Kaspersky Lab e Doxa, gli italiani e la privacy… Un buon rapporto

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Una ricerca commissionata a Doxa da Kaspersky Lab evidenzia il comportamento degli italiani in relazione al tema privacy e social media. Risultati confortanti, con qualche leggerezza di troppo

Kaspersky ha commissionato a Doxa una ricerca per valutare il livello di attenzione degli italiani rispetto al tema della privacy online, in relazione all’utilizzo dei social e delle immagini che si pubblicano online. I risultati dicono che da questo punto di vista non siamo poi un popolo di sprovveduti. E’ vero che la ricerca Doxa è stata effettuata su un campione di mille utenti , tra i 18 e i 64 anni, uomini e donne di tutte le regioni del Paese; e quindi la sua rappresentatività dipende dai criteri specifici, ma è comunque possibile almeno farsi un’idea di insieme.

Kaspersky Lab e la Privacy - La ricerca condotta con Doxa
Kaspersky Lab e la Privacy – La ricerca condotta con Doxa

Innanzitutto il 64 percento degli intervistati è abituato a fare sapere sui social dove va e più della metà si geolocalizza. E’ forse l’informazione più preziosa, questa, e si dovrebbe condividerla con più attenzione.

Anche perché a qualcuno è proprio capitato di essere scoperto dove non doveva essere (17 percento del campione, con una distribuzione per età del 37 percento nella fascia più giovane tra i 18 e i 24 anni).

Desta tuttavia stupore anche sapere che oltre il 20 percento del campione, quando va in vacanza sarebbe molto contento di lasciare a casa il proprio cellulare, mentre circa il 58 percento non lo farebbe mai e quasi il 20 lo vivrebbe come una rinuncia importante.

Invece per quanto riguarda i selfie, gli italiani sembrerebbero in un certo senso abbastanza educati. Sono autodichiarazioni, ovviamente, ma la metà afferma di prestare attenzione a non riprendere gli altri, e più di un italiano su tre starebbe attento a non comparire nei selfie altrui, mentre solo un terzo non ci fa proprio caso.

Svela invece il cambio generazionale la variazione nei comportamenti tra giovani e meno giovani. I giovani tra 18 e i 24 anni infatti quando ricevono la segnalazione di essere stati taggati verificano la foto nel 96 percento dei casi, mentre i più anziani solo l’81 percento, lo fanno più spesso le donne degli uomini (91% contro 85 percento). Anche l’abitudine a taggare o meno le persone sui social può essere motivo di problemi. Con il 20 percento degli intervistati che racconta di avere litigato per una foto taggata di troppo, e i giovani che risultano essere sempre campioni di classifica per disinvoltura.

La buona notizia che emerge dalla ricerca è che gli italiani, il 93 percento del campione, si è abituato a verificare le impostazioni della privacy sui vari account, anche se magari poi tiene uno o più comportamenti imprudenti o disinvolti.

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