una costola della task force per l’Agenda digitale, nasce Italia Start-up. Italia Start-up debutterà a maggio a Venezia. Il ministro Corrado Passera, in attesa di Digitalia entro giugno, vuole realizzare un pacchetto di misure (amministrative, fiscali, di semplificazione, di credito d’imposta, incentivi e sostegno all’internazionalizzazione) per promuovere la creazione di start-up. Oggi l’economia digitale in Italia pesa il 4% sul Pil, ma questo dato misura il gap con il resto del mondo. In Italia l’uso di Internet è ancora limitato al 50% della popolazione (68% la media Ue27), la pratica dell’ e-Government riguarda non più dell’8% (21% Ue27) e quella dell’e-commerce il 15% (43% Ue27). Anche dal lato delle imprese, c’è un divario: solo il 4% delle imprese italiane vende direttamente online a fronte di una media Ue27 del 12%.

Italia Start-up si presenta come una piattaforma che spazia dalla Fondazione H-Farm di Riccardo Donadon all’incubatore Netvalue, dall’acceleratore Nana Bianca di Paolo Barberis (già fondatore di Dada) al parco scientifico e tecnologico ComoNExT, Eikon (di Enrico Pozzi) ed Eim. Coinvolti nella task force sono anche: Mario Mariani (ex ad di Tiscali, oggi responsabile di NetValue), Massimiliano Magrini (ex country manager di Google, oggi venture capitalist con Annapurna), Andrea Di Camillo (Principia), Selene Biffi (Young Global Leader al WEF nel 2009), Annibale D’Elia (acceleratore Bollenti Spiriti), Giuseppe Ragusa (economista Luiss), Giorgio Carcano (presidente ComoNExT), Luca De Biase (ex direttore di Nòva), Donatella Solda-Kutzmann (consulente del ministro dell’Istruzione).

Pur legata al pacchetto Digitalia, Italia Start-up precisa di essere “ una piattaforma indipendente che nasce dall’aggregazione di soggetti privati già operativi nel campo dell’innovazione, del digitale e dell’imprenditoria”.

L’Agenda Digitale può diventare un volano della crescita: nei prossimi tre anni lo sviluppo dell’economia digitale può portare a un aumento di Pil del 4-5%.Internet cambia l’Italia” è racchiuso in questo slogan, il senso del primo Italian Digital Agenda Annual Forum tenutosi oggi a Roma, con cui Confindustria Digitale, la nuova Federazione delle imprese dell’Ict, ha voluto chiamare a confronto il Governo sulla grande opportunità che lo sviluppo dell’economia digitale rappresenta per rilanciare la crescita e modernizzare il Paese. All’incontro, oltre al presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi, sono intervenuti  Neelie Kroes, commissaria europea con delega all’Agenda Digitale, i ministri dello Sviluppo economico Corrado Passera e dell’Istruzione Francesco Profumo, responsabili della Cabina di regia, Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, Riccardo Donadon fondatore di H-Farm Ventures, Carlo Maccari assessore alla digitalizzazione della Regione Lombardi, Marco Polillo presidente di Confindustria Cultura Italia e il sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Le imprese italiane dell’Ict offrono la piena collaborazione al Governo perchè l’Agenda Digitale diventi un grande progetto nazionale in grado di aprire il Paese a un nuovo ciclo economico – ha affermato il presidente di Confindustria Digitale, che ha recentemente presentato un piano al Governo per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda digitale europea entro il 2015. “ Il completo switch off verso il digitale della Pa – ha spiegato Parisipuò contribuire all’azione di spending review, riducendo finalmente la spesa pubblica annua in modo strutturale e recuperando risorse per oltre 56 miliardi di euro. La maggior disponibilità di servizi pubblici e privati on line consentirebbe un risparmio di circa 2.000 euro l’anno a famiglia. Se le imprese italiane raddoppiassero gli investimenti in Ict, si avrebbe una crescita della produttività  tra il 5 e il 10% , mentre se aumentassero solo dell’1% il loro fatturato estero attraverso le vendite on-line, le nostre esportazioni totali aumenterebbero dell’8% pareggiando il saldo import-export di beni e servizi. Se dunque, come sta accadendo nei principali paesi, lo sviluppo dell’Internet economy diventerà anche da noi il centro delle politiche per la crescita, il contributo all’aumento del Pil potrebbe essere dell’ordine del 4-5% nei prossimi tre anni”.

Negli USA i Big dell’IT come Google, IBM, Facebook, Microsoft, e Apple fanno a gara per acquisire le startup più promettenti: Instagram comprata da Facebook per un miliardo di dollari è solo l’ultima in ordine di tempo. Chissà che un giorno, anche l’Italia non inventi start-up promettenti, da essere contese sul mercato globale.

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