Startup Italia denuncia lo scippo di fondi in Parlamento

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La legge per il credito d’imposta alle piattaforme digitali di opere d’ingegno è stata cambiata in Parlamento, dirottando i fondi alla carta stampata. La denuncia di Startup Italia

Startup Italia parla di “colpo di mano in Parlamento: cambiata la legge per il credito d’imposta alle piattaforme digitali di opere d’ingegno“. I fondi sarebbero stati dirottati alla carta stampata, scippandoli alle startup. “Un emendamento del governo ha trasferito i fondi destinati al credito d’imposta per l’offerta digitale delle opere di ingegno all’industria dei giornali stampati. Il comma che sancisce questo cambio di rotta è il 27-undicies che recita: ‘Sono abrogati i commi 1, 2 e 3 dell’articolo 11-bis del decreto legge 18 ottobre 2012 n.179″. I commi 1, 2 e 3 fanno riferimento al credito d’imposta, il decreto legge è quello della Crescita 2.0, dell’Agenda Digitale’” denuncia Startup Italia, che racconta che “era previsto un credito pari al 25% dei costi sostenuti dalle “piattaforme telematiche” che distribuiscono, vendono e noleggiano “opere dell’ingegno digitali”. La copertura di tali risorse era legata ad un prelievo erariale unico sui giochi, cioè le slot machine. Il decreto che stabiliva questo prelievo non è mai entrato in vigore, ma la legge di stabilità prevedeva un aumento dello 0.5% di tale prelievo. Sarebbe stato sufficiente l’ammontare derivante dall’aumento? Sì, ma si è preferito dirottarlo altrove.Tutte le informazioni su questo colpo di mano le trovate spiegate su Agenda Digitale.

L’appello si conclude con la testimonianza di Claudio Erba e di Docebo, startup che era stata ammessa al credito: “Abbiamo solo due alternative, una di questa è combattere. Serve una alleanza tra Imprenditori del Digital, Venture Capital, Private Equity, Advisor, Incubatori, Operatori, Giornalisti, Influencer, Docenti universitari che inizi ad organizzarsi e inizi a convincere i membri delle commissioni che i testi delle leggi è meglio che li scriviamo noi, che le poche volte che l’abbiamo fatto l’abbiamo fatto pure bene“.

Tutto ciò accade mentre in Italia l’Agenda Digitale accumula ritardi su ritardi. Perfino l’Agcom ammette che i ritardi sono non solo infrastrutturali, ma soprattutto culturali: solo il 40% italiani si informa sul web, sotto la media Ue. L’Italia permane terz’ultima tra i Paesi Ue per copertura della banda larga. Su 55 adempimenti dell’Agenda Digitale previsti attraverso vari decreti emanati nel 2012 e nel 2013, solo 17 sono stati adottati e ben 21 sono già scaduti. Eppure, secondo Francesco Caio, i risparmi apportati dall’Agenda digitale ammonterebbero a 30-35 miliardi di euro.

A luglio, a Venezia, si terrà l’assemblea per l’Agenda Digitale europea.

Autore: ITespresso
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